La Puglia torna in arancione ma i medici avvertono: “Il rischio è ancora molto elevato”

 

Dopo 6 settimane la Puglia torna in zona arancione: decisivo il report settimanale dell'ISS, che mostra dati in miglioramento; accolta la richiesta di Emiliano di evitare tensioni sociali prolungando ulteriormente la zona rossa. Tuttavia, il rischio sul territorio pugliese resta elevato.
pubblicato il 23 Aprile 2021, 20:30
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Dopo 6 settimane di zona rossa la Puglia torna in arancione; decisivo è stato il monitoraggio settimanale, pubblicato oggi dall’Istituto Superiore di Sanità, che classifica la regione come area a rischio moderato; dai dati è possibile osservare, in particolare, un miglioramento dell’indice di trasmissibilità (Rt) sceso a 0,84 e dell’incidenza settimanale dei contagi, che si attesta sui 235 casi per 100.000 abitanti.

 

Secondo i dati pubblicati oggi dalla Cabina di Regia sono soprattutto le province di Taranto (271 casi per 100.000 abitanti, la seconda provincia d’Italia per incidenza di casi), di Barletta-Andria-Trani (266 casi per 100.000 abitanti) e di Bari (275 casi per 100.000 abitanti) ad alzare la media regionale, che nelle altre province si attesta sotto i 250 casi per 100.000 abitanti.

Permane, invece, elevata la soglia di occupazione delle terapie intensive (43,2% dati Agenas al 23 aprile, il terzo dato più alto in Italia).

 

Accolto l’appello di Emiliano: “Riapriamo, la Puglia è a rischio tensioni sociali”

 

Sulla decisione presa dal ministro della Salute, Roberto Speranza, deve aver influito anche l’appello rivolto qualche giorno fa dal governatore della Puglia, Michele Emiliano.

La chiusura di alcuni esercizi commerciali, prevista dalla zona rossa e durata per 6 settimane, ha generato, com’è ovvio, numerose tensioni sociali e difficoltà economiche.

Alla luce di questo, Emiliano aveva formalmente chiesto a Speranza di valutare anche per la Puglia alcune graduali riaperture, a partire dal 26 aprile, nel rispetto dei protocolli di sicurezza.

“Si stanno generando focolai di tensione sociale, alimentati dalle difficoltà economiche ormai insostenibili per gli operatori”, era stato l’allarme lanciato dal governatore pugliese.

Restano per ora esclusi dall’allentamento delle misure restrittive i bar e i ristoranti, per i quali sarà permessa la sola attività di asporto e delivery.

 

Il presidente dell’AAROI-EMAC “Con le aperture il rischio è molto elevato”

 

“Noi in Puglia eravamo in una discesa verticale, sono bastati due giorni di Pasqua per riprendere e quindi azzerare il lavoro di due settimane. Perché la variante è velocissima nel contagio. Siamo in zona rossa per i pranzi e gli incontri di Pasqua”, aveva dichiarato Emiliano, all’indomani dell’ultima riconferma della regione in zona rossa.

Tuttavia, come ha recentemente affermato il presidente dell’AAROI-EMAC Puglia, il dottor Antonio Amendola, ” il contact tracing è saltato da molto tempo e il numero dei tamponi eseguiti è molto più basso di quello di altre regioni”. Questo significa, senza troppi giri di parole, che “il numero dei contagi effettivi in Puglia è almeno il doppio di quello registrato“.

Amendola ha stigmatizzato la situazione attuale della regione, in cui chi scopre di aver avuto contatti con un soggetto positivo deve spesso sostenere le spese del tampone privatamente o aspettare 10 giorni per quello dell’ASL, con tutto quello che questo ritardo comporta in termini di tracciamento dei contatti stretti. “Non mi pare che la Regione in questi mesi abbia pensato a possibili soluzioni, come le convenzioni per le famiglie più in difficoltà con i laboratori privati” ha puntualizzato Amendola.

Per non parlare delle famiglie in cui viene accertato un caso di positività: anche in questo caso, i contatti stretti, pur essendo in quarantena, devono spesso aspettare settimane per accertare la propria positività.

Insomma, è facile capire che il numero effettivo dei contagi in Puglia non corrisponde affatto a quello registrato.

Questo dato di fatto, unito alla pressione sulle terapie intensive, rende il “rischio delle aperture non calcolato, ma molto elevato“, ha concluso il dottor Amendola.

 

Una regione ancora in bilico

 

L’impressione, ancora una volta, è quella di trovarsi in una situazione precaria.

I vertici regionali, nel tentativo di arginare alcune delle innumerevoli problematiche che affliggono la Puglia, continuano a premere affinché in ambito scolastico sia lasciata alle famiglie la libera scelta della DaD.

Il male minore, insomma.

Ma la coperta, pur se tirata da una parte all’altra, resta sempre corta.

La Puglia, travolta nelle scorse settimane dalla seconda ondata, ha rivelato una serie di falle, cui si cerca di porre rimedio temporaneamente e scegliendo con cura quelle più evidenti.

Dopo la figuraccia rimediata a livello nazionale e internazionale, ad esempio, ora tutte le energie sono concentrate sulla campagna vaccinale, finalmente entrata a pieno regime e mirata alle fasce più deboli della popolazione.

Tuttavia le problematiche che hanno contribuito al flop della Puglia in questa fase della pandemia persistono: dal sistema sanitario, rivelatosi assolutamente inadeguato a fronteggiare l’emergenza, alla cronica carenza dei tamponi che ha contribuito in modo significativo al tilt del contact tracing, fino all’onnipresente nodo dei trasporti: sono solo alcune delle criticità che continuano a rendere incerta e rischiosa la situazione sul territorio pugliese, unitamente al mancato senso civico di chi continua a non rispettare le più comuni norme di restrizione e contenimento.

Riaprire gli esercizi commerciali significa dare una boccata d’ossigeno a realtà che rischiano di soccombere (quando non sono già perite sotto i colpi della crisi), ma potrebbe comportare, con ogni probabilità un aggravamento della situazione attuale.

Da una parte i medici allo stremo e le terapie intensive sature, dall’altra i commercianti e le loro famiglie in gravi difficoltà economiche; in mezzo una Regione che cerca di barcamenarsi come può, aspettando che “passi la nottata”.

di Marialaura Paletta

 

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