‘Ambiente Svenduto’, la Corte in camera di consiglio

 

Per deliberare e scrivere il dispositivo della sentenza di primo grado del processo ci vorranno forse più dei canonici 10 giorni minimi previsti dalla legge
pubblicato il 19 Maggio 2021, 18:18
7 mins

A cinque anni dalla prima udienza, la Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, con a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari, si è ritirata quest’oggi in camera di consiglio per deliberare e scrivere il dispositivo della sentenza di primo grado del processo ‘Ambiente Svenduto’, sul presunto disastro ambientale prodotto dall’ex Ilva di Taranto sotto la gestione del gruppo Riva, tra il 1995 e il 2012. 

Per ripercorrere le ultime tappe del processo, potete cliccare i link degli articoli presenti nel testo.

Il processo, il cui dibattimento si è concluso oggi, vede coinvolti 47 imputati: 44 persone fisiche (tra dirigenti ed ex dirigenti del siderurgico, politici e imprenditori) e tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici). A vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale doloso, all’avvelenamento di acque e sostanze alimentari, getto pericoloso di cose, omissione di cautele sui luoghi di lavoro, due omicidi colposi in relazione alla morte sul lavoro di due operai, concussione, abuso d’ufficio, falso ideologico e favoreggiamento. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/05/17/ambiente-svenduto-battaglia-tra-accusa-e-difesa/)

Lo scorso febbraio, il pool dei pm della Procura di Taranto (Buccoliero, Remo Epifani, Cannarile, Raffaele Graziano) ha avanzato le sue richieste di condanna per gli imputati: 28 anni di reclusione per Fabio Riva e Luigi Capogrosso, ex direttore della fabbrica e 25 anni per Nicola Riva, insieme al fratello ed al padre Emilio Riva (defunto nel 2014) ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Sono 28 gli anni chiesti anche per l’ex addetto alle relazioni esterne Girolamo Archinà. Chiesti 20 anni invece per il dirigente Adolfo Buffo e per cinque imputati (Lafranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino e Enrico Bessone) definiti i ‘fiduciari‘, che per l’accusa formavano un gruppo di persone non alle dipendenze dirette dell’Ilva che però in fabbrica costituiva una sorta di ‘governo-ombra‘ che prendeva ordini dalla famiglia Riva.

La condanna a 17 anni è stata invece richiesta per l’ex presidente di Ilva ed ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, l’ex capo area parchi Marco Andelmi, l’ex capo area agglomerato Angelo Cavallo, l’ex capo area Cokerie Ivan Dimaggio, l’ex capo area altoforno Salvatore De Felice e l’ex capo area acciaieria 1 e 2 e capo area Grf Salvatore D’Alò e l’ex consulente della procura Lorenzo Liberti.

Richiesta inoltre la confisca degli impianti dell’area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012. 

L’inchiesta che il 26 luglio 2012 sfociò nel sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo del siderurgico (a tutt’oggi ancora sotto sequestro ed al centro della decisione che il Consiglio di Stato dovrà prendere sul ricorso avanzato da ArcelorMittal, ex Ilva in AS ed Invitalia avverso la sentenza del Tar di Lecce in merito all’ordinanza del sindaco di Taranto che nel febbraio 2019 ha ordinato Los spegnimento degli stessi dopo una serie di eventi emissivi), toccò anche i vertici della politica di allora e i vertici degli enti di controllo. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/05/06/ambiente-svenduto-alle-ultime-arringhe-poi-il-verdetto2/)

Cinque anni di reclusione sono stati chiesti dalla pubblica accusa per l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di ARPA Puglia, Giorgio Assennato, per far ammorbidire la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Il pm ha chiesto una condanna a 8 mesi per Nicola Fratoianni, deputato, attuale segretario di Sinistra italiana e all’epoca dei fatti assessore regionale pugliese. 

Per il reato di favoreggiamento richiesta di un anno proprio per l’ex direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, di 8 mesi per il direttore scientifico di ARPA Massimo Blonda, l’ex Dirigente del Settore Ecologia della Regione Puglia Antonello Antonicelli, l’allora capo di gabinetto di Vendola Francesco Manna, il direttore dell’area sviluppo economico Davide Pellegrino e per l’assessore regionale Donato Pentassuglia.

Sono invece 4 gli anni di reclusione chiesti dall’accusa per l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, che risponde di una tentata concussione e di una concussione consumata, reati che avrebbe commesso in concorso con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva (anche per lui chiesti 4 anni) e con l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà. Nel capo di imputazione si sostiene che gli imputati avrebbero indotto l’ex dirigente della Provincia, Romandini, ad assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva e in particolare a sottoscrivere la determina di autorizzazione all’esercizio della discarica per rifiuti speciali in area ‘Mater Gratiae‘ pur non ricorrendone le condizioni di legge. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/01/ambiente-svenduto-processo-nella-fase-finale/)

Chiesta trasmissione degli atti alla procura per l‘ipotesi di reato di falsa testimonianza è stata chiesta per cinque persone che hanno deposto nel processo. Tra queste c’è l’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa.

Il pm Mariano Buccoliero ha poi chiesto il non doversi a procedere per avvenuta prescrizione del reato per l’ex sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, a cui era contestato l’abuso d’ufficio in quanto, secondo l’accusa, pur essendo a conoscenza delle criticità ambientali e sanitarie causate dall’Ilva, non avrebbe adottato provvedimenti per tutelare la popolazione. Tra le richieste di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione ci sono i tecnici ministeriali Dario Ticali, presidente della commissione Aia rilasciata nel 2011, e Luigi Pelaggi ex capo della segreteria tecnica dell’ex ministro Stefania Prestigiacomo.

Una volta pronunciato il verdetto della Corte d’Assise, torneremo ad analizzare singolarmente le posizioni di alcuni dei maggiori imputati, in particolar modo di coloro i quali ricoprivano ruoli politici o negli organi di controllo.

(leggi tutti gli articoli sul processo Ambiente Svenduto https://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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