Dannazione, Taranto!

 

Ci sarà mai un periodo di splendore totale, privo di malefatte e problemi assurdi da risolvere?
pubblicato il 22 Giugno 2021, 14:19
7 mins

Dannazione, Taranto! Ci sarà mai un periodo di splendore totale, privo di malefatte e problemi assurdi da risolvere? Un momento in cui prevalga la tua bellezza anzichè i tuoi disastri?
Taranto è di certo la realtà più controversa dell’intero Mezzogiorno. Bella e dannata, lo ripetiamo qui spesso. Perchè ne siamo convinti. Perchè noi stessi cadiamo nella trappola di quel fascino a cui apparteniamo e poi ne restiamo delusi perchè troppi nuvoloni s’addensano sul capo di questa nostra città, quasi a sancire come questi prevalgano in ogni caso.
E’ come se Taranto fosse prigioniera di se stessa, innamorata di quel che è però infelice per quel che non riesce a essere proprio oltre se stessa. Consapevole d’esser ninfa ma mai divinità. Ecco, è il cruccio più grande e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.
La narrazione vuole soprattutto una città ammanettata sotto giurisdizione del ‘dio profitto’. E, se vogliamo, è l’immagine più veritiera a guardare la Storia degli ultimi 40-50 anni. Così come in passato in tanti sono stati complici dei misfatti perpretati a danno di territori e cittadini, anche oggi tra distorsioni comunicative e voltafaccia dinsinvolti – un perfetto mix di gattopardismo – ci ritroviamo ancora una volta a fare i conti con una realtà che in pochi vogliono riconoscere, vuoi per convenienza vuoi per interpretazioni innocentemente sbagliate vuoi per quell’assolutismo di idee che ormai non fa prigionieri, anzi.
Insomma, c’è la netta sensazione – per carità, è nostra opinione – che si racconti a pillole la realtà che vogliamo, trascurando del tutto l’altra faccia della medaglia. Per motivi tra i più vari, oddio.
Stiamo girando intorno? No. Perchè da tempo sosteniamo che questa non è esclusivamente la città dell’acciaio o perlomeno della grande industria: spesso ci rivolta lo stomaco sentir parlare della vocazione industriale di Taranto, perchè quella vocazione ci è stata imposta da più d’un secolo, non l’abbiamo scelta; semmai c’è stato il contributo delle sanguisughe di professione, coloro i quali – lo dice la Storia – non solo famelicamente si sono aggrappati alle grandi mammelle dello Stato ma hanno anche soffocato sul nascere idee differenti, sviluppi alternativi, economie diverse. Di grazia, cos’è cambiato dalla fine dell’800 a oggi, anni in cui si spera ancora esclusivamente nell’abbraccio materno dello Stato per risollevare prima se stessi e poi il popolo sofferente?
E che dire di quanti sostengono che solo e soltanto affossando la grande industria si può pensare a una Taranto migliore, più bella, quella che tutti sognamo? Certo, chiudesse anche domani, i primi a essere felici saremmo noi, che sotto i Riva ne abbiamo subìte tante (rileggersi le carte del gip Todisco per rinfrescarsi la memoria…). Ma così come allora, sosteniamo un pensiero: il famoso ‘piano B’, quello che di tanto in tanto gli illusionisti tirano fuori da chissà quale cassetto, dev’essere per davvero pronto perchè non si possa rischiare una ‘Bagnoli bis’, con tutte le conseguenze – economiche e soprattutto ambientali – del caso.
Nel frattempo, non è giusto narrare di Taranto solo per i suoi veleni: dimenticare le sue origini spartane, la sua ultramillenaria Storia, soprattutto non rinnovare/coltivare la sua identità, è ancora più tragico e deleterio, ancora più colpevole e virtuale perchè ciò che viene esaltato come simbolo di rinascita vuoto però di contenuti storici è solo spreco, panem et circenses, fumo negli occhi, tentativi distorti di innalzare la dignità di una città che invece avrebbe bisogno di ben altro.
Nei giorni scorsi un grande quotidiano come ‘La Gazzetta dello Sport’ ha dedicato un’inchiesta su Taranto e sui brillantissimi risultati ottenuti da squadre e singoli atleti, parlando di ‘Rinascimento Taranto, lo sport come medicina’, di Maurizio Nicita. Non solo. Sempre nei giorni scorsi, ‘Il Foglio’ ha pubblicato un articolo, a firma di un nostro caro amico e collega, il tarantino Fulvio Paglialunga, in cui spiega ‘Il bello di tifare per una piccola’. La narrazione in entrambi i casi è la fotografia di una terra colma di problemi ma capace di gioire, dimostrazione semplice e chiara che non esiste un veleno per cancellare in via definitiva il buono che emerge comunque.
Esempi, come ce ne sono stati in passato e come ce ne saranno ancora. Esempi che non nascondono la polvere sotto il tappeto ma anzi dimostrano come una città problematica sappia comunque esprimere eccellenze.
Esempi, come ce ne sono tanti in giro per la città, per la provincia. Gente che non vuole arrendersi alla dicotomia salute o lavoro, una divisione netta che dilania continuamente agevolando quanti su quella dicotomia ci fanno affari e costruiscono prestigio effimero.
Risolvere i danni dell’inquinamento non è facile, a prescindere: lo sanno anche le pietre. Nel frattempo, però, darsi una mossa è l’unica strategia concreta per sperare in un futuro migliore. Cambiando – o correggendo se volete – la narrazione di una città che deve partire da se stessa, da quel che è stata e quel che potrebbe essere. Evitando sprechi, false identità, visioni distorte, spettacoli da Colosseo.
Taranto è spartana, greca, bizantina, ha ospitato popoli e culture di ogni genere, a volte prevalendo a volte perchè sopraffatta, un mix poco conosciuto ma ricco di uomini, personaggi, di storie che ne rappresentano comunque la grandezza, lo splendore, la straordinarietà della sua natura.
Taranto è stata posata dagli Dei su due mari, ed è ancora oggi una città sul mare anzichè di mare. E’ questo che dovremmo coltivare, riscoprendo finalmente le nostre radici, la nostra cultura, la nostra storia, i nostri grandi del passato, per capire dove possiamo davvero andare. E’ ragionando su quel che siamo o possiamo essere che può pensarsi di sconfiggere il ‘male’. Coniugando (questa volta ci sta bene!) battaglie per il diritto a un cielo più pulito e sano con diffusione di cultura vera e speranza in tutti gli angoli. Altrimenti, è solo ‘muro contro muro’ che serve solo ad abbattere un avversario, dimenticando che il ‘nemico’ non è mai solo.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

2 Commenti a: Dannazione, Taranto!

  1. Fra

    Giugno 22nd, 2021

    Ma quel Monty direttore lo avete licenziato ,oppure è stato assunto da un altro giornale ?sembrava strano avere un giornalista con le palle a Taranto .!!

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  2. Gico

    Giugno 22nd, 2021

    Purtroppo pare che il famoso “PIANO B” non esiste come non esistono i tarantini della sua ultramillenaria Storia ; si sono perse le tracce. Esistono tracce di tarantini o meglio di immigrati , di sanguisughe di professione, coloro i quali – lo dice la Storia – non solo famelicamente si sono aggrappati alle grandi mammelle dello Stato ma hanno anche soffocato sul nascere idee differenti, sviluppi alternativi, economie diverse. Difatti , cos’è cambiato dalla fine dell’800 a oggi, anni in cui si spera ancora esclusivamente nell’abbraccio materno dello Stato per risollevare prima se stessi e poi il popolo sofferente ecco questa è Taranto. Il popolo tarantino è costituito prevalentemente da immigrati che nella notte dei tempi ha popolato questa terra per saccheggiarla, sfruttarla scorticarla viva facendo del bottino tesoro da investire in altri lidi( oggi il bottino è costituito dai figli dei residenti che prima alimentano le economie delle città universitarie dove diventano professionisti e poi investono per rendere quei territori floridi e ottimi come qualità della vita. Quindi prima di rifare Taranto bisognerebbe fare i tarantini quelli veri, i residenti quelli innamorati di questo territorio pronti a strappare con le unghie i propri diritti e a battere i pugni sui tavoli che contano per pretendere i “PIANI B,C,X….e Z ” senza aspettare la manna dal cielo o le scorie che altri non vogliono.

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