Una suora come padre Pio, testimonianze da Taranto

 

pubblicato il 02 Maggio 2021, 10:28
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Anche da Taranto giungono testimonianze sulla causa di beatificazione di suor Pura Pagani, vissuta sulle orme della santità di Padre Pio, di cui ereditò i doni soprannaturali. La religiosa, scomparsa il 2 luglio 1991 a 86 anni, apparteneva alla congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone sul Garda, in provincia di Verona. Tanti, come accadeva con il santo del Gargano, attendevano ore per parlare con lei ed esporre le proprie sofferenze, ricevendone benefici che spesso andavano al di à di ogni aspettativa. E’ il caso, per esempio, dell’artista tarantino Michele Miglionico, il “pittore di Padre Pio”, che la incontrò per venir a capo di una crisi di fede. “Suor Pura sapeva già cosa volevo da lei ancor prima che parlassi, accennando anche al mio legame con Padre Pio che, a suo dire, mi aveva ispirato ad andare da lei – dice – Nelle sue parole ritrovai lo stesso modo di interloquire del frate stimmatizzato con quanti si rivolgevano a lui, infondendo coraggio e anche rimproverando”. All’artista tarantino un gruppo di devoti qualche anno addietro ha commissionato un ritratto di suor Pura, donato alla chiesa del paese dov’è sepolta, Campofontana, in provincia di Verona.

Anche la signora Rosalba Aquaro ha avuto contatti con suor Pura, non personalmente ma in qualche modo prodigioso. La vicenda ruota attorno a un crocifisso del Settecento, cui era molto affezionata, donatole da un sacerdote congolese, ora deceduto, don Carlo, che a sua volta lo aveva ricevuto da un noto esorcista. “Quest’oggetto non resterà a lungo nella tua casa, ma lo ritroverai quando scenderà dalla parete” – avvertii interiormente, ma non compresi.

Dopo qualche giorno il suo direttore spirituale glielo chiese in prestito per andare a pregare su un ragazzo moribondo. Era così giunto il momento del distacco, ma la signora gli rispose che voleva attendere un segno di conferma. Così la notte successiva ella sognò che il crocifisso scompariva dalla parete dove era appeso. “Al risveglio, telefonai a quel sacerdote per avvisarlo che il segno era arrivato e che gli avrei dato il crocifisso – continua – ‘Sarà sempre tuo’, mi disse. ‘No, è di tutti e due’. E così, ogni volta che ne avevo necessità, mi recavo nella sua cappella privata, dov’era esposto, per raccogliermi in preghiera”.

“Non mi rassegnavo a quella perdita, pensando che Gesù mi avesse abbandonato, soprattutto in quel momento particolare della mia vita – racconta – Questo, finchè un giorno, alle prime luci dell’alba, sognai di entrare in un negozietto di articoli sacri per acquistarne uno nuovo. Mi accolse una suora vestita di bianco con un bellissimo sorriso cui esposi il mio desiderio, avvertendo però che disponevo di appena 15 euro. La suora mi fece cenno di attendere ed entrò in una stanza da cui fuoriusciva una gran luce per poi uscirne con un crocifisso a grandezza d’uomo. ‘Eccolo, è tuo’, mi disse. Nel frattempo la statua di Gesù si animò e scese dal legno per abbracciarmi”.

“Al risveglio, rimasi perplessa sul significato del sogno – continua – Chiesi spiegazioni a un sacerdote che, sorridendo, mi disse che si trattava di una metafora della solennità di quella domenica, che avevo dimenticato , il Corpus Domini, in cui Gesù scendeva, come pane eucaristico, per le vie della città, incontrando ogni uomo. Ne fui rincuorata perchè capii che il Signore non mi avrebbe mai abbandonata: anche senza… crocifisso alla parete”.

Qualche giorno dopo Rosalba, sfogliando un opuscolo su suor Pura, riconobbe nelle foto proprio la religiosa del sogno. “Fui colpita da questa suora così umile e sorridente – racconta – Mi piacquero anche le preghiere da lei composte, che presi a recitare nella chiesa che frequentavo, quella della Madonna di Costantinopoli al rione Croce. Un giorno, mentre ero intenta a quelle orazioni, sentii bussare fortemente alla vetrata dell’ingresso. Andai a controllare, ma non c’era nessuno. Pensai a uno scherzo e tornai a pregare, quando il fenomeno si ripetè: era tutto molto strano. Telefonai subito a don Paolo Baio, sacerdote di Vicenza e studioso di suor Pura, con cui avevo avuto dei precedenti colloqui, il quale mi spiegò che quelle strane ‘bussate’ erano il segno della benevolenza di suor Pura, che mi aveva presa sotto la sua protezione. E da allora, continuo a parlare a tutti di questa suora così speciale, che mi auguro di veder presto agli onori dell’altare”.

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