Cis, Tecnopolo ed ex Ilva: quale futuro per Taranto?

 

Webinar organizzato dal CNEL sul Tecnopolo del Mediterraneo che dovrà sorgere a Taranto: tante buoni intenzioni ma la realtà è molto più complessa
pubblicato il 09 Giugno 2021, 22:13
17 mins

Potrebbe essere convocato a breve il Tavolo Istituzionale permanente per l’area di Taranto che Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’area jonica, ovvero il CIS. Lo ha annunciato questo pomeriggio il Ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, durante il webinar organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), su “Il Tecnopolo del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile: governance e lancio di un programma Paese”.

Ad apire i lavori è stato l’ex ministro Tiziano Treu nelle vesti del presidente del CNEL, moderati da Vito Albino, presidente dell’ARTI l’Agenzia Regionale della Tecnologia e dell’Innovazione. Presenti anche il il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio Sergio Prete, il deputato ed ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti.

Il ministro Carfagna ha sostanzialmente letto un documento che elenca le linee programmatiche e le buone intenzioni del suo ministero previste per la città Taranto nel prossimo futuro (venendo inizialmente interrotta, dal pianto della sua bambina presente in ufficio, regalando agli ospiti un momento di vita reale di chi spesso sembra completamente avulso dalla realtà a causa dei ruoli politici che ricopre).

Sostanzialmente il ministro ha parlato di una città che “ha bisogno e merita una rigenerazione che sia ambientale e industriale e che possa determinare un rilancio sociale ed economico per definire un nuovo ruolo nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo“; di come Taranto sia “per il governo Draghi e per quanto di mia competenza è una priorità assoluta“; e che in questo momento storico di transizione, se da un lato “sappiamo che l’Italia non può privarsi della produzione dell’acciaio, perché Taranto non reggerebbe l’impatto dello tsunami occupazionale“, dall’altro “non possiamo sacrificare sull’altare di questi interessi socio-economici la salute e la vita dei cittadini”. E dunque la sintesi sarebbe proprio quella di “investire in ricerca e innovazione tecnologica con il Tecnopolo del Mediterraneo che in questo senso può dare un grande contribuito“. Istituo che guarderebbe soprattutto alla risorsa mare: “Si dovrà guardare soprattutto al mare. Il Tecnopolo va in questa direzione. Dovrà essere un attore fondamentale per l’economia del mare, attraverso i principi di sostenibilità ed innovazione tecnologica”. Il ministro Carfagna ha infatti ricordato che “per il Porto di Taranto sono presenti investimenti nel PNNR, mentre per la ZES ionica ci sono altri 60 milioni di euro. Le linee Napoli-Bari e Taranto-Battipaglia favoriranno ii collegamenti con i corridoi europei, si lavorerà per un trasporto sostenibile, si sosterrà la ricerca per navi più green e smart e la sostenibilità della filiera ittica. Per questo il Tecnopolo potrà diventare un punto di riferimento scientifico e tecnologico per tutto il sistema Mediterraneo. E’ questa la prospettiva ambiziosa e necessaria che rincorriamo, si tratta di una sfida globale per i prossimi decenni. Taranto è la candidata naturale per questo, non per azione risarcitoria ma per la sua natura storica“.

Infine l’unica vera notizia sul Cis Taranto. “È mia intenzione convocare in tempi rapidi il tavolo istituzionale del contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto, l’istruttoria è in corso e la stiano portando avanti i miei uffici” ha detto ancora la ministra, ricordando quello che si sa oramai dal 2015, ovvero che tra le mie competenze c’è il contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto che prevede investimenti pubblici per oltre 1 miliardo di euro finalizzati al rilancio economico e sociale della città con progetti di bonifica e riqualificazione”. Aspettiamo speranzosi visto che la nomina è arrivata lo scorso marzo, ed il primo annuncio su un’imminente convocazione porta la data di aprile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/04/06/tecnopolo-ecco-lo-statuto-e-adesso/)

E’ stato poi il turno del Ministro Giovannini, che ha ricorda come il Tecnopolo sia un’idea inserita due anni e mezzo fa nella legge di Bilancio presentata dall’ex ministro Fioramonti. Per Giovannini la funzione del Tecnopolo dovrà essere quella indicata nell’articolo 2 dello Statuto che prevede la creazione di un hub internazionale. “Siamo nel mezzo di una rivoluzione culturale, con le Università che stanno mettendo al centro delle loro vision e mission la ricerca per gli obiettivi dell’agenda climatica 2030. Qual è valore aggiunto per il Tecnopolo? Fare un hub che benefici della straordinaria attività attuata e in prospettiva dal sistema universitario spesso troppo competitivo e poco cooperativo. Ruolo fondamentale del Tecnopolo sarà fare hub del sistema Italia in competizione con il resto del Mondo che va in questa direzione di ricerca e di utilizzo dei fondi comunitari“. “Anche il settore privato italiano va in questa direzione. Tecnopolo non può che porsi come attrazione di questi investimenti, Facile a dirsi e non a farsi, per questo deve partire il prima possibile, perché ci sono già altre esperienze come ad esempio quello di Milano” ha dichiarato il ministro. Che ha evidenziato come “aver scelto il Sud e Taranto non è solo simbolico, ma è una scelta di rete, di non mettere il Sud in una posizione strutturalmente debole e di colmare i divari. Che poi è la stessa direzione del Governo: come l’alta velocità sino a Reggio Calabria, cura del ferro, connettere porti con ferrovie ed aeroporti, quindi recuperare ritardi storici infrastrutturali ed attirare nuovi investimenti e fonti di finanziamento. Servirà anche il coinvolgimento della società civile, spesso sede di grande innovazione tecnologica”.

In chiusura il ministro ha lanciato un monito affinché si possa rivedere la composizione del Cda del Tecnopolo: “Perchè quando fu pensato due anni e mezzo fa era un momento diverso. Manca il ministero Mite, Infrastrutture e mobilità sostenibili. Non sto dicendo di cambiare lo Statuto. invito a chi dovrà gestire questa situazione è quello di pensare a qualche forma di qualche coinvolgimento forte dei due ministeri” ha concluso.

E’ stato poi il turno del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che ha sottolineato come il Tecnopolo avrà successo “se risponderà ad aspettative della comunità locale. Per troppo tempo come classe dirigente non siamo riusciti a portare soluzioni efficaci perché calate dall’alto, che forse erano anche in parte giuste, ma che non tenevano conto delle esigenze della comunità”. Dall’annuncio di  questo progetto ” si sono succeduti due esecutivi, si è persa un pò traccia della speranza di venire incontro alla comunità – ha detto ancora Melucci -. Conserviamo cautele. Lo Statuto del Tecnopolo sembra aver perso aderenza, ad esempio nella governance non c’è una posizione di governo locale, ma la vera anomalia è la mancanza di collegamento con l’Università locale. L’operazione così rischia di essere percepita come una grande operazione di carattere nazionale di ‘greenwaching’ mi verrebbe da dire con una provocazione”.

Melucci ha poi ricordato che la città di Taranto in passato, prima degli eventi dell’estate del 2012, “ha generato l’1% di Pil del Paese prima del sequestro dell’ex Ilva. Grazie anche ad una costellazione di imprese medio piccole locali che nel periodo del boom economico hanno reso Taranto una realtà economica importante. Per riprendere ciò abbiamo bisogno che quelle aziende che sono state desertificate dalla nuova compagine aziendale che gestisce l’azienda dal 2018, entrino a pieno titolo nel Tecnopolo. Se dovesse mancare questa aderenza con la comunità, se governance dovesse mantenere questa anomalia nello Statuto, e lasciasse fuori l’indotto economico locale che uscirà da un’Ilva più piccola e sicura, non otterremo un reale cambiamento. Invece al contrario Taranto con buone scelte diventerà pivot per il rilancio del Mediterraneo, il Comune ci sarà e darà il suo contributo. Ma occorre il coinvolgimento del territorio”. Il Tecnopolo potrà dunque avere un ruolo anche nel processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva: “Non saremo credibili come sistema Paese, se utilizzeremo i miliardi del Pnrr per fare il ‘revampingdell’altoforno che è una tecnologia vecchia dell’ottocento e che tra cinque anni non potrà essere competitiva con l’acciaio tedesco – ha dichiarato ancora Melucci -. La decarbonizzazione non ha alternative, altrimenti il sito chiuderà e ci sarà una seconda Bagnoli. Tecnopolo potrà essere un driver per la transizione energetica. Declinazione verso idrogeno e nuove forme di energia. Il Tecnopolo che dovrà avere la capacità di riqualificare e ricollocare in settori nuovi e sostenibili quella manodopera che è abbastanza probabile possa risultare in esubero dallo stabilimento siderurgico a margine di un tavolo che si occupi di un accordo di programma per il futuro dell’ex Ilva che continuo a chiedere al governo da tempo” ha concluso il primo cittadino.

Il presidente dell’Authority Sergio Prete, intervenuto subito dopo, ha sottolineato come “l’Autorità portuale da anni ha sposato il modello dei porti 6.0, che affianca alle funzioni tradizionali altre come quelle dello sviluppo e della sostenibilità ambientale. Nella nostra programmazione strategica (Azione nr. 1 del Piano Operativo Triennale 2017-2019) è presente l’istituzione di un Futureport Innovation Hub presso il porto di Taranto, finalizzato alla realizzazione di un programma di accelerazione di start-up e alla creazione di un incubatore di idee innovative in ambito portuale (che ha ricevuto il premio SMAU nel 2019), che stiamo sviluppando anche attraverso una collaborazione con porto di Rotterdam e l’Università degli Studi di Bari, che ha incontrato l’interesse dalla Cassa Depositie e Prestiti che ha deliberato la creazione dell’acceleratore dell’innovazione hub della blue economy proprio a Taranto che stiamo per costituire. Quindi propongo un collegamento con il Tecnopolo come prima iniziativa da programmare sul territorio, che consentirebbe di partire immediatamente” ha concluso Prete.  

Prima che il dibattito fosse allargato alle aziende presenti al webinar (Maire Tecnimont/Nextchem, Ferrero, Technip Italy Direzione Lavori, Gruppo Greenthesis, Gruppo Falck Renewables) con gli interventi che sono stati coordinati da Eleonora Rizzuto (Fondatrice e Presidente AISEC, Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare) e che la dott.ssa Daniela Caterino dell’Università di Bari, spiegasse in un suo intervento la composizione dello Statuto del Tecnopolo, è intervenuto il deputato Lorenzo Fioramonti, ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

“La scelta di Taranto fu oculata – ha ricordato Fioramonti che fu appunto colui il quale più si prodigò per questo progetto del Tecnopolo -. Proprio per la sua esperienza industriale legata a processi del novecento da riconvertire. Tutti parlano di sviluppo sostenibile, eppure non esiste un luogo dove tutto questo possa diventare sperimentazione d’avanguardia per tutto il Paese. Per questo fu scelta Taranto. Visto che tra l’altro nel Sud non esistono mentre ce ne sono due nel Nord. Lo facemmo nel 2018 con una dotazione economica di base nella speranza che gli esecutivi successivi incrementassero le risorse. La gestazione è stata molto lunga, ma ora con lo Statuto approvato, con legge approvata e finanziamento approvato, si può assolutamente partire sin da subito, coinvolgendo sin da subito le aziende. Ad oggi su Taranto non si è fatto granché. E quindi credo che sia il momento giusto anche per il nuovo governo. Potrà essere utile anche per riconvertire produzione Ilva o per sostituire quell’azienda con altre attività produttive: la ricerca e l’innovazione potrebbero attrarre nuovi fondi e nuove aziende interessate ad un discorso diverso” ha dichiarato l’ex ministro. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/09/12/tecnopolo-fioramonti-da-conte-scarso-entusiasmo/)

Le nostre conclusioni

Di fatto il webinar odierno organizzato dal Cnel non ci ha detto nulla di nuovo. L’approvazione dello Statuto del Tecnopolo venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.80 del 2 aprile scorso, come scrivemmo, e lì siamo rimasti. Che si tratti di uno strumento che se utilizzato con criterio e competenza possa tornare utile e dare un contributo nella ricerca e nell’innovazione è indubbio: ma di cosa si dovrà esattamente occupare, da chi e come sarà utilzizato e finanziato, ancora oggi non è dato sapere. Idem dicasi per il CIS: dopo il blocco patito nell’era Di Maio (quando l’attuale ministro delgi Esteri era allo Sviluppo economico si riunì per due volte in due anni) con l’avvento della gestione del senatore Turco sembrava aver ripreso il cammino interrotto nel 2017. Seppur con progetti non sempre coerenti con la mission originale. Ma certamente la gestione durata appena un anno dell’ex sottosegretario era stata operativa con non mai, visto che i primi anni servirono ad incanalare i vari finanziamenti. Adesso con il cambio del terzo govenro in tre anni la macchina si è di nuovo inceppata: vedremo quanto tornerà a riunirsi cosa accadrà.

Resta ferma in noi l’impressione che l’ultima moda, che utilizza parole come decarbonizzazione, riconversione energetica, innovazione, ricerca, sviluppo sostenibile, nuove fonti di energia e di trasporti e quant’altro, per quanto rappresenti il futuro verso cui tende l’umanità, sia profondamente disancorata dalla realtà. Non solo italiana, ma soprattutto tarantina. Che è molto complessa in ogni sua sfaccettatura. E che ha bisogno di concretezza, lungimiranza, competenza, realismo, serietà per cambiare nel corso dei prossimi anni. In molti, da tempo, stanno giocando un pò troppo con proclami, annunci roboanti, forse infervorati da eventi che poco o nulla potranno determinare nelle scelte reali da compiere su questioni cruciali. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul Tecnopolo https://www.corriereditaranto.it/?s=tecnopolo&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

3 Commenti a: Cis, Tecnopolo ed ex Ilva: quale futuro per Taranto?

  1. Fra

    Giugno 10th, 2021

    Tutte chiacchiere e distintivo ,non si è visto un cappero di niente !! Siamo sepolti dai rifiuti mentre smaltiamo quelli di tutt’Italia , che vergogna . Lo stato ha dato garanzie essenziali ai gestori ma non ai lavoratori Che devono subire questa miseria e questi ricatti occupazionali .

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    • Franco

      Giugno 10th, 2021

      Condivido a pieno! Insomma… Tante parole, una bella passerella di politicanti e miracolati vari , ma soprattutto tanta ma tanta fuffa. Speriamo almeno il buffet sia stato all altezza dei presenti… Sappiamo tutti il palato fine che questi anno…dopo tutto le “abbuffate” sono il loro forte.

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  2. Gico

    Giugno 10th, 2021

    Invece di chiacchierare e rincorrere dietro una bellissima bambina come se fossero nel giardino di qualche loro villa , pare di aver capito si trattasse di una riunione tra mosche cocchiere. Scusate non credo sia tanto difficile avendo a disposizione una pioggia di milioni costituire un comitato di esperti capaci di reperire una cordata di imprenditori anche di spessore internazionale per varare un piano industriale atto a riconvertire l’area a caldo del siderurgico in parco fonderie per il riciclo ad esempio del materiale proveniente dal locale neosito di rottamazione naviglio/aeromobili in modo da rianimare anche la cantieristica nautica tarantina. Poi non credo la nostra area industriale non sia dotata di spazi per ospitare gigafactory modello Tesla magari tutta italiana dove troverebbero sicuramente spazio il tecnopolo e l’università. Purtroppo come sempre la decarbonizzazione, innovazione energetica, innovazione, sviluppo sostenibile, nuove fonti di energia e trasporti avranno precedenza in altri lidi, a lido Taranto resteranno la favole ed i cimiteri industriali.

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