Federmanager e Federacciai: ex Ilva, ora ripartire

 

Le due associazioni chiedono che si vada avanti con il piano industriale del Governo dopo la sentenza del Consiglio di Stato
pubblicato il 24 Giugno 2021, 17:58
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Dopo che il Consiglio di Stato ha annullato ieri la sentenza del Tar di Lecce e l’ordinanza del sindaco di Taranto di chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva, Federmanager lancia un appello al Governo e a tutte istituzioni coinvolte per l’immediato pieno rilancio della produzione in condizioni di sicurezza.

“Acciaierie d’Italia, la nuova società nata tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, può finalmente dare attuazione al piano industriale ambientalmente sostenibile annunciato dai ministeri competenti – sottolinea il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla -. Non possiamo temporeggiare: ci sono oltre 2 miliardi di euro da investire per il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto e un intervento concreto di transizione ecologica che propone un ciclo combinato della produzione tra altoforni, magari alimentati a gas, ed elettrico, l’unica soluzione percorribile in tempi brevi”.

“La fabbrica ora può essere gradualmente portata nelle migliori condizioni per rispettare tutte le prescrizioni ambientali, con l’adozione delle più opportune tecnologie ed a tutela della salute delle persone, per rilanciare la competitività dell’acciaio italiano”, ricorda il presidente Cuzzilla.

“Ma la riconversione del sito siderurgico si può realizzare solo recuperando un clima sociale di concordia e puntando sulle risorse manageriali qualificate di cui il Gruppo dispone e che sono in grado di guidare il processo di rilancio della produzione nelle migliori condizioni possibili”, spiega il presidente Cuzzilla, che aggiunge: “Per raggiungere tale obiettivo però è necessario ripristinare anche quegli strumenti, come lo scudo penale, necessari per garantire una adeguata tutela a chi esercita ruoli di grande responsabilità e che servono proprio a distinguere le responsabilità di gestione da quelle di altra natura, non certo per coprire comportamenti illegali o scorretti”.

“È il momento di riattivare un confronto serio e costruttivo sul futuro dell’ex Ilva, che tenga conto di tutte le implicazioni occupazionali, ambientali e di competitività. Senza intenti detrattori e riconoscendo il ruolo che il management del Gruppo svolge da sempre con serietà e grande responsabilità”, avverte il presidente di Federmanager Taranto, Michele Conte.

Secondo il presidente di Federmanager Puglia, Pietro Conversano, “persiste una forte pressione generale sulle vicende giudiziarie legate al polo siderurgico, che spostano il baricentro dell’attenzione dai temi dell’ambiente e della salute pubblica verso un dibattito divisivo sulla sorte dell’intero impianto. Ma il futuro di questo stabilimento non va pregiudicato, ricordiamoci che è di importanza strategica per il Paese: per questo rinnoviamo l’invito a tutte le istituzioni, centrali e locali, a condividere un accordo di programma chiaro e definito per la città di Taranto”.

Da Federmanager Liguria, interviene il presidente Marco Vezzani: “Il Governo deve portare avanti programmi decisi e condivisi, esercitando il suo ruolo di azionista. Così facendo si darà un futuro anche a Cornigliano e a Novi Ligure. Abbiamo bisogno di un’azione forte per rilanciare il settore e per difendere il lavoro e le nostre imprese siderurgiche in un momento in cui la domanda di acciaio è ai massimi livelli”.

Federacciai, la federazione che rappresenta le imprese siderurgiche italiane, esprime un giudizio attraverso il suo presidente Alessandro Banzato, esprime soddisfazione e speranza che tale decisione possa rappresentare un punto di ripartenza dal punto di vista industriale.

“La decisione odierna del Consiglio di Stato che annulla la sentenza del TAR di Lecce permette finalmente all’ex Ilva di proseguire la produzione a Taranto e questa è una notizia positiva non soltanto per Acciaierie d’Italia ma per tutto il comparto siderurgico nazionale perché – ribadisco – si tratta di uno stabilimento strategico per l’intera filiera e più in generale per la manifattura italiana. La speranza adesso è che con questa decisione si sia riusciti a mettere un punto fermo “giuridico” e “politico” da cui ripartire con l’attività industriale senza le situazioni di incertezza che hanno contraddistinto l’operato e la gestione del più importante sito industriale del nostro Paese. Mi auguro che la politica locale e nazionale riescano finalmente a trovare un dialogo costruttivo perché c’è da portare avanti un importante Piano ambientale che era già iniziato con la copertura dei parchi minerali ma che prevede per i prossimi anni diversi interventi e cospicui investimenti a partire dalla trasformazione di una quota della produzione da altoforno a forno elettrico”.

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