Consiglio di Stato ex Ilva, le reazioni delle associazioni della città

 

pubblicato il 23 Giugno 2021, 20:44
9 mins

Le associazioni e i comitati cittadini, naturalmente, non accettano la decisione del Consiglio di Stato dopo aver, in questi giorni, rinnovato la protesta sui danni dell’inquinamento dello stabilimento siderurgico proponendo studi e inchieste.
Oggi, come detto, è giunta l’agognata sentenza del Consiglio di Stato in cui si legge invece che “Nondimeno, questa Sezione ritiene che gli elementi emersi dall’istruttoria processuale abbiano fornito un quadro tutt’altro che univoco sui fatti dai quali è scaturita l’ordinanza contingibile e urgente. Anzi, quanto emerso è più incline ad escludere il rischio concreto di un’eventuale ripetizione degli eventi e la sussistenza di un possibile pericolo per la comunità tarantina”. Questa decisione è stata respinta moralmente da diverse realtà tarantine che l’hanno commentata così:

ll Consiglio di Stato ha negato lo spegnimento dell’area a caldo, andando in contrasto con la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ne imponeva la chiusura. Ancora una volta viene quindi negata giustizia a Taranto, nonostante la sentenza del Tribunale amministrativo di Lecce avesse emesso una sentenza con opportuni richiami a precedenti espressioni dello stesso Consiglio di Stato. Un giudizio che, alla luce delle nuove evidenze scientifiche e sanitarie che sottolineano ancora eccessi di mortalità e di mortalità e di malattie correlate agli inquinanti immessi dall’impianto siderurgico sul nostro territorio, non esitiamo a giudicare, come sempre, sbilanciato verso la produzione e il profitto piuttosto che la vita. Investire sui prodotti invece che sul capitale umano è una strategia economicamente perdente, politicamente miope e retrograda, foriera di ulteriori fallimenti economici e sociali cui la nostra comunità non intende arrendersi.
Tuttavia, nonostante questa battuta d’arresto, la battaglia che conduciamo da anni non si ferma ed ha ancora svariati e fondati motivi per essere combattuta e vinta: i fantomatici piani del Governo per l’ex-Ilva, infatti, restano assai precari e non supportati né a livello economico, né tecnico e né da evidenze che escludano ulteriori ricadute sanitarie sul territorio. A ciò si aggiungono la condanna comminata nel 2019 allo Stato italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la pesantissima confisca degli impianti dell’area a caldo decisa qualche giorno fa nel processo Ambiente Svenduto, cui si è aggiunta anche quella pecuniaria di oltre due miliardi di euro ai danni di Ilva in Amministrazione Straordinaria. La confisca degli impianti darà, di fatto, la possibilità ad ArcelorMittal di recedere dal contratto di acquisto, lasciando Invitalia a gestire da sola una situazione che ormai fa acqua da tutte le parti. Quella pecuniaria, invece, pone un pesante macigno sulle possibilità economiche del Governo di dar seguito ai piani di riconversione annunciati, che comunque restano improbabili tanto quanto la possibilità di rendere compatibile la fabbrica con le vite dei tarantini. A pendere inoltre sulla nuova compagine societaria, che in un paradosso tutto italiano vede in Mittal un socio ed al contempo un concorrente dello Stato, ci sono anche gli esposti che la città continua a produrre per dimostrare l’esposizione ancora attuale agli inquinanti industriali.
La crisi che attanaglia la fabbrica si trascina ormai da anni e dimostra l’impossibilità di trovarvi soluzione come la politica si ostina a concepire. In questo momento storico c’è l’irripetibile opportunità di attingere ai fondi europei per compiere scelte realmente risolutive dei drammi della nostra comunità. Occorre un programma di risanamento e riconversione che coinvolga tutta la città e attorno al quale scrivere una nuova e sana pagina di storia per Taranto.
Giustizia per Taranto – Legamjonici – Taranto Respira – Peacelink – Associazione Verdi Taranto – Una Strada Diversa – Hermes Academy – Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto – Coordinamento Taranto Pride – CasArcobaleno – Rifugio LGBTQIAP+ Taranto – Asso-Consum Nazionale – Asso-Consum Taranto – AIL sezione provinciale di Taranto – La casa delle donne Taranto – Bread&Roses spazio di mutuo soccorso, Bari – Rete Nazionale Mamme da Nord a Sud.
ABRUZZO: ABITO su misura – tutela dei beni comuni – Comitato Difesa Comprensorio Vastese – Comitato Familiari Vittime Casa dello studente – Rete nazionale Noi non dimentichiamo – Mobilitazione Acqua Gran Sasso – Viviamo il Liri – Comitato a difesa del Fiume Liri – Forum H2O Abruzzo.
BASILICATA: COMITATO MAMME LIBERE (di Policoro-Basilicata) x la tutela dei figli – GECO – Genitori Consapevoli Basilicata – “Mediterraneo No Triv”.
CAMPANIA: Noi genitori di tutti – Onlus – Rete di Cittadinanza e Comunità- Terra dei Fuochi – Stop Biocidio – Mamme Vulcaniche – Comitato Donne 29 Agosto –Acerra.
FRIULI-VENEZIA GIULIA: No all’Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN).
LAZIO: Rifiutiamoli.
LOMBARDIA: Mamme Castenedolo Brescia – Mamme Comitato Cittadini Calcinato – Mamme Contro l’inceneritore di Mantova – Mamme No Smog Sud Milano – Mamme del Chiese.
MARCHE: Ondaverde onlus Falconara Marittima – Mal’aria Falconara Marittima.
MOLISE: Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro.
PIEMONTE: Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso – Non Una di Meno di Alessandria – Comitato Stop Solvay di Alessandria.
SARDEGNA: Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile.
SICILIA: Comitato STOP VELENI – Coordinamento per il territorio contro la discarica Armicci-Bonvicino di Lentini – Siracusa.
TOSCANA: Comitato No-Wi-Fi Toscana – SOS – La Piana del Casone – Scarlino – Obiettivo Periferia- Pistoia – Biodistretto del Montalbano -Alleanza Beni Comuni- piana fiorentina – Comitato di Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia – Acqua Bene Comune-Pistoia.
VENETO: Mamme NoPfas – genitori attivi – zone contaminate – Vicenza senza Elettrosmog -No alla Discarica di Torretta-Verona/Rovigo.
RETI DIFFUSE SUL TERRITORIO NAZIONALE: Rete Commissioni Mensa Nazionale.

Il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto – nelle persone di Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato), Alessandro Marescotti (Associazione PeaceLink), Giuseppe Roberto (Comitato Quartiere Tamburi), Angelo Fasanella (Articolo 32), Cinzia Zaninelli (Genitori Tarantini), Maria Arpino (LiberiAmo Taranto), Antonella Coronese – ha reagito con queste parole alla sentenza:

La sentenza del Consiglio di Stato tra le ragioni dei cittadini e le ragioni dell’azienda ha ritenuto più fondate le ragioni dell’azienda. Ne prendiamo atto. Questa sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile. Tale rischio sanitario inaccettabile è attestato dalla nuova valutazione danno sanitario (VDS) che certifica per il futuro un elevato rischio cancerogeno in base all’attuale autorizzazione integrata ambientale a 6 milioni di tonnellate/anno per l’azienda. Siamo inoltre in presenza di eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale, accertati con i dati dell’anagrafe comunale. Infine sono emersi i gravi effetti neurotossici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono vicino all’industria pesante. Una sentenza favorevole alle ragioni aziendali non fermerà l’accertamento di tutti i danni alla salute e la nostra lotta per porvi fine.
Assieme alle associazioni di Taranto ci faremo promotori di un’iniziativa di tutela multilivello che solleciti contemporaneamente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles, tutti gli organi nazionali preposti alla tutela dell’infanzia e infine anche la Procura della Repubblica per quanto di propria competenza.
Le nostre ragioni sono e saranno più solide di quelle dell’acciaio”.

Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)