“’A lenga Tarantine”, una serata per riscoprire le nostre radici

 

A Palazzo Pantaleo ritroveranno voci le poesie dei cantori della Taranto di un tempo
pubblicato il 22 Maggio 2021, 08:25
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Prendendo spunto da una bella serata dedicata alla poesia dialettale (Luce ca nò se stute), organizzata dall’Associazione Tarentina “Emilio Consiglio” il 20 dicembre del 1949, si è voluto rendere omaggio all’organizzatore di quell’evento, Alfredo Majorano, con una manifestazione “’A lenga Tarantine” il cui intento è quello di riportare in auge il nome di alcuni poeti dialettali, che più di altri, hanno contribuito allo sviluppo della letteratura dialettale tarantina.

La poesia dialettale era intesa da questi autori come la lingua poetica del popolo, immediata espressione della sua psicologia, della sua morale, delle sue condizioni sociali e delle sue aspirazioni politiche. Un contributo significativo allo sviluppo della letteratura dialettale tarantina, lo ha senz’altro fornito Emilio Lovarini (Lovadinia 1866-1955), il quale partecipò attivamente al dibattito nazionale sulla poesia popolare e sull’importanza del dialetto nella formazione degli studenti.

Lovarini, Giorgi, Pascoli, Targioni, Tozzetti, Massa, tutti giovani professori, nei primi anni della loro carriera furono inviati in sedi lontane, specie dell’Italia centro-meridionale. Molti di questi docenti, raccolsero canti e detti popolari, di cui pubblicarono qualche esempio o su riviste o in quei libriccini per nozze messi a frutto perché offrivano l’occasione di dedicare ai giovani sposi, poesie d’amore. Proprio in una Miscellanea Nuziale pubblicata nel 1897 a Bergamo, dedicata alle nozze Rossi-Teiss in 124 esemplari numerati, il prof. Emilio Lovarini pubblicò per la prima volta, una breve raccolta di canti popolari tarantini. Durante quegli anni, il prof. Emilio Lovarini, sollecitò i suoi studenti a compiere delle ricerche sul campo… tra i vicoli di Taranto vecchia. Tra i suoi studenti, figuravano: Leonida Colucci, Gioacchino De Vincentiis, Odoardo Voccoli, Vito Forleo, Francesco De Lorenzo, Vincenzo Tursi e Giuseppe Cassano. Purtroppo, al pari della poesia popolare, anche il dialetto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ha vissuto fasi altalenanti, sino ad essere considerato come un idioma limitato, inferiore, d’uso corrente, del tutto marginale rispetto alla lingua ufficiale. Ebbene, su tali pregiudizi si fonda l’opinione, ancor oggi condivisa, della subalternità del dialetto. Una vera e propria discriminazione culturale (… e non solo…), che si evince anche dalla scarsa considerazioni che le antologie scolastiche hanno riservato ai poeti dialettali.

Tra i poeti dialettali tarantini, un posto d’onore merita Emilio Consiglio (1841-1905) il quale, dopo aver composto tante poesie in lingua, che scandirono la sua vita tribolata, in tarda età si cimentò con il dialetto (‘A lenga tarantine), componendo poesie significative, che possono essere considerate testimonianze del nostro patrimonio immateriale. Le poesie di Emilio Consiglio, nella Taranto di quegli anni, erano molto apprezzate dai tarantini, tanto che Giuseppe Gigli riservò ampio spazio alle poesie del nostro poeta, nel suo bel libro Superstizioni e pregiudizi in Terra d’Otranto … Nel 1907 Il migliore degli scrittori municipali, l’avvocato Vito Forleo, responsabile della Civica biblioteca “Pietro Acclavio”, pubblicò una interessante e imprescindibile raccolta delle migliori poesie dialettali e in lingua di Emilio Consiglio, il quale a ragione veduta deve considerarsi il cominciatore della letteratura dialettale tarantina. La Raccolta di poesie italiane e tarantine di Emilio Consiglio (Taranto, Tipografia Sociale, 1907), racchiude una composizione più bella dell’altra, e tra loro anche la scelta di proporre la migliore è ardua.

Dopo Emilio Consiglio, un posto di rilievo occupano senz’altro Antonio Torro (1891-1929), poeta sensibile, attivamente impegnato nella vita pubblica della Taranto del primo Novecento, saggista e scrittore preparato, Liborio Tebano (1866-1940), poeta versatile, il quale amava celebrare gli uomini illustri e i grandi avvenimenti che caratterizzarono la vita politica e culturale tarantina nella prima metà del Novecento, Cataldo Acquaviva (1885-1969), Diego Marturano (1900-1989) e Alfredo Majorano (1902-1984), i quali ci consegnano delle “cartoline” di una Taranto soggetta a profondi cambiamenti.

Nelle poesie e negli scritti di Alfredo Majorano e di Diego Marturano, in particolare, non c’è spazio per la retorica, né per l’esaltazione di un passato mitico, c’è la descrizione nuda e cruda del vissuto quotidiano di tanta povera gente che conosceva a mena dito il morso della fame. Non da meno, sono le poesie e gli scritti di Alfredo Lucifero Petrosillo (1905-1977), di Gregorio Andriani pseudonimo Erato (1905-1976) due assidui collaboratori del celebre giornale “’U Panarijdde”, e di Francesco Gentile (1907-1943), poeta nostalgico, dall’animo gentile.

A questi autori, che hanno fornito un valido contributo allo sviluppo della letteratura dialettale tarantina con le loro poesie, con le loro commedie, con i loro bozzetti e con le loro canzoni, sarà dedicata la manifestazione che si svolgerà il 28 maggio a Palazzo Pantaleo, a cura della soc.coop. Museion, dell’associazione culturale Nobilisima Taranto e del civico museo etnografico “Alfredo Majorano”, e con il patrocinio del Comune di Taranto e dell’Assessorato alla Cultura.

L’organizzazione della serata prevede, dopo i saluti istituzionali, l’introduzione del prof. Antonio Basile e a seguire due poesie musicate a cura di Cinzia Pizzo e Antonello Cafagna di Tarantinidion, quindi le letture dei vari brani poetici che verranno declamate da Amelia Ressa, Anna Vozza, Carmen Adamo, Adriana Capuano, Elisa Amati, Lino Basile, Antonello Conte, Bruno Peluso. Arricchiranno ed allieteranno la serata due esibizioni musicali del soprano Valentina Colleoni accompagnata al pianoforte dal maestro Alessandra Corbelli. Al termine visita al palazzo e al Museo Etnografico accompagnati dalla guida turistica Gianpiero Romano.

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