Le condanne di ‘Ambiente Svenduto’ comunicate al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa

 

pubblicato il 10 Giugno 2021, 16:47
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Le maxi-condanne in primo grado scaturite dal processo ‘Ambiente Svenduto’ confermano che l’Ilva di Taranto ha generato malattie e decessi a causa della propria attività. La confisca degli impianti dell’area a caldo, principali responsabili dell’inquinamento, imposta dalla Corte d’Assise, non avrà effetti immediati.
È stata tuttavia confermata una verità inequivocabile: gli impianti ex Ilva continuano a rappresentare un pericolo per la salute dei tarantini perché nulla è stato fatto per migliorare la situazione ambientale. Complice lo Stato Italiano.
Questo, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lo ha stabilito, per la prima volta, il 24 gennaio 2019 e ad oggi il Governo italiano non è stato in grado di fornire al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che vigila sull’esecuzione della sentenza, prove adeguate e convincenti sulle misure attuate per proteggere la salute dei cittadini di Taranto.
Per questo motivo, Daniela Spera, rappresentante dei ricorrenti, insieme agli avvocati Sandro Maggio e Leonardo La Porta che hanno difeso i ricorrenti (ricorso Cordella e altri c. Italia, n. 54414/13), hanno comunicato al Comitato dei Ministri l’esito del processo ‘Ambiente svenduto’. La fa sapere una nota di ‘LEGAMJONICI contro l’inquinamento’.
‘Il Governo italiano non ha ancora agito per tutelare la salute dei cittadini-si legge nella comunicazione- e questo è ancora più grave dal momento che la Corte d’Assise di Taranto ha recentemente condannato, in primo grado, Fabio Riva e suo fratello Nicola, ex proprietari dell’acciaieria Ilva, rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione volontaria di misure precauzionali sul luogo di lavoro. Il tribunale ha anche condannato l’ex presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, a tre anni e mezzo di carcere ed ha anche disposto la confisca degli impianti inquinanti’.
La comunicazione, corredata da supporto informatico contenente il dispositivo delle condanne, si aggiunge alle precedenti che hanno riguardato: l’ordinanza del sindaco di Taranto, l’imponente evento di dispersione delle polveri che hanno investito il rione Tamburi, la proroga della prescrizione relativa alla chiusura dei nastri trasportatori e la sentenza del Tar Lecce.
È opportuno ricordare che nel corso dell’ultima riunione -11 marzo 2021- il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha giudicato, ancora una volta, inadempiente lo Stato italiano, ricordando che l’esecuzione della sentenza impone alle autorità italiane di garantire che l’attività attuale e futura dell’ex acciaieria ILVA non continui a presentare rischi per la salute dei residenti e per l’ambiente. Il Comitato ha sottolineato che l’effettiva attuazione del piano ambientale elaborato dalle autorità, il più rapidamente possibile, è un elemento essenziale. La carenza di prove in merito agli effettivi progressi fatti e al rispetto del cronoprogramma di esecuzione degli interventi previsti hanno suscitato preoccupazione nel Comitato che ha, dunque, invitato l’Italia a fornire ulteriori e dettagliate informazioni entro il prossimo 30 giugno.

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