Covid-19, l’ombra della variante delta sulla Puglia

 

Emiliano: “Casi sotto controllo ma siamo preoccupati, l’immunità di gregge è a rischio”
pubblicato il 18 Giugno 2021, 20:20
7 mins

Un’altra settimana di dati positivi per la Puglia: ancora in calo l’occupazione ospedaliera, scesa al 3% per i pazienti Covid-19 in terapia intensiva e al 6% per i ricoveri in area non critica (dati Agenas al 17/06/2021); anche il trend dei casi si conferma in discesa, registrando una diminuzione del 24% rispetto alla settimana precedente (report I.S.S. del 18/06/2021) mentre l’indice medio regionale si attesta sui 19 casi per 100.000 abitanti (dati ufficiali del 19/06/2021).

La Puglia sembra navigare in acque tranquille, ma sotto questa calma piatta si agitano turbolenze che, se non adeguatamente monitorate e fronteggiate, rischiano di stravolgere questo quadro idilliaco.

I casi di variante delta accertati in Puglia

L’istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, situato a Foggia, ha isolato per ora 25 casi di variante delta (ex variante indiana) grazie al sequenziamento; le province interessate, al momento, sono Lecce, in cui i primi casi notificati derivano da persone provenienti dall’India, Brindisi, in cui è stato riscontrato un focolaio e Bari.

Il dirigente dell’Istituto, Domenico Galante, ha rassicurato che la situazione è sotto controllo e che il sequenziamento dei campioni è costante; tuttavia, Galante ha espresso il timore che la variante possa diffondersi nella Regione, invitando, pertanto, la cittadinanza a non abbassare la guardia.

Ma perchè questa mutazione del coronavirus fa così paura?

Vaccinazioni per fasce d’età in Puglia (fonte: https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/)

La variante delta, precedentemente conosciuta come variante indiana per distinguerne la provenienza, è più contagiosa del 60% di quella inglese e sembra essere meno sensibile ai vaccini attualmente in uso. Secondo i dati riportati da Fondazione Gimbe, l’efficacia del vaccino Pfizer (inteso come ciclo completo di prima e seconda dose) su questa mutazione del Covid-19 si attesta sull’88%, mentre quella dell’AstraZeneca scende al 60%: questi dati dimostrano l’importanza del sequenziamento ai fini dell’attuazione di una campagna vaccinale efficace.

In Italia la variante delta è stata, finora, riscontrata in 8 regioni: a parte la Puglia, i casi sono presenti in Alto-Adige, Lombardia (in cui è stato accertato un focolaio a Milano), Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Sicilia e Sardegna; tuttavia, come precedentemente segnalato dalla Fondazione Gimbe, il sequenziamento non è stato condotto in maniera capillare nei mesi precedenti e i dati disponibili sono pochi.

In altre parole, la variante potrebbe essere più diffusa di quanto risulti ufficialmente.

 

Emiliano: “La variante delta è stata cinturata a Brindisi, speriamo non scappi”

Intervistato pochi giorni fa in occasione della presentazione della campagna 2021 contro gli incendi boschivi, il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, non ha nascosto la sua preoccupazione, dichiarando che “stiamo seguendo molto attentamente la variante delta e il focolaio di Brindisi è strettamente monitorato; il fatto che questa variante sia meno sensibile ai vaccini mette a rischio l’immunità di gregge a ottobre”.

Successivamente il governatore si è espresso sulla situazione della Gran Bretagna, in cui la mutazione del coronavirus proveniente dall’India è diventata predominante e ha ritardato le aperture previste; secondo Emiliano, questa diffusione sul territorio inglese dipende dalla diversa strategia che ha accompagnato la campagna vaccinale in Inghilterra, in cui la prima dose è stata somministrata su larga scala, determinando poi un ritardo nell’erogazione delle seconde dosi.

TESTING_ITALIA

Tuttavia, come già evidenziato dal report di Gimbe, la corsa alla zona bianca ha determinato un calo dei tamponi in tutta Italia; in particolare, la regione Puglia, per la terza settimana consecutiva, si posiziona all’ultimo posto nella classifica nazionale per numero di persone testate, con una media regionale di 46 persone al giorno, su una media nazionale di 107 persone/die.

Anche questa settimana, inoltre, il monitoraggio dell’I.S.S. ha segnalato la presenza di un’allerta per il territorio pugliese, riguardante la diminuzione dell’indicatore 2.6. (sceso al 61.3% su una soglia minima del 90%), che segnala il corretto funzionamento del contact tracing.

Dati non proprio confortanti, specie se inseriti in un contesto in cui la variante delta ha già segnalato la propria presenza e sarebbe, quindi, necessario alzare il livello di monitoraggio e tracciamento dei casi, piuttosto che abbassarlo.

 

Chironna: “Per evitare che la variante delta diventi dominante servono vaccini e monitoraggi”

La dott.ssa Maria Chironna, responsabile del laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari, ha sottolineato che, dei tre focolai presenti in Puglia, uno sembrerebbe non essere stato originato dal contatto con persone provenienti dall’India; il che implicherebbe già una diffusione sul territorio pugliese. “Per evitare che la variante diventi dominante in Italia, come sta succedendo sul territorio inglese, è necessario procedere con la vaccinazione di massa, dal momento che le evidenze scientifiche dimostrano comunque una buona copertura da parte dei vaccini attualmente disponibili; inoltre, bisogna eseguire un tempestivo e rigoroso tracciamento dei contatti dei casi già segnalati”.

Dal momento che il sequenziamento necessario a identificare la variante richiede tempo, Chironna insiste sull’importanza del monitoraggio e del contact tracing, soprattutto ora che il calo drastico dei casi permette di utilizzare questi strumenti in maniera efficace e prima che sia troppo tardi.

Considerazioni che tutte le Regioni dovrebbero presentare all’attenzione del Governo, magari proponendo una rimodulazione dei criteri di ammissione e mantenimento della zona bianca, piuttosto che impuntarsi sulla questione delle discoteche o delle mascherine all’aperto.

Se da una parte l’ingresso nella zona bianca ha permesso di ridare ossigeno alle attività commerciali ancora chiuse o penalizzate dalle restrizioni precedenti e di preparare la strada alla stagione turistica, dall’altra non bisogna sottovalutare il pericolo di una variante che, se non adeguatamente monitorata, rischia di vanificare i progressi raggiunti e di trasformarsi in un boomerang per il nostro territorio.

 

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