Non abbiamo diffamato Emiliano

 

Il giudice ha assolto con formula piena il nostro direttore Di Noi e il collega Leone dalla querela intentata al presidente della Regione Puglia
pubblicato il 05 Maggio 2021, 11:23
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Assolti. Con formula piena. La giustizia ci ha reso… giustizia. E scusate il gioco di parole, forse mai prezioso come in questo caso.
Assolti dall’accusa di diffamazione che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, aveva intentato sporgendo querela nei confronti del sottoscritto e del collega Gianmario Leone.
Il giudice dott.ssa Curci, pronunciando la sentenza – dopo le varie discussioni in aula ascoltando lo stesso Emiliano prima, e noi successivamente, le arringhe finali dei legali di parte (avv.Fiore di Bari per il presidente e avv.Massimiliano Madio per noi), aver sentito la richiesta di assoluzione del pm dott.Russo ed esaminata la copiosa documentazione presentata dalla difesa – non ha avuto dubbi, sentenziando la nostra assoluzione, ripetiamo con formula piena.
Siamo davvero contenti. Ma non esultiamo: in aula non ci dovevamo neppure finire, se permettete. Non abbiamo mai voluto diffamare Emiliano, perché riteniamo di aver sempre tenuto una condotta: quella del rigore e dell’onestà intellettuale nel rispetto di tutti, siano politici o altri.
Con quello stesso rigore e quella onestà intellettuale abbiamo sempre e comunque portato avanti le nostre opinioni, senza mai piegare la testa. Perché crediamo con fermezza e convinzione che la libertà di stampa e l’art.21 della nostra Costituzione siano i punti cardinali di questa professione, quel giornalismo fin troppo vessato dagli attacchi continui e ripetuti da parte di chi – e sono tanti in giro – si sente onnipotente e intoccabile.
Non stappiamo una bottiglia di spumante, né ci lasciamo andare alla propaganda, non cantiamo vittoria, neppure affideremo al conio una medaglia celebrativa: non è mai stato nel nostro stile. Perché mai ci siamo nascosti dietro bandiere né aggrappati ad appelli. In passato siamo stati nel mirino dei Riva perché nemici dichiarati dei ‘signori dell’acciaio’, tanto da meritare – secondo quanto si legge nelle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’ – una spedizione punitiva da parte di “amici calabresi” degli stessi Riva: anche in quell’occasione la nostra risposta fu il lavoro e soprattutto la nostra libertà. Altre volte abbiamo ricevuto minacce e perfino qualche proiettile di kalashnikov imbustato: la nostra schiena è rimasta dritta. Perché la libertà è un valore assoluto e per noi una fede.
Non ci sentiamo migliori di altri, neppure i peggiori, ma semplici artigiani di questo meraviglioso mestiere. Perchè nel nostro DNA c’è soprattutto la consapevolezza di non essere depositari della verità: nessuno lo è, per quanto in troppi credono di esserlo. Sbagliamo noi, così come sbagliano gli uomini: è naturale. Ma nessuno – e ribadiamo: nessuno – può permettersi il lusso di accusarci di manipolare notizie, diffondere fake per sbeffeggiare qualcosa o qualcuno. Abbiamo sempre seguito la via della documentazione, e proprio come nell’occasione del contenzioso con Emiliano non abbiamo fatto altro che riportare un fatto: nulla di più, nulla di meno. Con il diritto di critica che nemmeno la Costituzione vieta, anzi.
Questi siamo, questi rimarremo. Nel tentativo continuo e quotidiano di offrire un servizio alla gente. Nel pieno rispetto degli altri, con la coscienza a posto, guardando chi ci sta di fronte senza mai chinare lo sguardo. A qualcuno o anche più di qualcuno non piacerà, specie perchè non apparteniamo a consorterie e non seguiamo mode e luoghi comuni pur di strappare qualche like in più. “La libertà è partecipazione” cantava Giorgio Gaber, e noi cerchiamo di seguirne la traccia sempre e comunque.
Lasciateci, infine, ringraziare prima di tutto il nostro legale, avv.Massimiliano Madio, che ci ha supportato, spronato, difeso molto più che egregiamente pur sapendo quale “avversario” avessimo di fronte. Un grazie al nostro editore Alessandro Epifani, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno. E a tutta la nostra organizzazione, che opera e lavora senza urlare ma con serietà.
La libertà di stampa è questa, e anche questa volta ha vinto in un aula di tribunale.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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