Condizioni di vita delle persone con disabilità: situazione d’emergenza

 

Protestano a Bari per difendere i diritti delle persone con disabilità
pubblicato il 18 Giugno 2021, 16:37
8 mins

Avrebbero protestato dal 15 al 20 giugno davanti alla Presidenza della Regione Puglia, le associazioni attive in difesa dei diritti delle persone disabili, se il presidente della regione Michele Emiliano non le avesse ricevute.

In un comunicato stampa, il “Comitato 16 Novembre”, “Contro le Barriere”, “Disabili Attivi”, “DeepGreen”, “Eidos 72029” ed “Italiabile onlus” hanno dichiarato che sono ritornate in piazza per protestare sull’attuale disciplina degli ausili, del “progetto per la vita indipendente”, gli assegni di cura e l’assistenza infermieristica domiciliare.

«L’anno scorso abbiamo fatto lo stesso tipo di protesta – dichiara il presidente Francesco Vinci di “Contro le Barriere” – e avevamo avuto dei riscontri positivi, avrebbero risolto il problema, poi sono arrivate le elezioni, le nuove ondate del covid-19 e nulla è cambiato. Si pensava che la protesta era stata inscenata dalle ditte degli ausili per interessi privati e invece non era così perché se un disabile chiede un determinato ausilio, non può riceverne uno diverso da quello richiesto».

Vinci rimarca questo punto in quanto tiene a spiegare che ogni persona disabile ha problemi differenti e di conseguenza un sussidio uguale per tutti non potrebbe mai essere idoneo. Credere il contrario equivale a “non aver capito che cosa è la disabilità”.

Il Presidente ha chiarito che per richiedere i sussidi, normalmente per mobilità, si fa richiesta all’Asl attraverso i medici di base che precedentemente chiedono un preventivo alla ditta scelta dalla persona che dovrebbe usufruire del servizio e successivamente attendono che venga autorizzato dall’Asl. Secondo l’azienda sanitaria locale, continua Vinci: «le ditte mettevano prezzi troppo alti e allora credevano che facendo le gare d’appalto avrebbero risolto il problema ma un ausilio che costa meno sarà meno efficiente, della serie “come spendi, mangi!”. Tenete conto che, per esempio la carrozzina, deve durare sei anni, non uno. A sancirlo è proprio l’Asl che per risparmiare ha bloccato questi ausili attraverso una procedura non prevista dalla legge quindi è illegale quel che fanno».

A cosa si riferisce e in che modo una persona disabile può richiedere questi sostegni?

«Mi spiego, normalmente quando si dà un sussidio ad un disabile, si fa un progetto individualizzato nel senso che c’è un’equipe medica – terapista, fisiatra, fisioterapista ecc. – ma questa prassi non avviene mai. Gli ausili vengono dati senza un’equipe ma c’è un dottore che dice “tu hai bisogno di questa carrozzina!”, poi però può capitare che arriva il medico dell’Asl e accusa il primo di non essere autorizzato quindi si mettono anche uno contro l’altro. C’è il medico a cui interessa la salute del malato e gli dice quel di cui realmente ha bisogno e poi c’è quello che invece di svolgere il suo mestiere, controlla le casse economiche e non vuol concedere ausili in quanto dichiara che non ci sono soldi».

La protesta sarebbe durata fino a giorno 20 invece si è interrotta, come mai?

«In questi cinque giorni avremmo fatto pressione fin quando Emiliano e il direttore dell’Asl Bari, Antonio Sanguedolce, non ci avrebbero incontrati ma giorno 15 ci hanno ricevuti ed è stato stipulato anche un documento in cui si sono impegnati ad adempiere determinati impegni come quello di bloccare le gare d’appalto».

Cosa sono i “progetti di vita indipendente”?

«La regione destina dei fondi per i progetti dal nome “vita indipendente”, vengono cioè concesse delle somme al disabile per assumere un assistente personale. Succede che per approvare un progetto del genere, paradossalmente, viene richiesto un basso reddito ma allo stesso tempo viene chiesto l’anticipo di tre mensilità all’assistito. Dico tre mensilità perché sono tre quelle a cui poi si pagano i contribuiti previdenziali quindi dopo che paghi tre mesi in anticipo e i contributi previdenziali, il comune ti risarcisce questi soldi ma in realtà li anticipiamo noi e parliamo di minimo 2.000/3.000 euro. Se non si hanno bisognerebbe trovare una fideiussione però chiaramente la banca che ti dà una fideiussione vuole una garanzia e non tutti ce l’hanno».

Avete mai manifestato queste difficoltà agli organi competenti?

«La dirigente della regione Monica Pellicano quando le esponemmo questo problema ci rispose “Beh e noi non possiamo farci niente!”. Questa è una discriminazione quindi bisogna trovare un metodo per risolvere questo problema. Sui progetti di vita indipendente sono arrivati tanti soldi che a volte vengono accantonati. La faccenda è un po’ ingarbugliata perché la regione destina dei soldi ai comuni, i cosiddetti “ambiti territoriali” e se viene approvato il progetto, i soldi della regione vengono destinati rapidamente nei comuni e rimangono negli ambiti per almeno due, tre mesi. Tenete conto che i soldi fermi in una banca crescono e danno sicurezza alla banca che il comune ha i soldi quindi a volte succede che i fondi della regione vengono disastrati nel senso che i comuni li utilizzano per altre cose. Se l’ambito territoriale dichiara che deve finanziare 100 progetti, gli arrivano i soldi per 100 progetti però alla fine il comune ne fa solo 50. I soldi degli altri 50 non si sa che fino fanno».

Nell’ambito della Convenzione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, si è introdotta la figura del “garante”. In Italia, la proposta di legge d’iniziativa del deputato De Maria, presentata il 3 dicembre 2015, al fine di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone disabili, in conformità a quanto previsto dalla Convenzione, ha istituito l’Autorità garante della persona disabile. Nel 2018, in Puglia, a ricoprire questo ruolo, fu nominato Giuseppe Tulipani. Le associazioni sopracitate lo hanno nominato nella nota stampa in cui hanno esposto i motivi per cui ritengono che ci sia una situazione di emergenza riguardo le condizioni di vita delle persone con disabilità.

«Facciamo riferimento a Giuseppe Tulipani, stroncato purtroppo da un infarto lo scorso anno – prosegue F. Vinci – perché questa figura non è politica in quanto il suo mandato è quinquennale e non dipende dalla legislazione della regione. Tulipani era molto vicino ai disabili, aveva il figlio disabile quindi aveva preso seriamente il suo ruolo ma dopo la sua morte, avendo visto che era molto voluto dalle associazioni e dai disabili, hanno pensato di soprassedere facendo finta che non esiste più il garante. Parliamo di “emergenza disabilità” perché questi fatti dimostrano che non c’è volontà politica a trovare soluzioni».

Tavoli del manifestazione 15.06.21
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