Taranto-Avetrana, i perché dello stop

 

Il Comitato Regionale per la VIA stronca il progetto e propone: non una strada nuova, ma adeguamento delle preesistenti.
pubblicato il 20 Giugno 2021, 14:19
5 mins

Ha fatto e fa tuttora molto discutere l’ennesimo stop sull’infinita storia della Taranto-Avetrana, la Strada Regionale 8. Come abbiamo riferito qualche giorno fa, il Comitato Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale ha sostanzialmente bocciato l’attuale progetto per la nuova infrastruttura.

Le ragioni di questo stop si trovano nella relazione che il comitato ha approvato all’unanimità e sono di vario genere.

Documentazione incompleta o generica

Su numerosi punti il Comitato accusa l’ente proponente (ossia la Provincia di Taranto) di aver presentato una documentazione incompleta o eccessivamente generica, che non risponde alle obiezioni già presentate dal comitato in passato.

La prima obiezione riguarda l’interferenza dell’opera con l’Habitat 6220 “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”. «Nella trattazione di tale interferenza – si legge – il proponente descrive quelle che potrebbero essere le azioni di mitigazione e compensazione ambientale […] senza però indicare un vero piano di attuazione delle stesse». E ancora, sullo stesso punto, il comitato denuncia la completa assenza di possibili alternative alle soluzioni progettuali e di misure di ripristino, mitigazione e compensazione.

Obiezioni analoghe si ritrovano per quanto riguarda il problema del consumo del suolo. Su più punti del progetto (elencati dettagliatamente nella seconda parte della relazione) il comitato aveva richiesto alla Provincia di operare per ridurre il consumo di suolo e l’impatto sugli habitat protetti. Di volta in volta, la soluzione proposta si è concretizzata nell’eliminazione di svincoli (sostituiti con rotatorie a raso) e delle controstrade dedicate al traffico locale e in particolare ai mezzi agricoli. Una soluzione ritenuta insoddisfacente: «Il proponente – scrive il comitato – si è limitato esclusivamente ad indicare l’eliminazione delle controstrade quale fatto che tutela tali effetti. Si riscontra la mancanza di un piano di calcolo e di studio del possibile consumo di suolo e una mancanza del piano di mitigazione anche per tale possibile attività antropica». Non solo, ma l’integrazione alla proposta progettuale «risulta completamente sprovvista di una valutazione di incidenza e della verifica di compatibilità del progetto con gli obiettivi e le misure conservative definite per gli habitat interferiti».

Similmente, anche per quanto riguarda la tutela degli ulivi «la documentazione prodotta ha grandi lacune».

Perché tutti questi muretti a secco?

Anche la rappresentazione della situazione ante operam è descritta come alquanto lacunosa. «lo stato dei luoghi ex ante, interferiti dall’intero tracciato, è […] rappresentato soltanto in modalità fotografica e non vi è alcuna indicazione sulla geometria delle viabilità esistenti e da adeguare (per il relativo conteggio delle lavorazioni a farsi) né alcun censimento dei muretti a secco e delle evidenze paesaggistiche intercettate». E proprio sui muretti a secco il comitato espone un’ulteriore perplessità: perché situarli lungo l’intera strada, «snaturando la peculiarità e il contesto dell’elemento paesaggistico, oltre che determinando un eccesso di risorse impegnate»?

Nessun miglioramento della sicurezza

L’accusa più pesante, però, si trova in conclusione del documento, alla voce “rapporto costi-benefici”. L’analisi si risolve in quella che pare una vera e propria stroncatura del progetto: «L’intervento proposto non produce un miglioramento delle condizioni di sicurezza stradale e della viabilità in genere, rispetto all’esistente; la soluzione progettuale proposta dall’analisi costi/benefici e costi/efficacia è sfavorevole, non determina le condizioni di miglioramento di sicurezza stradale […] non comporta alcuna riduzione apprezzabile dell’incidentalità a fronte di un investimento di 201 milioni di euro […]. La riduzione di incidentalità, infatti, passerebbe da 94,8 incidenti nell’arco di cinque anni a 94,3, con la realizzazione dell’infrastruttura».

«In definitiva la soluzione avanzata per la realizzazione dell’opera comporta un significativo effetto negativo, diretto e indiretto, sui fattori suddetti di biodiversità (Habitat 6220), territorio, suolo, acqua, aria e clima e sul bene culturale/paesaggistico interessato».

Quali soluzioni?

Il comitato propone una via d’uscita che stravolge in modo abbastanza radicale lo spirito del progetto. «Sarebbe auspicabile – scrivono i tecnici – un approccio progettuale che abbia quale punto di partenza non la realizzazione di un’opera ex novo, ma l’adeguamento della rete stradale esistente». Difficile immaginare quali potranno essere i tempi necessari e soprattutto come si posizionerà la politica rispetto ad un tale stravolgimento dell’opera. Insomma, non c’è ancora pace per la Regionale 8…

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7 Commenti a: Taranto-Avetrana, i perché dello stop

  1. Lorenzo Barnaba

    Giugno 20th, 2021

    Sembra di capire che la realizzazione della Strada Regionale 8 non sia gradita ai baresi, e non certo per i motivi sopra elencati.
    Taranto propone e Bari dispone.

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  2. Emanuele Spataro

    Giugno 20th, 2021

    Regionale 8, aeroporto Arlotta, rilancio del porto di Taranto e diversificazione dell’economia ionica. Da decenni che continuiamo a sfogliare l’album dei sogni infranti o delle possibilità mai concretizzate. Evidentemente siamo figli di un Dio minore o, più semplicemente, da tempo questa martoriata terra soggiace a logiche politico-strategiche e militari che la considerano solo come una linea di frontiera da non lasciar cadere nelle mani di nuovi mercati o potenze straniere. E nel provincialismo nel quale siamo condannati ad affogare la parte dominante la fa, da sempre, l’asse Bari-Lecce che si snoda, a livello turistico, sulla dorsale adriatica (Bari, Polignano a mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, Otranto). Possiamo cantarcela quanto vogliamo ma, purtroppo, le nostre località balneari come Lido Silvana, Lizzano, Torre Ovo, San Pietro in Bevagna, Torre Colimena, che non hanno nulla da invidiare al mare della Sardegna, sono ai più sconosciute o bollate come non turistiche perché associate a Taranto che, nell’opinione pubblica italiana, è la città dell’inquinamento per antonomasia. Possiamo opporci quanto vogliamo a questa cattiva e non veritiera fama ma il danno di questa campagna mediatica denigratoria è stato già fatto e, in parte, è anche colpa nostra che ci siamo crogiolati di questa situazione senza rammentare agli italiani che vi sono insediamenti industriali ugualmente impattanti che sorgono a ridosso o dentro città turistiche o balneari italiane al top nel mondo nelle classifiche per desiderabilità e per presenza di turisti. Possiamo urlare al ladro contro Bari o Roma ladrona, possiamo dire a tutti di tornare sui nostri lidi ma il problema di fondo, oltre alla mancanza di collegamenti adeguati, è rappresentato dal fatto che siamo tagliati fuori dagli itinerari turistici nazionali ed internazionali. Una volta Taranto faceva parte del Gran Tour, l’itinerario che gli artisti e gli aristocratici europei percorrevano alla riscoperta delle mete turistiche più rilevanti sia dal punto di vista paesaggistico che culturale e storico. Oggi siamo fuori da tutto, anche dalla nostra stessa provincia.

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    • Roberto L'Imperio

      Giugno 21st, 2021

      Bravo, analisi perfetta purtroppo. Resta solo una considerazione ancora da fare: a mio avviso sta per passare davvero l’ultimo treno ed occorre assolutamente prenderlo per porre in essete un cambiamento salvaggio radicale indipensabile perche’ non c’e’ niente di peggio di morire agonizzando lentamente senza avere coraggio e forza necessaria a realizzare una virata indispensabile: piu’ il tempo passa invano mettendo pezze inutili e costose e piu’ si allontanano la possibilita’ di salvezza di una comunita’ retta da sempre dal principio del ” divide et impera”.

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  3. Gico

    Giugno 20th, 2021

    E poi tutti parlano di turismo, di deindustrializzare il territorio insomma credo si farebbe prima a parlare di desertificazione dell’area ionica o meglio di cancellarla dalla cartina geografica.

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  4. Fra

    Giugno 21st, 2021

    A sentire il sindaco e la sua giunta Taranto di qui ,Taranto di la ,che due balle ; poi sentì Emiliano e la sua favella di dire che è ossessionato da questa città ai tempi della fine del suo primo mandato , vedi ora è nauseato . Inoltre diciamo che la provincia è in disaccordo su tutto ,cosa volete che rompete gli zebedei , l’aeroporto no , il porto no , poi si dispiacciono se il siderurgico chiude , andate a fRe in cl piuttosto , mai vista una città più primitiva di questa . Rimarremo isolati ,dimenticati e alla ricerca sempre di un’identità ,altro che università autonoma ,un cervello nuovo ci vuole . VERGOGNA , poi il sindaco non si esprime mai ,spara solo minchiate e ci illude e si ricandida pure …. insomma tra consiglieri e cose Taranto sta uccisa ,solo un miracolo ci potrà salvare , e se qualcuno ci ha sempre deriso ,continuerà a farlo grazie a chi ci vuole rappresentare ,senatore turco lei cosa ne pensa ?

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  5. Fra

    Giugno 21st, 2021

    Adesso vorrei capire come il VIA può dare l’ok per la realizzazione della Tap nel salentino visto tutti gli ulivi che dovrebbero abbattere , quando avete realizzato l’Italsider quanti ulivi avete estirpato pur di realizzare uno schifo di inefficienza assoluta ,chiediamolo all’anima dello statista Moro ,chiediamo come fate a realizzare tutti quei progetti irrealizzabili ,ma riuscite perché si vuole . Dire che Taranto deve affondare è la vostra prerogativa ? Siete fortunati che qui i cittadini dormono ,altrimenti il vostro deretano sarebbe preso a calci ben volentieri e vedevate poi come si ottenevano i risultati . Adesso cosa farete con quei soldi per la strada che non realizzerete,dopo anni di prese per i fondelli ? Signori di Taranto tornare ad esprimere il voto perché i sinistri ci stanno letteralmente distruggendo e affossando ,ci raggirano con il loro senso civico e la loro finta bontà che accecherebbe soltanto voi che non reagite neanche davanti l’evidenza . Dunque aspettiamo dei buoni propositi di cambiare rotta per una volta ,basta sinistri ,basta chiacchiere ,vedi Letta un essere viscido e strisciante che tipo Camillo Benso di Cavour adesso esegue gli ordini dei francesi per trasformare l’Italia in un paese peggiore ,dove aiutare il prossimo è una prerogativa cattolica ,ma in realtà i primi ad avere bisogno siamo noi ,state bene a verniciare le saracinesche di chi a causa della mala sorte e del fottuto virus ha dovuto chiudere ,sono infinite!! . Il sail gp non cambia le sorti di una città che dovrebbe usare il mare come unica risorsa invece di usarlo soltanto come cargo . Ricordare che siamo discendenti degli spartani è una freccia al cuore ,i vigliacchi non meritano questo appellativo .

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  6. Gennaro Esposito

    Giugno 21st, 2021

    Provo un senso di rabbia e di tristezza nel leggere una notizia come questa.
    Un senso di rabbia perchè mi sembra del tutto evidente che il Comitato Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale sia andato ben oltre i propri compiti. La valutazione di impatto ambientale deve limitarsi ad indicare solo i danni che deriverebbero all’ambiente dalla realizzazione di questa opera. Sembrerebbe, in proposito, che la realizzazione dell’opera interferirebbe con le azioni previste del programma Habitat 6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea.
    Quindi il predetto Comitato dovrebbe limitarsi a chiedere correzioni in tale direzione.
    Il Comitato non può lanciarsi a fare valutazioni circa l’utilità dell’opera, sulla sua economicità (come recupereremmo -se ‘opera venisse cassata- i soldi finora spesi?), nè dovrebbe proporre percorsi alternativi. QUESTO COMPETE ALLA POLITICA e il comitato non può sostituirsi ad essa.
    Se poi la politica non si riappropria del proprio ruolo, si sdraia sul parere del Comitato, interrompe la realizzazione dell’opera e destina le risorse in altra direzione, c’è il sospetto che tale parere sia stato….. di suo gradimento e, perchè no, in parte, auspicato. E sarebbe, in questo caso, un’operazione squallida e di grande tristezza.

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