Speranza: “AstraZeneca solo per over 60”. Gimbe: ”Negli under 50 i rischi superano i benefici”

 

Dopo la morte della 18enne ligure vaccinata con AstraZeneca il governatore Toti, travolto dalle polemiche, ha chiesto una risposta definitiva e univoca da Roma
pubblicato il 12 Giugno 2021, 09:50
10 mins

Non accennano a placarsi le polemiche sorte dopo la morte della 18enne ligure, Camilla Canepa, deceduta a causa di una trombosi cerebrale dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca; la giovane, originaria di Sestri Levante, aveva partecipato ad un Open Day organizzato dalla regione Liguria per gli over 18 lo scorso, 25 maggio.

La procura di Genova ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo e, dalle ultime indagini, è emerso che la ragazza soffriva di piastrinopenia autoimmune, una malattia che provoca una drastica riduzione del numero di piastrine e che stava assumendo una doppia terapia ormonale; ora sarà compito dei Nas di Genova capire se questi dati fossero stati preventivamente indicati ai medici addetti alla vaccinazione nell’apposita scheda.

A seguito della registrazione di un altro evento avverso, una donna savonese di 34 anni che è stata ricoverata in seguito alla somministrazione del vaccino AstraZeneca per carenza di piastrine, la regione Liguria ha optato per la sospensione del lotto incriminato.

Troppo tardi per evitare il panico.

conferenza_Speranza

Roberto Speranza, Ministro della Salute

 

Fondazione Gimbe: “No ai vaccini a vettore virale negli under 50, i rischi superano i benefici”

A seguito dell’accaduto, questa volta sono emerse prese di posizione autorevoli e ufficiali.

Su tutte, colpisce quella della Fondazione Gimbe, che il 10/06 ha affidato al suo report settimanale un duro affondo nei confronti della gestione della campagna vaccinale; nella lunga premessa si spiega che “in un’ottica di salute pubblica il profilo beneficio-rischio si modifica in relazione alla circolazione del virus” e che, nonostante l’incidenza degli eventi avversi sia piuttosto bassa, nei soggetti giovani i rischi della somministrazione di vaccini a vettore virale superano di gran lunga i benefici; in altre parole, gli studi considerano la fascia giovane della popolazione (intendendo, nello specifico, gli under 50) a basso rischio di Covid-19 severa: per questi soggetti i dati stabiliscono che il rischio di ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva e decesso è minimo  rispetto al rischio di sviluppare eventi avversi in seguito alla somministrazione di vaccini a vettore virale, quali l’AstraZeneca e il Johnson&Johnson.

I rischi superano i benefici, insomma; pertanto, appare quantomeno “anacronistico” che, nonostante lo scorso 7 aprile il Ministero della Salute abbia già raccomandato la somministrazione dell’AstraZeneca preferenzialmente agli over 60, circa il 33,1% della popolazione nazionale under 50 abbia ricevuto questo siero nelle ultime 3 settimane.

“Se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale”, scrive Gimbe, “dall’altro è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi, evitando di compromettere definitivamente la fiducia nei vaccini a vettore virale, che mantengono un ottimo profilo beneficio-rischio nella fascia over 50, anche con bassa incidenza dei casi”.

 

Toti: “Da Roma una risposta univoca e definitiva su questo vaccino”

Il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, travolto dalle polemiche in seguito al decesso della giovane 18enne, ha pubblicato sul suo profilo Facebook la lettera in cui la Protezione Civile scriveva alla regioni che “il  Comitato tecnico-scientifico non rileva motivi ostativi a che vengano organizzati vaccination day con i quali somministrare, su base volontaria, i vaccini a vettore adenovirale a soggetti con età superiore a 18 anni”.

lettera_Toti

Il governatore ligure ha, quindi, chiesto da parte del governo una decisione univoca e definitiva, che non lasci spazio alle interpretazioni.

“Ci vogliono responsabilità e chiarezza” ha dichiarato Toti, “Abbiamo milioni di dosi di AstraZeneca, se ritengono che serva a salvare vite umane non devono poi mettere sotto accusa chi segue le indicazioni in tal senso. Se, invece, è troppo rischioso usare questo vaccino lo dicano gli scienziati a Roma, una volta e per sempre”.

Insomma, la palla passa al Governo, in un rimpiatino di responsabilità che aumenta la sgradevole sensazione di brancolare nell’incertezza.

 

Speranza: “D’ora in poi l’AstraZeneca solo agli over 60, vedremo come mitigare l’impatto sul piano vaccinale”

La risposta del Governo, tuttavia, non si è fatta attendere e, stavolta, è stata chiara e perentoria.

Nonostante le rassicurazioni dei giorni precedenti, infatti, a Roma passa la linea più rigorosa: stop all’AstraZeneca per tutti gli under 60.

Il Coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, Franco Locatelli, ha ripreso, nella conferenza stampa dell’11 giugno, proprio le parole presenti nel report di Gimbe: “Alla luce del mutato scenario epidemiologico e in relazione alla risposta differente dei soggetti in base all’età il rapporto tra rischi e benefici si è modificato, pertanto il Comitato tecnico-scientifico ha ritenuto opportuno di riservare il vaccino AstraZeneca a chi ha un’età uguale o superiore a 60 anni; i vaccini a mRna, invece, saranno raccomandati a chi ha un’età inferiore ai 60 anni, dal momento che non esistono evidenza scientifiche su una correlazione tra la loro somministrazione e patologie della coagulazione”.

conferenza_Locatelli

Franco Locatelli, Coordinatore del Cts

Per quanto riguarda il completamento dell’iter vaccinale di chi ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca, Locatelli precisa che gli eventi avversi sono “straordinariamente rari” e che al momento, nel nostro Paese, non sono riportati casi di trombosi e abbassamento di piastrine correlati alla somministrazione della seconda dose; “tuttavia, si è deciso di seguire il principio di massima cautela e di utilizzare i sieri Pfizer o Moderna per completare l’iter vaccinale dei soggetti con meno di 60 anni” ha continuato Locatelli, concludendo che “una vaccinazione di questo tipo, detta eterologa, è comprovata da diversi studi che ne attestano efficacia e sicurezza”.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha precisato che le raccomandazioni pervenute in tal senso dal Comitato tecnico-scientifico saranno tradotte in “modo perentorio” dal Governo, in modo da eliminare ogni possibilità di fraintendimento.

Il generale Figliuolo ha poi sottolineato che questa decisione avrà delle, seppur minime, ripercussioni sul piano vaccinale italiano, ma “poiché mi definisco una persona ottimista prevedo che entro luglio-agosto azzereremo questo impatto” e ha assicurato piena disponibilità logistica ad effettuare queste modifiche.

 

Gli effetti collaterali di una visione miope e come superarli

Insomma, va bene vaccinare il più possibile ma con criterio: non ha senso, ora che il ritmo dei contagi è rallentato e la pressione ospedaliera è diminuita in tutta Italia, somministrare alla fascia under 50 vaccini in cui il rapporto rischio-beneficio è sbilanciato a favore del primo.

Una campagna vaccinale condotta in maniera miope, per usare un eufemismo, genera sfiducia nella popolazione nei confronti dei vaccini e delle autorità preposte, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di uno sforzo corale nella direzione opposta.

Il decesso del singolo, specie quando pienamente evitabile come in questo caso, genera (comprensibilmente) rabbia e dolore; ma, spesso, diventa anche  la bandiera dietro alla quale si raccolgono complottisti e qualunquisti di ogni genere, fomentando teorie e banalizzazioni che, pur essendo frutto di ignoranza, trovano terreno fertile nel momento in cui viene meno quel rapporto di fiducia con le autorità e si dubita che esse possiedano la competenza e la larghezza di vedute necessarie.

Come sottolineato da numerose evidenze scientifiche, gli effetti avversi sono rari; tuttavia, il momento storico in cui viviamo è delicato, la pandemia ha rotto gli equilibri psicologici ed economici dei singoli e il ricorso alla vaccinazione di massa è, di per sé, un atto di fiducia (oltre che di responsabilità sociale) col quale il mondo esprime la volontà di uscire dalla pandemia.

Alla luce di tali, scontate, considerazioni è sicuramente apprezzabile che i vertici nazionali  abbiano dato seguito ad una ridistribuzione del piano vaccinale che riduca al minimo i rischi e che, a fronte degli sforzi compiuti, consolidi (e, in molti casi, riconquisti) la fiducia della popolazione nella campagna vaccinale.

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