“Restiamo uniti perché il territorio possa finalmente risollevarsi”

 

L’appello dell’arcivescovo a tutti i sindaci ionici nella cerimonia de “’u pregge”
pubblicato il 08 Maggio 2021, 21:15
7 mins

Quella di sabato sarebbe stata veramente la serata ideale per il passaggio di San Cataldo nella nostra rada assieme a numerose imbarcazioni di ogni tipo. Le condizioni meteorologiche erano più che primaverili (molti passeggiavano in mezze maniche), con un mare bello oltre ogni immaginazione, dagli accecanti bagliori argentati che infrangevano l’azzurro cobalto della superficie. Affacciati alla balaustra, meditavamo malinconici al pensiero che il Santo neppure quest’anno sarebbe stato fra la sua gente. E l’eco del tempo pareva riportare dal passato i suoni delle bande che in quella serata da piazza Castello si sarebbe avviate in marcia verso la cattedrale assieme ai “colpi oscuri” lanciati dal castello, da dove il passaggio di “San Catàvete nuestre” sarebbe stato salutato dall’argentea cascata di fuochi pirotecnici. E invece, niente di tutto ciò in quest’altro scorcio di pandemia (speriamo il più breve possibile).

Foto Mino Lo Re

In basilica ha avuto luogo la cerimonia di consegna della statua del Santo al sindaco per tutta la durata delle celebrazioni patronali. “U pregge” (è il termine dialettale del momento tradizionale) è stato caratterizzato dalla novità della consegna delle chiavi al santo da parte del primo cittadino Rinaldo Melucci. Erano presenti anche i sindaci dei comuni dell’arcidiocesi, che hanno così celebrato, assieme al capoluogo, il giubileo loro dedicato deponendo nel battistero (dove 950 anni fa furono rinvenute le spoglie del santo) un cero con il simbolo della propria comunità

Durante la cerimonia, l’arcivescovo mons.Santoro ha pronunciato il consueto discorso.

“La città che un anno fa sembrava immune dal virus – ha detto – si è poi rivelata fragile e ora sta ancora pagando un prezzo alto: la mia preghiera è per tutte quelle persone che non ce l’hanno fatta, per quelle che ancora soffrono nelle corsie degli ospedali e per coloro che se ne prendono cura, i medici, gli infermieri, tutto il personale sanitario, ai quali va la mia gratitudine”.

Mons. Santoro ha aggiunto che la pandemia non può però far dimenticare la sofferenza di questa terra martoriata per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra.

“Il mondo intero a causa del Covid – ha evidenziato – si è ritrovato nella condizione, che noi conosciamo bene, di scegliere tra salvaguardare la salute o il profitto, l’uomo o l’economia, il vile ricatto al quale dobbiamo finalmente sottrarci. La nostra comunità conosceva già l’affanno per un sistema sanitario non in grado di rispondere alla domanda di salute e spesso costretta a peregrinare per esigere il suo diritto alla cura, in un sistema che ha sacrificato la salute al pareggio economico: il suo grido è diventato dell’umanità intera. Ma l’intera provincia ha unito le forze al fine di costruire insieme un percorso condiviso per progettare un futuro socio economico rispettoso dell’uomo e dell’ambiente?”

Dall’ex Ilva passando per le scorie radioattive della Cemerad per arrivare alla discarica Vergine, mons. Santoro ha elencato le ferite aperte del nostro territorio che possono essere sanate solo con la forza di una tradizione tutta meridionale costituita da valori resistenti e durevoli che vanno riscoperti riscoprire.

Foto Mino Lo Re

“E preghiamo San Cataldo – ha aggiunto – affinché sia presto disponibile anche l’importante contributo promesso dal Piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo”.

Parafrasando Giovanni Paolo II (“dobbiamo prendere la nostra città, la nostra provincia e farne un capolavoro”) l’arcivescovo ha invitato a stringere patti di fratellanza dal versante orientale a quello occidentale della provincia ionica per conquistare il ruolo che il territorio merita per capacità e cultura.

“Ma non tocca solo a noi! Sentiamo molto parlare di “transizione ecologica”, abbiamo da poco un ministero dedicato, ma quale territorio se non il nostro è così emblematico dei guasti italiani? – si è chiesto – Di bonifiche qui si parla da anni, gli impegni assunti sono caduti insieme ai governi che si sono succeduti per poi ogni volta ricominciare da capo, come in un estenuante gioco dell’oca. Non possiamo più andare avanti così: serve un cambiamento radicale. Il clima di incertezza sfianca anche la speranza più ostinata e ora abbiamo un’ultima opportunità con i fondi del Next Generation Ue e del Recovery Plan: restiamo insieme, uniti, facciamo fronte comune perché il nostro territorio possa finalmente risollevarsi”.

A 950 anni di distanza dalla ricostruzione della cattedrale rasa al suolo dai saraceni e dal rinvenimento del sepolcro del santo, l’arcivescovo ha parlato delle attuali macerie su cui ricostruire, riconoscendo che non è impresa facile. “Il lavoro che manca, la monocultura industriale, l’inquinamento e le malattie ad esso legate, il poco rispetto per il bene comune, – ha detto – ci impegnano in una sfida epocale che chiama in campo la responsabilità di ogni singolo: il mercato da solo non ci cambia; non si cambia se non cambiamo noi stessi, non si cambia se non tutti insieme”.

“Invochiamo il Santo Patrono – ha concluso – perché posi sempre il suo sguardo, la sua mano, sul suo popolo e ci dia il conforto e la forza che ci servono per affrontare uniti questa grande sfida e progredire lungo il percorso del pieno soddisfacimento delle nostre legittime aspettative”.

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