Ex Ilva, futuro incerto: imprese indotto in sit-in

 

Martedì 22 giugno prossimo le aziende davanti alla direzione di Acciaierie d’Italia: si vuole affermare la centralità dello stabilimento siderurgico
pubblicato il 18 Giugno 2021, 18:42
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“Cancellare con un colpo di spugna uno stabilimento che rappresenta la storia della città, che caratterizza fortemente da 60 anni il tessuto economico-produttivo di Taranto e della sua provincia e che ha distribuito ricchezza per almeno tre generazioni non si può. Né è possibile immaginare di poter consentire che continui a marciare con le stesse logiche che lo hanno sostenuto finora: occorre intervenire per una riconversione possibile e per far questo esistono risorse e metodologie ben definite, volontà condivise anche dallo stesso stabilimento siderurgico e progetti in parte già in itinere”. E’ quanto si legge in una nota di Confindustria Taranto.

“E’ da queste evidenze che nasce la decisione delle aziende dell’indotto ex Ilva di manifestare, martedì 22 giugno prossimo, davanti alla Direzione di Acciaierie d’Italia, con un sit in che vedrà schierata una folta rappresentanza di imprese. Le stesse che a loro volta generano altro indotto ed altre ricadute occupazionali sul territorio: una lunga filiera che è metalmeccanica, logistica, edile, chimica e dei servizi, che si estende anche oltre i confini pugliesi e riguarda altri siti, Genova Cornigliano e Novi Ligure, altrettanto coinvolti in un’ipotesi di chiusura dell’area a caldo in quanto deputati a “lavorare” il prodotto che esce dallo stabilimento jonico” prosegue la nota.

“Le imprese dell’indotto da tempo chiedono invano al Governo di essere ascoltate, di recente hanno manifestato tutte le loro preoccupazioni per un futuro sempre più incerto ma soprattutto non intravedono, nonostante l’intervento del 50% dello Stato nell’ex Ilva e nonostante un accordo che sembrava aver posto un importante punto fermo nell’annosa vertenza, un piano alternativo che possa restituire loro garanzie per il prosieguo delle loro attività. Qual è, pertanto – si chiedono gli imprenditori – il piano B che il Governo conta di mettere in campo nell’ipotesi di una sentenza del Consiglio di Stato che dovesse decidere per la chiusura degli impianti?” chiedono da Confindustria.

“Un piano che salvaguardi uno stabilimento che rappresenta il baluardo di quel processo di industrializzazione voluto 60anni fa, per competere con le aziende del nord, e che oggi è invece solo motivo di polemica e di conflitti? Un piano che potrebbe diventare motivo di orgoglio di una città messa finalmente nelle condizioni di diventare simbolo della riconversione produttiva, tutelando l’ambiente senza sacrificare migliaia di posti di lavoro? Cosa accadrà alla filiera dell’acciaio pugliese e ligure, agli oltre diecimila addetti, i cui destini – fra diretti e indiretti, indotto a parte – gravitano attorno alle sorti della grande fabbrica? E soprattutto cosa si deciderà di fare dell’accordo in cui Invitalia rischia di intervenire in un gruppo non più in grado di produrre?” si legge nel comunicato dell’assocazione degli industriali tarantini.

“Sono queste le tematiche che dovrebbero trovare risposte da parte di tutti gli attori in campo nella complessa vicenda, nessuno escluso, e che invece sembrano essere passate in giudicato in attesa di una sentenza imminente. Il sit in delle imprese dell’indotto si terrà a partire dalle ore 9, davanti agli uffici direzionali dello stabilimento” concludono da Confindustria Taranto.

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