“Ex Ilva, qual è piano B per Taranto e sue imprese?”

 

A chiederlo allo Stato, al governo, al ministro Giorgetti e Confindustria nazionale le imprese dell’indotto ex Ilva di Confindustria Taranto
pubblicato il 09 Giugno 2021, 19:25
4 mins

“Se la siderurgia è asset strategico del sistema industriale italiano, quale Stato è quello che attende passivamente che la Magistratura chiuda comparti essenziali di un suo stabilimento, senza programmare per tempo, al di là delle dichiarazioni di principio, un piano di transizione che tuteli la sopravvivenza dell’intera economia di un territorio – produzione, imprese e lavoratori – e, insieme, l’ambiente? Quale Stato è quello che aspetta in silenzio un disastro da lungo tempo annunciato, senza aver predisposto un’alternativa efficace? Un disastro annunciato, lo ribadiamo, che si potrebbe riversare anche sulla bonifica dell’area, con buona pace del green deal”. E’ quanto si chiedono le imprese dell’indotto ex Ilva di Confindustria Taranto.

“Va bene la green economy. Va bene la blue economy. Va bene qualsivoglia modello di sviluppo in grado di tenere assieme i temi economici con quelli relativi alla qualità media delle nostre vite. Va bene diversificare i processi finanziari partendo dalle leve turistiche e culturali (la manifestazione del Sail Gp ne è un esempio per il quale ci complimentiamo con il sindaco Melucci e la sua Amministrazione). Va bene, anzi benissimo, la diade salute e lavoro: approccio non più rinviabile, come ci ha insegnato la pandemia, per tutte quelle società che si suole definire civili e democratiche. Ma attenti a non smarrire l’identità produttiva di Taranto che era – e resta – una città a vocazione industriale. Che impiega 7000 residenti della sua provincia nella fabbrica siderurgica. Che annovera 300 microimprese dell’autotrasporto che, volente o nolente, operano nel sito industriale dell’ex Ilva garantendo posti di lavoro e stabilità sociale” ammoniscono da Confindustria.

“Assistiamo, pressoché inermi, al recente tour nella nostra provincia di Ministri e persino del Presidente di Confindustria nazionale, ma nessuno di loro ritiene opportuno parlare con le imprese dell’indotto, con una filiera industriale, metalmeccanica, dei trasporti, della chimica e dei servizi che da un giorno all’altro potrebbe essere letteralmente cancellata a seguito della imminente sentenza del Consiglio di Stato sulla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento. Letteralmente, nessuno di loro! Che accadrà del lavoro, del reddito, dei traffici del porto di Taranto che ancora si regge, nel bene e nel male e pure sotto il profilo infrastrutturale, sullo stabilimento ex Ilva?” si chiedono sempre le imprese dell’indotto.

“Nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) c’è scritto che l’Europa, con i suoi lauti trasferimenti di denaro, dovrà finanziare nei prossimi anni la produzione di acciaio green in Italia. Bisognava scrivere in altro modo. Le parole sono pietre, vanno trattate con sapienza. Bisognava precisare che ad essere finanziato sarebbe stato l’acciaio green da produrre nell’ex Ilva di Taranto” si legge ancora nella nota.

“Noi che teniamo i piedi per terra, che rifuggiamo dal pensiero magico del “si vedrà”, noi che manteniamo le nostre famiglie e che ogni mese dobbiamo pagare tasse, fornitori e stipendi a migliaia di persone, vogliamo conoscere ora le intenzioni del Governo e del Ministro dello Sviluppo Economico, vogliamo ascoltare il pensiero del Presidente Bonomi. Pretendiamo risposte immediate, perché la crisi ex Ilva e le questioni giudiziarie non sono una pandemia inaspettata o un cigno nero, ma un processo che va avanti da troppi anni, fra le voci e le grida d’allarme inascoltate dell’apparato produttivo locale. Venga oggi, qui e immediatamente, lo Stato a dirci qual è il piano B per Taranto e per sue imprese!” concludono le imprese dell’indotto ex Ilva di Confindustria Taranto.

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2 Commenti a: “Ex Ilva, qual è piano B per Taranto e sue imprese?”

  1. Cir

    Giugno 9th, 2021

    Chiedetelo ai signori Emiliano e Melucci ci sara una vera e propria catastrofe sociale gli operai che vi lavorano andranno a mangiare a casa loro poi la manifestazione sul Gp e stata un vero flop ha bloccato le vie urbane della città impedendo chi doveva andare il secondo richiamo del vaccino di andarci o di arrivarci tardi poi nella manifestazione c e stato un assembramento fuori norma covid 19 per non parlare dello spreco nel far venire le frecce tricolori quasi 100 000 euro il costo del sorvolo un insulto a chi non puo mangiare vergogna!!!! L anno prossimo ci sono le elezioni comunali

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  2. Fra

    Giugno 9th, 2021

    Veramente lavorano brindisini e baresi e anche dalla Calabria vengono a lavorare ,il piano b sarebbe basta chiacchiere e più fatti ,ma qui lo schifo aumenta giorno per giorno , pensate oggi a Taranto 2 dalla discarica Gennarini una puzza a certi livelli che i cittadini che abitano quelle case come fanno a stare zitti e non lamentarsi di quella puzza assoluta ,diossina la stessa che sentiamo vicino l’ilva per cause dell’Itakcave . Ma nessuno fa niente e incolpa sempre il siderurgico di tutto ,lo stesso fa la raffineria ,soltanto che in Basilicata qualcuno mangia e prende soldi appena si sbaglia ,noi tarantini zitti e muti qualsiasi cosa succede !!… ma quel ragazzo con il suo editoriale che fine gli avete fatto fare ,povero Monty mi auguro ritorni per regalarci momenti di sincerità ,di realtà e di perle di saggezza ,ci manchi torna presto !

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