Libia… guerra tra acqua e petrolio. Tra indifferenze e neocolonialismo

 

pubblicato il 02 Maggio 2021, 19:31
5 mins

Nell’attuale ordine mondiale della finanza e delle multinazionali, la Libia del post Gheddafi si trova a difendere il suo popolo dall’assalto ai pozzi di petrolio e la rete idrica. In un clima da guerra civile operano la Banca Mondiale, le Nazioni Unite, la Nato, ONG, Croce Rossa Internazionale da una parte, combattenti libici divisi per fazioni rivali e mercenari dall’altra. Da 10 anni in Libia si combatte una guerra di tutti contro tutti, mentre lo scenario diplomatico internazionale tre cui l’Italia non riesce a trovare una soluzione duratura.
Tutto ciò avviene per accaparrarsi le risorse di idrocarburi e non solo presenti nel Sahara. Il prezzo maggiore di questo scenario per ora lo paga soprattutto il popolo di 8 milioni di libici, vittime di una crisi grave umanitaria, un popolo che in maggioranza vive sulla costa a cui si sono aggiunti i migranti in transito verso il Mediterraneo e l’Europa.

Rete idrica in Libia

La causa principale della crisi umanitaria è dovuta al problema dell’acqua, in un paese dove fino poco tempo fa si trovava la più grande rete idrica del mondo. Un sistema di tubazioni di cemento lungo 4.000 km che porta l’acqua fossile delle falde sotterranee del deserto alle citta costiere e che alimenta l’industria agricola. Negli anni, a causa della guerra del petrolio, sono state bombardate le tubazioni e le stazioni di pompaggio, provocando una grave crisi idrica della quale si parla poco. A subire la crisi idriche anche migliaia di migranti provenienti dalle regioni sahaeliane confinanti. La rete idrica in molti tratti ha bisogno di riparazione e manutenzione, in alcuni tratti l’acqua è stata contaminata, compromettendo anche la produzione degli impianti di desalinizzazione, l’80% dei quali risulta attualmente fuori uso; si intrecciano drammaticamente l’allarme per l’aumento di insorgenza di focolai di colera e di altre malattie infettive.
La situazione alimentare è drammatica, paesi presenti anche per motivi di interessi come Turchia, Russia Egitto e Emirati Arabi Uniti forniscono beni alimentari e medicine, oltre alle Agenzie dell’Onu. Più di due milioni di libici, a Tripoli e in altre zone del Paese, devono fare i conti con le interruzioni di acqua corrente ed elettricità.
Durante i miei viaggi trans-sahariani, ho avuto modo di vedere i giacimenti di acqua fossile nelle regioni dell’oasi di Kufra e di Murzuq dove si trovano grandi pozzi profondi da 100 a 2000 metri, le più grandi falde sono state scoperte negli anni 50 durante le ricerche di idrocarburi al confine di Niger, Sudan e Ciad .
I libici hanno iniziato a posare i tubi negli anni ‘80 per un progetto denominato Grande Fiume Artificiale, il cui scopo era quello di convogliare acque fossili e renderle disponibili all’utilizzo umano, sfruttando l’enorme bacino sotterraneo di 35 mila km cubi. Ora l’acquedotto è sepolto nella sabbia per evitare l’evaporazione ed è in grado di trasportare ogni giorno 6 milioni e mezzo di metri cubi di acqua dalle zone di prelievo fino alla costa del Mediterraneo. Il progetto ha poi collegato altre falde per ampliare la produzione agricola, il costo totale è stato di 30 miliardi di dollari, cifra pagata dal governo Gheddafi. Questo grande progetto ha ricevuto un encomio speciale dall’Unesco.
Attualmente nello scenario sahariano, è presente anche l’Isis, diviso in gruppi con sigle diverse, come ho potuto constatare in un reportage per Rainews24. Questi gruppi, dopo aver operato nella zona del golfo della Sirte si sono spostati verso il sud della Libia, per continuare il progetto del Califfato islamico, territorio che va dalle coste della Mauritania a quelle somale. Gruppi che rappresentano un’ulteriore minaccia con azioni di sabotaggio sia ai pozzi petroliferi che alle infrastrutture della rete idrica . Durante il mio viaggio ho avuto modo di parlare con migranti sulle piste che dal Niger attraversano le montagne dal tristemente famosi passi Salvador e Tummo, nella terra dell’etnia dei nomadi Tebu. Ho visto nel deserto carovane con centinaia di disperati e le misere tombe di sabbia senza nome, di coloro che non ce l’hanno fatta, morti di sete a pochi km dal forte militare di Madama, dove i soldati francesi bevono l’acqua minerale Perrier, controllando le miniere di uranio del Niger… Ma questa è un altra storia.

Condividi:
Share

2 Commenti a: Libia… guerra tra acqua e petrolio. Tra indifferenze e neocolonialismo

  1. Fra

    Maggio 3rd, 2021

    Come siamo altruisti noi che piano piano diventiamo miserabili ,ma non come quelli che per Hugo erano degli eroi ,ma nella vera essenza della parola . Buttiamo acqua a morire ,chiediamo alla Basilicata acqua per i campi ,e il siderurgico prosciuga il tara ed il Sinni come fosse acqua del cesso,piuttosto che usare l’acqua di Gennarini, poniamoci delle domande e pensiamo a quanto siamo spreconi ,finti buonisti e falsi cattolici ,chissà come sarebbe l’Italia senza il Vaticano ,secondo me un paese migliore e di battaglieri . A pensare che i papi erano condottieri più che semplici predicanti da strapazzo. Mamma mia che rammolliti che siamo diventati ,che gli spartani ci perdonino !!

    Rispondi
  2. Lorenzo Barnaba

    Maggio 3rd, 2021

    La storia non cambia: I governi dittatoriali costruiscono e i governi “democratici” distruggono. Gheddafi avrà lo stesso destino di tanti altri dittatori: Essere rimpianto.

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)