Ex Ilva: regna l’incertezza assoluta

 

Una vicenda che si trascina all'infinito. Ma non può fermare una visione della città proiettatata nel futuro
pubblicato il 16 Maggio 2021, 11:56
4 mins

Una vicenda che si trascina all’infinito. Moto perpetuo dell’incapacità di risolverla davvero o maestrìa nel rinviare ciò che scotta per tutti.
L’ex Ilva, fino a ieri ArcelorMittal, oggi Acciaierie d’Italia, è uno dei nodi irrisolti della Politica italiana. Non è l’unico – forse il più tragico per la scia di corpi che nei decenni s’è trascinato e si trascina – perchè, per esempio, Alitalia fa parte del pacchetto intricato di cui non riesce a trovarsi l’epilogo. A conferma di un Paese che s’accende di tanto in tanto per un problema risolto, nascondendo intanto la polvere accumulata sotto il tappeto.
E lasciamo stare una vera e seria riorganizzazione dello Stato: tutti la invocano, ma è il solito vociare improduttivo, buono solo per chi crede ancora alle favole. La soluzione saranno i soldi del Recovery Fund? Ai posteri l’ardua sentenza. Nella speranza che quella pioggia di miliardi non scateni le ganasce fameliche della solita Italia maneggiona.
L’ex Ilva, come qui sappiamo perfettamente, è forse il simbolo più alto dell’incertezza sovrana. Siamo giunti a quasi nove anni dall’esplosione dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’ e tutto sembra essere come in quel luglio del 2012: sono cambiati tanti attori ma la sceneggiatura è sempre la stessa. Una fabbrica che s’illude ora di ambientalizzarsi, ora di decarbonizzarsi, ora di diventare efficiente, ora di immaginare un futuro profumato e soprattutto meno distruttivo. Anzi, tutte queste cosette messe insieme. Un ginepraio di buone intenzioni. Meglio: un orticaio in cui nessuno vuole infilarsi per evitare conseguenze.
Studi, dibattiti, interventi legislativi, battaglie, pensieri filosofeggianti scontentano tutto e tutti: perchè nessuno ha il dono della verità assoluta, nessuno ha la soluzione migliore e soprattutto quella più praticabile.
E allora regna, il replay è d’obbigo, l’incertezza più assoluta. Che provoca reazioni qualunque sia la visione: quelle dell’ambientalismo più ortodosso e quello più addomesticante, quelle di chi antepone il lavoro sognando una fabbrica pulita e sicura, quelle delle fazioni contrapposte della politica, quelle di chi propala demagogia mascherandola dietro a una bandiera di partito o di sindacato. E finiamola qui, perchè l’elenco è lungo di attori protagonisti e comparse, che s’alternano su un palcoscenico dov’è bandito il calar del sipario. Con un dubbio assillante: ma non è che l’incertezza sia la volontà che accompagna tutte le scelte fin qui adottate nelle stanze del potere?
Qui, nel nostro limitato mondo di un’informazione artigianale, non c’è qualcuno capace d’indicare la corretta via. Perchè da anni, ormai, pensiamo che la vicenda Ilva probabilmente s’esaurirà nei prossimi decenni, quando il mercato renderà quel coacervo di ferraglia sbuffante veleni ormai insostenibile: accettiamo critiche e smentite, sia però chiaro soprattutto nei fatti perchè le parole non bastano più.
Qui da tempo crediamo in una città diversa, capace di colorare la sua già straordinaria conformazione in economia concreta, a misura d’uomo, appettibile, disegnata per le generazioni future. Una sfida difficile, complicata, appena agli inizi. Quei camini orrendi saranno ancora lì, almeno per il momento: ma non possono essere l’alibi per restare fermi al palo e attendere che qualcuno li tappi per sempre.
Certo, la battaglia può e deve continuare fino all’ultimo centimetro da conquistare. Nel frattempo, però, proseguiamo a fabbricare (già, proprio così: a fabbricare) una città la cui Storia ultra-millenaria vuole sia centro vivace e produttivo di Bellezza.

Condividi:
Share
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

2 Commenti a: Ex Ilva: regna l’incertezza assoluta

  1. Fra

    Maggio 16th, 2021

    Sapete quale certezza c’è :la morte ,altro che corona vairus,tumori ,malattie cardiovascolari ,respiratorie ,bambini malformati ,stile Chernobyl con meno scorie radioattive. Abbiamo un presidente della regione ,che mai potremmo chiamare Governatore(il suo sogno )quasi un raccomandato dalle provincie prescelte e da quei tarantini venduti che il signore spero un giorno di porti con se ! Pertanto buonasorte ,forza Mittal è viva l’AD che è una donna eccezionale con due gonadi a certi livelli !!

    Rispondi
  2. Gico

    Maggio 16th, 2021

    Nessuna incertezza, i pochi e soliti attori della vicenda tarantina hanno deciso l’eutanasia del sistema industriale. La città nelle migliori delle ipotesi tornerebbe un piccolo paese ( 90000 ab.)del sud con un area industriale degradata come quella di Bagnoli ad economia povera basata sulla pesca ed un risicato turismo nei pochi periodi di ” vacche grasse”. Assisteremo ad un forte fenomeno emigratorio ( più di quello attuale) praticamente i residenti saranno anziani e militari. Quindi non illudiamoci, dimentichiamo il sogno dello sviluppo di una nuova economia quale il navalmeccanico, il riciclo, le gigafactory energetiche/rinnovabili, la portualità e relative infrastrutture: non ci sono le condizioni, capacita’ e volontà a livello locale e nazionale di intraprendere quel movimento di sviluppo che parta da quel bagaglio di esperienze passate per un futuro migliore. Attualmente esiste solo una timida gestione del sistema Taranto di tipo condominale con un orizzonte di alcuni metri prima delle Cheradi.

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)