Il lato B delle aziende

 

E' possibile per un'azienda unire affari e sostenibilità e al tempo stesso produrre effetti positivi per la società e l'economia? Per quattromila grandi (e meno grandi) imprenditori, si
pubblicato il 02 Maggio 2021, 08:00
7 mins

Fino a qualche anno fa, dieci per l’esattezza, nessuno era in grado di misurare se un’azienda, oltre a generare profitto, peggiorasse o migliorasse il mondo. Prima del 2011 non era possibile nemmeno teorizzare la nascita di un “quarto settore” che andasse oltre il concetto di profit e non profit. Ancora non c’era l’idea concreta di un capitalismo del futuro che potesse unire profitto e benefici per la società e l’ambiente. Eppure c’era qualcuno che già ci pensava. La Rockefeller Foundation, nel 2006, aveva stanziato 10 milioni di euro per capire come fosse possibile misurare se un’impresa generasse più o meno valore complessivo – economico, sociale e ambientale – di quanto ne impiegasse.

Ne nacque un movimento, fatto di imprese, in un primo momento raggruppate negli Stati americani, subito dopo in Italia e oggi diffuso in 74 nazioni, che oggi misurano con un apposito indice come ciò sia possibile. Un ente internazionale non profit – chiamato B Lab – lo certifica. Ottenere questa certificazione rappresenta una sfida che permette di diventare “B Corp” e queste hanno un unico obiettivo: ridefinire un nuovo paradigma di business adeguato ai nostri tempi, concreto e replicabile. Ne esistono quasi 4000 nel mondo, 121 in Italia. Mentre le società tradizionali esistono con l’unico scopo di distribuire dividendi agli azionisti, le società benefit sono espressione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera.

Le aziende italiane che hanno ottenuto la certificazione hanno apportato molti nuovi modelli e settori al movimento delle B Corp, dimostrando come sia possibile un’economia rigenerativa anche in campi apparentemente lontani dall’idea di sostenibilità. B Lab propone un questionario gratuito online con il quale ciascuna azienda può iniziare a misurare il proprio status in questa prospettiva, immettendo i propri dati e gli input produttivi come capitali, materie prime, ore lavoro. Quando vengono raggiunti almeno 80 punti su 200, significa che si genera più valore di quanto ne si consumi.

La prima in Europa è stata l’italiana Nativa. I suoi fondatori, Paolo Di Cesare e Eric Ezechieli, hanno portato questa realtà in Europa e in Italia. La loro azienda, nata per offrire consulenza strategica d’impresa nell’ambito dell’innovazione sostenibile, ha anche guidato decine di imprese nei loro percorsi verso B Corp.

Il loro percorso lo hanno spiegato in una recente intervista al Corriere della Sera. “È un vero e proprio movimento – ha spiega Ezechieli – di imprenditori uniti per accelerare un cambiamento nella società e rivoluzionare i paradigmi di business, mettendo insieme le performance economiche con quelle ambientali e sociali. Ci sembrava sbagliato sia negare il profitto sia volerlo raggiungere a tutti i costi, volevamo prendere il modello del non profit e unirlo alle capacità di business del profit”.

Diffondere un paradigma più evoluto di business e innescare una competizione positiva, in modo tale che tutte le aziende siano misurate e valutate nel loro operato secondo uno stesso metro.

“È stata la prima volta nella storia – aggiunge Di Cesare – che un movimento di imprenditori ha spinto affinché venissero fatte leggi che riconoscessero chi faceva profitti senza andare a discapito dell’ambiente, della società, dei lavoratori. Rigenerando e migliorando il mondo. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di promuovere B Lab, l’ente certificatore, in Europa, portando la sede ad Amsterdam e divenendo noi “Country partner” per l’Italia”.
Se l’obiettivo che unisce le tutte le B. Corp. è usare il business come forza positiva, la visione è essere le migliori per il mondo e creare così una prosperità durevole e condivisa per la società. “Nel mondo 4mila aziende superano la soglia di eccellenza – precisa Di Cesare nell’intervista – ma sono più di 140mila quelle che si misurano e farlo significa accettare la sfida di migliorarsi, iniziando una strada nuova, ripida, ma inevitabile: perché senza l’inclusione come principio guida, a lungo termine non si prospera nemmeno”.

Interdipendenza, innovazione, inclusione, rigeneratività. Le parole guida del movimento. “L’effetto non è solo per l’azienda – aggiunge Ezechieli –, ma per il mercato. Perché in questo modo si ridefiniscono le regole del gioco: quando un’impresa arriva agli standard di eccellenza fissa una nuova asticella e dimostra che è possibile ottenere una performance a quel livello. Tutte le B Corp sono anche Società Benefit secondo la legge introdotta in Italia dal 2016, ma non vale il contrario. Ottenere la certificazione è uno step in più. Le Società Benefit come definite dalla legge italiana vanno nella direzione giusta in quanto si impegnano a misurarsi, ma non hanno standard così stringenti da soddisfare”.

Una nuova forma di impresa for profit, quest’ultima, che costituisce una base per proteggere la missione, creare valore condiviso nel lungo termine ed è già stata adottata da oltre 500 aziende italiane.

L’anno della pandemia da Covid non ha fermato il movimento delle B Corp, anzi. Il 2020 è stato quello con il più alto numero di certificazioni della storia del nostro Paese, con 28 aziende che l’hanno ottenuta. E nel 2021 se ne aggiungeranno altre come la Illy, aggiungendosi, per citarne alcune famose, a Danone, Aboca, NWG Energia, che si trovano accanto a quello meno famose come lo Scatolificio Giampietri e la Pasticceria Filippi. Sottotesto: non è un club per ricchi, ma un insieme molto eterogeneo, dai servizi alla produzione, dall’alimentare alla meccanica o al tessile.

Mentre le economie in affanno aspettano l’ossigeno del recovery plan, centinaia di realtà si sono già messe in discussione, investendo sul proprio futuro per migliorare se stesse, la società e l’ambiente. Interdipendenza, innovazione, inclusione. Usare il business come forza positiva. Sembra il salvagente al quale ci aggrapperemo tutti quando i soldi saranno finiti.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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