Depuratore Sava-Manduria: sarà finito nel 2022?

 

Audizione di Aqp e tecnici Regione sui lavori in V commissione Ambiente: mancano tutte le opere a monte e a valle. Ricorsi permettendo
pubblicato il 10 Giugno 2021, 19:01
5 mins

Il nuovo depuratore Sava-Manduria è stato uno dei temi odierni dei lavori della V commissione Ambiente della Regione Puglia. L’audizione sullo stato dei lavori e sul cronoprogramma, richiesta dal presidente della prima commissione Fabiano Amati.

La società Aqp durante l’incontro ha dichiarato di contare di completare le opere entro la prima metà del 2022: serviranno dunque altri sei mesi-un anno per verificare la qualità delle acque di scarico, ai fini della conformità dei valori. Il procedimento autorizzativo ricade all’interno del PAUR (provvedimento autorizzatorio unico regionale) avviato dall’Acquedotto Pugliese e si è in attesa della convocazione dal Comitato VIA, hanno fatto sapere i tecnici della Regione.

Altri interventi sono in corso nell’area del depuratore obsoleto (sul quale pende il rischio di una pesante infrazione comunitaria) e per il collettamento con il nuovo e il recapito finale. Per collegare i due impianti bisogna realizzare una rete di condotte interrate lunga quasi 15 km che attraverserà diverse strade comunali ma soprattutto terreni privati: ma alcuni proprietari hanno presentato un ricorso ancora pendente davanti al Tribunale amministrativo regionale di Bari.

Mancano poi i lavori per la raccolta e trasformazione dei reflui che dovranno essere affinati per il riuso in agricoltura e il famoso scarico emergenziale previsto in mare. Per l’affinamento dei liquami di fogna, è prevista la realizzazione di un primo sistema misto composto da trincee drenanti e vasche di decantazione o di raccolta.

Manca anche lo scarico del cosiddetto troppo pieno che entrerebbe in funzione soltanto in caso di eccessiva pioggia o di guasti nel depuratore. L’unico autorizzato e progettato sinora è quello della condotta sottomarina che affonda sino ad un chilometro nel mare di Specchiarica. Come alternativa, ma non ancora approvata, c’è poi lo scarico nel bacino artificiale di Arneo che si trova in località Torre Colimena ed è collegato al mare (ma qui c’è l’opposizione del comune di Manduria che attraverso una perizia ha evidenziato presunte irregolarità nei progetti di fattibilità).

Ma anche su questo aspetto, come si ricorderà, è in corso ricorso al Tar di Bari. In questo caso furono Regione Puglia e Comune di Manduria ad opporsi all’ordinanza del ministero dell’Ambiente che si oppone alla richiesta di scaricare al suolo ipotizzata dalla Regione e dall’Acquedotto pugliese proprietario dell’infrastruttura di cui scrivemmo tempo addietro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/12/quale-destino-per-il-depuratore-sava-manduria/)

Di fatto dunque mancano ancora le opere a monte e a valle dell’impianto.

“Due città in particolare, Sava e Manduria, e tutto l’agglomerato circostante galleggiano sui liquami e così facendo s’inquina il bellissimo specchio d’acqua che bagna quei territori. E mentre ciò accade si continua a cincischiare sui tempi di conclusione dei lavori di realizzazione del depuratore”. Lo ha dichiarato il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando l’esito dei lavori odierni della riunione della Commissione ambiente con all’ordine del giorno l’audizione di AQP e dei dirigenti regionali sulla realizzazione del nuovo depuratore.

“Dopo anni e con estremo ritardo si apprende che non sono ancora conclusi i lavori di realizzazione del nuovo depuratore, di adeguamento di quello vecchio, dell’opera di collegamento tra l’uno e l’altro, e delle opere per il recapito finale. Allo stesso tempo non si conosce la previsione di conclusione del procedimento per ottenere il Provvedimento unico in materia ambientale (PAU) e se siano state presentate o meno le modifiche progettuali determinate dalla mancata deroga ministeriale sullo schema di recapito presentato a valutazione ambientale.  C’è da dire, ancora, che la vicenda di Sava-Manduria è oggetto di un procedimento d’infrazione aperto nel 2017, il cui eventuale esito di condanna dell’Italia comporterebbe pesanti sanzioni economiche a carico delle tasche dei cittadini. Ma anche su questo sono in attesa di maggiori indicazioni. Rileva sottolineare, infine, che ho richiesto ad Arpa Puglia i dati di monitoraggio dell’inquinamento, che mi saranno consegnati nella prossima seduta. La riunione di oggi si è conclusa con l’aggiornamento alla prossima settimana, per ottenere tutte le informazioni mancanti e comprendere, perfettamente, un ragionevole cronoprogramma su cui svolgere attività di controllo. Non è ammissibile che nel 2021 si parli ancora di pozzi neri, autospurgo e liquami scaricati tal quali nel sottosuolo o in mare, peraltro nella Puglia della bellezza e del turismo”.

(leggi tutti gli articoli sul depuratore https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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