L’oro blu delle… Api

 

L’acquacoltura è un sistema di produzione alimentare efficiente per uso di risorse: acqua, suolo, energia e per impatto sull’ambiente. E i vantaggi sono anche economici, sociali e culturali
pubblicato il 09 Maggio 2021, 08:08
4 mins

L’Italia vanta la seconda flotta europea di pescherecci. Oltre ventimila imbarcazioni, trentamila marittimi che arrivano a centomila, considerando il personale a terra. L’indotto sfiora mezzo milione di lavoratori. Numeri che dicono quanto la pesca sia importante nel nostro Paese.

E di fronte a una popolazione mondiale in continua crescita e con richieste sempre maggiori, l’acquacoltura sostenibile è la risposta migliore. A livello globale, infatti, mentre cresce la presenza di plastica in mare (vedi https://www.corriereditaranto.it/2021/04/11/guerra-al-continente-in-piu/ – Corriere di Taranto) il consumo di pesce aumenta in maniera crescente e il sessanta per cento delle risorse ittiche è sfruttato oltre misura.

Secondo i dati API (Associazione Piscicoltori Italiani) e uno studio del 2018 della FAO, l’acquacoltura risulta il sistema di produzione alimentare più efficiente per uso di risorse: acqua, suolo, energia e per impatto sull’ambiente.

Il raffronto è presto fatto. Per produrre un chilo di pesce occorrono poco più di 8 litri d’acqua e si generano 3,3 chili di anidride carbonica. Invece, per ottenere un chilo di carne di maiale, sono necessari più di 28 mila litri di acqua e la produzione di anidride carbonica è pari a 6 chili. Mentre, per portare in tavola un chilo di manzo servono quasi 21 mila litri di acqua e si riversano nell’ambiente 40 chili di anidride carbonica.

L’acquacoltura, quindi, contribuisce a preservare le risorse ambientali, a proteggere le specie in via d’estinzione e a mantenere gli habitat e la biodiversità. Inoltre, gli impianti svolgono il ruolo di sentinelle ambientali, perché rilevano ogni giorno le variazioni della qualità dell’acqua. Acquistare i prodotti dell’acquacoltura significa promuovere un consumo responsabile dei prodotti ittici in Italia, a beneficio dell’ambiente.

Durante la pandemia, ad esempio, circa la metà dei consumatori italiani ha cambiato le proprie abitudini alimentari, privilegiando il pesce e scegliendo pesce allevato in Italia perché considerato più controllato e più buono. Sono i risultati del recente studio sull’impatto del lockdown sull’allevamento intensivo di prodotti ittici che API ha commissionato a Crea Marketing Consulting, una società di consulenza.

Il presidente di API, Pier Antonio Salvador, ha presentato gli esiti della ricerca “Acquacoltura e Covid-19: quale impatto sui consumi?” durante la manifestazione online Aquafarm, evento che ha anticipato la fiera dell’acquacoltura Aquafarm, che si svolgerà a Pordenone a giugno e che permetterà ai professionisti del settore dell’acquacoltura sostenibile euro-mediterranea di confrontarsi, aggiornarsi e stabilire nuovi contatti.

I dati pubblicati da API mostrano che il settore dell’acquacoltura nel 2019 ha prodotto circa 62 mila tonnellate di pesce, il cui valore complessivo va oltre i 300 milioni di euro. Al primo posto c’è la trota con 37 mila tonnellate; al secondo posto si colloca l’orata con oltre 9 mila tonnellate; mentre al terzo posto si trova la spigola con 7 mila tonnellate. L’ombrina si posiziona all’ultimo posto con 100 tonnellate prodotte.

I vantaggi dell’acquacoltura sostenibile non sono solo ambientali, ma anche economici, sociali e culturali. Il pesce allevato in Italia costa di meno perché il sito di produzione e quello di vendita sono ben collegati e vicini. E senza dimenticare che l’acquacoltura sostiene lo sviluppo di zone umide e lagunari, altrimenti destinate all’isolamento non va trascurato che molti impianti di acquacoltura in Italia utilizzano l’acqua anche per produrre energia elettrica pulita.

Tutto questo, assieme alla garanzia delle regole comuni è fondamentale per tutelare anche l’operato di quei pescatori che lavorano nel rispetto delle regole, in un ottica di attenzione alle risorse marine viventi.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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