“Il covid non può far paura se affrontato dai primi sintomi”

 

L'esperienza di un giovane medico del gruppo di 'terapiadomiciliarecovid19inogniregione' che ha seguito la famiglia Cannella
pubblicato il 06 Giugno 2021, 11:42
5 mins

“Questo caso è mio, lo devo prendere in carico!”, così ha pensato la dott.ssa Roberta Cipriano, originaria di Monteroni (Lecce) e in servizio al Policlinico di Bari, dopo aver letto l’appello di Giorgia, a nome della sua famiglia, apparso il 10 aprile sulla pagina facebook di ‘terapiadomiciliarecovid19inogni regione’, mettendosi immediatamente in contatto per stabilire la terapia. E’ iniziato così il rapporto con la famiglia del compianto collega Ninni Cannella, dapprima professionale e poi sfociato in una bella amicizia. E’ una delle belle storie di cui è pieno questo tristissimo lungo periodo di pandemia, segno di speranza nella bontà dell’umanità.
Il medico, giovanissimo, racconta che l’inizio del suo impegno di volontariato in quel gruppo facebook risale allo scorso gennaio, dopo averne appreso notizie da amici, ritenendo fosse giusto impegnarsi per quanti erano colpiti dal virus e spesso abbandonati a quella terapia istituzionale di “tachipirina e vigile attesa”, fino all’inevitabile ricovero in ospedale, che tante vittime ha mietuto.
“Offerta subito la mia disponibilità, dopo le iniziali insicurezze, subito mi sono occupata di tre ammalati di Covid che da giorni andavano avanti con la tachipirina – racconta –. Dopo aver raccolto da ogni informazioni, anche con videochiamate, sulle loro condizioni e sulle patologie pregresse, ho studiato quali cure proporre. Il tutto è andato poi a buon fine. Mi è stato di grande sostegno morale e professionale il gruppo di colleghi di ‘terapia domiciliare’, molti dei quali di ben più ampia esperienza rispetto alla mia, con i quali condividiamo un gruppo whatsapp in cui abbiamo organizzato inizialmente dei webinar di aggiornamento in tema che mi hanno orientato nelle scelte”.
In breve sono giunti gli altri casi, finora oltre trentacinque, tra Puglia e Calabria, visitati anche a domicilio, quando le istanze lo permettevano, con gli opportuni dispositivi di protezione, tra mascherine e camici monouso da indossare sul pianerottolo.
Importante è la tempestività nell’informare i sanitari della malattia: “Prima s’inizia la cura e maggiori sono le probabilità di guarire – dice la dott.ssa Cipriano –. Così purtroppo non è avvenuto per Ninni, che ha tergiversato prima di informare di essere stato colpito dal virus, finendo poi in ospedale, dopo si è aggravato anche per lo stato di obesità”.
“Tornando all’appello di Giorgia Cannella – riprende il medico – mi ha fatto vincere ogni residua esitazione leggendo che la mamma stava peggiorando. Non potevo assolutamente permettere che il peso di quella situazione, che interessava anche la sorella Simona, gravemente disabile, pesasse interamente sulle sue giovani spalle. Ci siamo subito intese sin dai primi contatti. Mi impressionava di Giorgia il modo dettagliato e preciso in cui elencava i sintomi (ho poi appreso che effettuando studi universitari di fisioterapia, quindi aveva una certa infarinatura in merito) e la grande forza d’animo, che solo in gravi circostanze come quella si riesce a tirar fuori. Ci sentivamo telefonicamente anche tre volte al giorno e, quando le forze glielo hanno concesso, anche con la mamma, Patrizia. Abbiamo così iniziato così una sorta di lavoro di squadra cui hanno partecipato anche i familiari”.
“Momento di grande amarezza è stato quando ho saputo che il papà di Giorgia non ce l’aveva fatta, sentendomi così investita di maggiore responsabilità nei confronti di quella famiglia – continua la dottoressa Cipriano –. Ma non c’era tempo per abbattersi. A partire dal dodicesimo giorno della comparsa della malattia sono giunti i miglioramenti. Giorgia e Simona ne sono uscite per prima, poi è toccato alla mamma. E’ stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita ed è stato bello gioirne insieme”.
Viene spontaneo chiedere cosa ci riserva il futuro a proposito di questo virus. La risposta del medico è alquanto rassicurante: “Se la medicina del territorio sarà organizzata più seriamente, il covid, preso ai primi sintomi, potrebbe diventare una semplice e periodica epidemia stagionale simil influenzale da curare a casa. E non farebbe più paura”. Ce lo auguriamo di vero cuore!

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Un Commento a: “Il covid non può far paura se affrontato dai primi sintomi”

  1. vincenza viola

    Giugno 6th, 2021

    grazie è bello sapere che ci sono persone come voi GRANDI

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