Ex Ilva, Consiglio di Stato: comunque Melucci ci ha provato

 

A prescindere da come si pronuncerà il massimo giudice amministrativo, il primo cittadino ha vinto la sua battaglia
pubblicato il 13 Maggio 2021, 11:25
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Il Consiglio di Stato oggi si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva avanzata da ArcelorMittal Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria (‘affiancata’ nel giudizio da Invitalia e coadiuvata dall’intervento dei legali del Ministero dell’Ambiente), in merito all’esecuzione dell’ordinanza del Tar di Lecce, che lo scorso 13 febbraio aveva definitivamente respinto i ricorsi delle due società.
Sentenza del Tar che aveva ‘riattivato‘ i due termini di trenta giorni – rispettivamente fissati dall’ordinanza del Sindaco di Taranto n. 15 del 27 febbraio 2020 e dalla nota n. 173 del 29 marzo 2020 – ripresi a decorrere dopo il deposito della sentenza appellata dal 14 febbraio 2021 e che imponevano lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo entro il 14 aprile scorso. Difficile sapere se il pronunciamento verrà diffuso oggi stesso, solitamente se ne sa qualcosa il giorno dopo.
A prescindere da quel che avverrà, diciamo subito come la pensiamo. Qualunque sia la decisione di Palazzo Spada, va dato atto al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci (probabilmente presente oggi a Roma) di aver comunque vinto la sua battaglia. Politica e istituzionale. Non c’è dubbio, checchè se ne possa pensare. Perchè ha usato tutte le leve possibili per fermare gli impianti inquinanti dello stabilimento siderurgico tarantino: in ogni caso, ci ha provato. Intanto, ha insinuato dubbi nella gestione di un problema gigantesco come quello dell’ex Ilva.

Sappiamo perfettamente che neppure la Magistratura è riuscita finora a ottenere lo stop, visto e considerato che i vari Governi che si sono succeduti dal 2012 in poi hanno decretato la strategicità dello stabilimento, evitando così qualunque attacco alla produzione d’acciaio, decretazioni avallate da vari pronunciamenti della stessa Corte Costituzionale.
Per cui se oggi il Consiglio di Stato rigetterà le tesi di Tar e quindi di Melucci (è bene sottolineare a chiare lettere che il Consiglio di Stato si esprime solo in termini di legge, e cioè si pronuncia sulla validità o meno degli atti amministrativi motivi dei contenziosi), non sarà certo nello specifico per colpa del primo cittadino e della sua amministrazione.
Taranto paga colpe che affondano le radici nel tempo, è stata ed è sacrificata sull’altare del profitto: sarebbe stucchevole ripercorrere, ora, decenni di complicità, sottomissioni, scelte scellerate, false promesse, legislazioni ad hoc e tante altre cosette che non esentano nessuno o quasi dal sentirsi parte di una lunga, lunghissima storia di pane, acciaio e veleni.

Taranto resta una città a rischio altissimo, ma è anche una città che sta cercando di uscire dalla morsa di una narrazione parziale della sua, finalmente oggi esportata, invece straordinaria bellezza. Non vuol dire convivere con l’inquinamento: mai si pensi a un pensiero simile, perchè esso va combattuto sempre e comunque. Però, è sacrosanto credere a un futuro differente. E, forse, lentamente questa è diventata la visione che si sta facendo strada. Speriamo.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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