Addio Vittorio Veneto. E scusaci

 

L’ex ammiraglia della flotta italiana lascia per sempre Taranto, portando con sé il sogno di un museo sul mare.
pubblicato il 08 Giugno 2021, 07:39
6 mins

Sul canale navigabile c’è un’aria da corteo funebre. La notizia, trapelata qualche ora fa e mai confermata ufficialmente, è che il Vittorio Veneto lascerà il Mar Piccolo per l’ultima volta alle 5.00. Il passaggio, in realtà, avviene alcuni minuti prima e a salutarlo, complice il coprifuoco, c’è appena una decina di persone. Si compie così, in modo inglorioso, il destino di quella che una volta era stata la nave ammiraglia della Marina Militare italiana. Ma si compie anche la parabola di uno dei tanti sogni che hanno alimentato, per poi deluderle, le speranze dei tarantini.

Nave museo

Nave museo. Questo doveva essere il Vittorio Veneto dopo quasi quarant’anni di carriera in giro per i mari del mondo. Un sogno, divenuto lentamente un incubo, inseguito vanamente per quindici anni da quando, il 29 giugno del 2006, l’ultimo ammainabandiera mise fine alla vita operativa dell’ultimo incrociatore europeo.

Doveva essere e non è stato. I motivi sono molti. L’amianto, su tutti; i costi per rimuoverlo, l’oggettiva difficoltà ad individuarlo e bonificarlo completamente in una nave grande e longeva come il Veneto. Nonostante questo, più di una volta il progetto è stato sul punto di partire. Qualche tempo dopo il disarmo era parso quasi che la nave fosse pronta a partire per Bagnoli. Si gridò allo scippo ma Bagnoli rinunciò. Troppo amianto. A Taranto si gioì, c’era ancora tempo perché quel museo galleggiante si facesse in riva ai due mari. In Mar Piccolo, alla banchina torpediniere che del Veneto era stata la casa durante tutta la sua vita operativa. O, perché no, in Mar Grande, all’isola di San Paolo. Lo spettacolo si ripeté qualche anno più tardi, con la città di Trieste che si era candidata a sfruttare i fondi per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia per realizzare lì il museo che Taranto non era stata in grado nemmeno di avviare. Ma anche in quel caso non se ne fece nulla.

Eppure, i motivi che avrebbero reso il Vittorio Veneto un museo galleggiante ideale sono vari. Motivi logistici, sicuramente (il grande hangar per gli elicotteri sarebbe stato un ottimo spazio espositivo), ma soprattutto motivi storici. Il Veneto, infatti, ha visto passare sui propri ponti la Storia degli anni più duri della Guerra Fredda. Non a caso la più celebre fra le sue missioni rimane quella, datata 1979, per il soccorso ai profughi del Vietnam, in squadra con l’altro incrociatore Andrea Doria e con il rifornitore di squadra Stromboli, unico superstite ancora in servizio.

Per Taranto, poi, un museo sul Veneto avrebbe avuto un significato tutto particolare. Con la sua ostinata permanenza, in questi quindici anni, al posto 25 di una Banchina Torpediniere rimasta deserta, l’ex-ammiraglia ricordava a tutti un’epoca in cui la Marina e la città vivevano in simbiosi, in cui se una nave doveva uscire o rientrare il traffico si bloccava, in cui ci si accalcava sul belvedere della Villa Peripato o sugli spalti del Canale Navigabile per salutare chi stava per partire o chi era tornato da mesi di navigazione.

Un monito per tutti

La sconfitta, come si sa, è orfana, e infatti non c’è nessuna autorità a salutare l’ultimo incrociatore europeo che si avvia al suo destino.

Lasciando per sempre la città che l’ha ospitato per cinquant’anni (il primo passaggio del canale risale addirittura al 30 ottobre del 1969), il Vittorio Veneto mette la parola fine su una delle tante pagine dell’infinito libro dei sogni della città di Taranto, ma non sarebbe corretto parlare di una sconfitta solo tarantina. Il Vittorio Veneto, quale nave ammiraglia della flotta, per decenni ha rappresentato l’Italia nel mondo, e l’intera nazione, per bocca dell’allora neo-eletto Presidente Napolitano, aveva deciso di preservarlo perché, si disse, era assurdo che un Paese di millenaria tradizione marinara come il nostro non avesse nemmeno una nave museo, mentre marine come quella inglese possono permettersi addirittura un incrociatore nel centro di Londra (il Belfast). Tre lustri dopo il sogno non si è realizzato e questo lascia a tutti noi un monito: ciò di cui non ci prendiamo cura, prima o poi, va perduto per sempre. È accaduto al Vittorio Veneto ma ogni giorno accade, lentamente, a tanti piccoli pezzi del nostro patrimonio storico, culturale, paesaggistico (evitiamo l’elenco perché la giornata è già abbastanza amara così com’è). Quindi oggi, dato che non c’era nessuno a farlo, salutiamo noi il Vittorio Veneto che va via e gli chiediamo scusa per aver perso un altro pezzo della nostra Storia di tarantini e di italiani senza lottare abbastanza per salvarlo. E come i bambini promettiamo: non lo faccio più.

 

Per sottolineare ulteriormente ciò che poteva essere e non è stato, riproponiamo qui la bozza di progetto per un museo galleggiante approntata dalla disciolta Associazione Nave Museo Vittorio Veneto Cimelio Storico
 
 
 
 
 
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3 Commenti a: Addio Vittorio Veneto. E scusaci

  1. Gico

    Giugno 8th, 2021

    L’Italia è ” la repubblica delle banane” e Taranto una sua colonia. Un Paese di millenaria tradizione marinara non in grado di avere un museo galleggiante, un centro certificato per la demolizione ed il riciclo naviglio, dei porti capaci di intercettare il commercio globale dal canale di Suez e Gibilterra. Tutti parlano, pianificano ora deteniamo come capo di governo un fuoriclasse ( Mario Draghi ) grande esperto di economia ma nulla mai cambierà perchè nella “stanza dei bottoni ” entrano come al solito le mani di quelle quattro lobby che tengono in ostaggio 60 milioni di italiani caproni. Fatalmente oggi a parlare di turismo é venuto a visitarci un ministro della repubblica : ecco il Vittorio Veneto salpava le acque ed il ministro con tutti i maggiori attori della vicenda salutavano tutti prendendo dai tarantini ringraziamenti e congratulazioni per averli relegato un ” pugno di mosche “.

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  2. RICCARDO

    Giugno 8th, 2021

    Se ne è parlato, ma non si è potuto fare nulla per tanti fattori oggettivi, non ultimo l’abbandono in banchina per anni e anni. Ora sono di prossima dismissione altre pregevoli unità navali, nave Garibaldi in testa, oltre ai supercaccia classe De La Penne …
    Organizzare qualcosa? Per me potrebbero passare in gestione a qualche ANMI, con contributo volontario per lavori di minima manutenzione cura ex Arsenalotti di Taranto, o ex personale della MMI. Ma ci vuole un progetto organico di ampio spettro istituzionale

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    • Francesco

      Giugno 12th, 2021

      Certo è dispiaciuto anche a me… Alcuni parlano di operazione nostalgica, ma con queste “operazioni nostalgiche” alcune nazioni con popolazione lungimirante hanno creato attrazione per le loro città e comunità : Stati Uniti, Inghilterra ed altre. A Milano c’è il Toti, primo sottomarino costruito in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, davanti al Museo della scienza e della Tecnica : la lista d’attesa per la sua visita è lunghissima…Ricordo che , per la statua della libertà di New York , i francesi avrebbero provveduto alla statua, gli americani al piedistallo che venne realizzato su un basamento di granito proveniente dalla Sardegna.
      Joseph Pulitzer, giornalista ed editore del New York World, lanciò una raccolta fondi promettendo di pubblicare i nomi dei donatori, raccogliendo così 102 mila dollari. Tutti coloro che sono stati imbarcati sul Veneto, compresi i profughi vietnamiti ed i loro discendenti, avrebbero potuto raccogliere un piccolo contributo singolo per raggiungere lo scopo. Ma anche no tarantini avrebbero potuto farlo… Ma i detrattori sono molti ed i lungimiranti molti pochi : questi sono i risultati !

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