Ex Ilva, i sindacati: “Non c’è più tempo da perdere”

 

Pur con le dovute differenze, tutte le sigle sindacali chiedono all'azienda ed al Governo di non rinviare più decisione definitive sul futuro del siderurgico
pubblicato il 23 Giugno 2021, 17:52
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“La sentenza con cui il Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza del sindaco di Taranto che aveva disposto la chiusura dell’area a caldo, fa uscire la vicenda del gruppo ex Ilva dal cono d’ombra delle iniziative della magistratura. Non ce ne è più per nessuno. Non ci sono più alibi per ArcelorMittal, non ci sono più alibi per il Governo”. Lo dichiara in una nota Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia.

“La sentenza peraltro giunge mentre a Genova i lavoratori sono in sciopero, a Novi Ligure e a Taranto si preannunciano mobilitazioni contro l’ennesimo ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Si apra un negoziato vero sul piano industriale con Acciaierie D’Italia e i Ministri interessati; si completi l’assetto societario; si definisca una transizione credibile ambientalmente e socialmente sostenibile; si rilanci un asset strategico per l’industria di questo Paese” conclude Venturi.

“Ci auspichiamo che con la sentenza di oggi, finisca una fase incerta e complicata che non ha certamente facilitato la discussione vera sulla prospettiva industriale e il rilancio di Taranto e soprattutto sulla transizione ecologica che deve diventare, assieme al piano in industriale,  e alla garanzia occupazionale il tema centrale di un confronto che adesso deve ripartire urgentemente”. Così invece il segretario generale Roberto Benaglia e il segretario nazionale Valerio D’Alò della Fim Cisl.

“Occorre ora recuperare il troppo tempo perso, attraverso atti concreti che consentano il rilancio del gruppo Acciaierie d’Italia – proseguono i due sindacalisti – ci aspettiamo quindi dall’azienda, da subito, responsabilità e capacità di indirizzare le scelte d’investimento con priorità sulla valorizzazione e salvaguardia dell’occupazione. Dal Governo l’attenzione per una strategia industriale sulla siderurgia sostenibile che tenga conto della strategicità per l’Italia, di mantenere sull’acciaio una sovranità industriale. Per questo, sono necessari fatti concreti e risultati a partire dagli investimenti e dall’entrata definitiva e maggioritaria dello Stato dentro il capitale di Acciaierie d’Italia a cui si sommi, un  concreto impegno che dia garanzia sul fronte occupazionale, anche per i lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria”.

“E’ necessario dar vita subito, al piano di potenziamento produttivo che soddisfi la grande richiesta di acciaio in atto e tutte quelle manutenzioni necessarie per riattivare gli impianti in sicurezza e riassorbire al più presto i troppi lavoratori in cassa integrazione – sottolineano Benaglia e D’Alò che aggiungono – per questo dobbiamo riprendere immediatamente il confronto sindacale sulle scelte di un piano industriale che coniughi salute, ambiente e lavoro.  I lavoratori e la città  sono allo stremo – concludono – serve ridare una prospettiva di lavoro e futuro dove ambiente, salute e lavoro non siano in conflitto tra loro. È importante aprire un dialogo sociale proficuo e responsabile con il governo ma anche col territorio. Da qui la nostra richiesta al governo affinché riattivi quanto prima il tavolo ministeriale su Acciaierie D’Italia  condizione necessaria per il rilancio definitivo del polo siderurgico”.

“L’unica soluzione per garantire contemporaneamente il risanamento ambientale, la salute dei cittadini e dei lavoratori, l’occupazione e un futuro industriale ecosostenibile è l’accelerazione della transizione ecologica, prevedendo sin da subito un cronoprogramma di tutti gli interventi da mettere in campo. È l’ultima chance, sarebbe inaccettabile se la politica continuasse a non decidere sul futuro di oltre 15 mila lavoratori, intere comunità e un settore che deve essere ritenuto strategico per il nostro Paese. Sono finiti ogni tipo di alibi per la politica e l’azienda. Non c’è più tempo da perdere!” dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

“La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta la ripartenza ed il proseguimento di un progetto, nato con la società Acciaierie d’Italia, che, seppur inserito in un territorio caratterizzato da un’innegabile e grave situazione ambientale e di emergenza sanitaria, ha l’obbiettivo di rendere l’acciaieria ex Ilva un impianto prestigioso, attraverso le migliori tecnologie industriali ed ambientali”. Lo dichiara il segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, commenta l’annullamento della sentenza del Tar di Lecce da parte del Consiglio di Stato, che consente la prosecuzione della produzione nello stabilimento di Taranto. “Un progetto – prosegue Spera – mirato a far fronte alle richieste della filiera nazionale dell’acciaio, con risposte certe, dando seguito alla filosofia del Pnrr appena approvato. È il momento della ripartenza, di fare squadra ed è altrettanto necessario restituire dignità al territorio, soprattutto ai lavoratori impegnati quotidianamente nel processo aziendale, assicurando loro il diritto alla sicurezza e all’occupazione. Serve un confronto tra le parti costruttivo, una cabina di regia capace di dar vita ad una nuova era: innovativa, di risanamento ambientale, qualificazione e riqualificazione dei lavoratori tutti, non dimenticando quelli in Amministrazione Straordinaria attraverso un progetto mirato al rientro”, conclude Spera. 

“La sentenza con cui il Consiglio di Stato annulla la decisione del Tar di Lecce e quindi l’ordinanza con cui il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ordinava lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal, è una sentenza politica. O meglio una sentenza che permette alla politica di avere altro tempo a disposizione per fare quello che avrebbe dovuto fare da tanto ormai: decidere su una questione scottante, ma che deve essere definita trovando la strada per tenere insieme salute e lavoro”. Questo invece il commento dell’USB Taranto.

“Per il Consiglio di Stato evidentemente non ci sono abbastanza elementi per poter decidere di interrompere l’attività produttiva, così come viene condotta ora, senza rispetto per la salute intanto dei lavoratori, primi esposti alle emissioni inquinanti, e della cittadinanza. Viene così consentita ancora una volta la produzione, in nome del profitto, sulla pelle della comunità – sostengono dall’USB Taranto -. Ci duole notare che la recentissima condanna in primo grado, nell’ambito del processo Ambiente Svenduto, come l’avvio della nuova inchiesta che vede coinvolto l’ex procuratore di Taranto Capristo, sembrano non aver generato alcuna consapevolezza sui concreti rischi per la salute e sulle precarie condizioni di lavoro in fabbrica, quantomeno in determinati ambienti. Un modus operandi che si conferma anacronistico e del tutto improduttivo, che non tiene in minima considerazione la dimensione umana e la sua dignità”.

“Questa sentenza non può che essere letta come l’ennesimo appello alla politica perché non perda altro tempo e semplicemente decida. Si riunisca immediatamente il nuovo Cda e prenda di petto la situazione una volta per tutte. La soluzione esiste: è quella da noi invocata da tanto ormai, e oggi condivisa da più parti; un accordo di programma che sia il frutto di un confronto serio e puntuale tra tutti i soggetti interessati, perché si possa finalmente parlare di riconversione economica, ma ancor etica e morale” concludono dall’USB Taranto.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/23/2ex-ilva-il-consiglio-stato-stop-a-sentenza-tar/)

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