Ex Ilva, copertura nastri terminerà a luglio?

 

Il Tar del Lazio concede all'azienda ulteriore gli interventi di chiusura dei nastri in piano, dopo il completamento dei nastri in quota
pubblicato il 23 Aprile 2021, 19:32
12 mins

Durante l’ultima riunione dell’Osservatorio permanente per il monitoraggio dell’attuazione del Piano ambientale Ilva che si è svolta lo scorso 9 marzo,  è stato come sempre dato ampio spazio al tema centrale, l’aggiornamento sui lavori in corso in merito alle prescrizioni più importanti.

Tra queste sicuramente c’è la prescrizione n. 6 del Piano Ambientale che riguarda la chiusura dei nastri trasportatori. Sulla quale nei mesi scorsi si è scatenata una polemica dopo la richiesta di proroga da parte dell’azienda.

Durante la riunione è stato ricordato che il termine originariamente previsto scadeva al 31 maggio 2020 ed il differimento richiesto spostava il termine al 31 luglio 2021 (14 mesi). Ad esito degli approfondimenti istruttori previsti dal DM n. 115 del 29/6/2020, fu emanato il DM n. 212 del 29 settembre 2020, che, come approvato dalla Conferenza di Servizi nella riunione tenutasi il 25 settembre 2020, ha previsto la conclusione delle attività sui nastri e torri in quota entro 31 gennaio 2021 (ad eccezione dei nastri e delle torri indicati nel verbale di conferenza dei servizi del 16/12/2020 per i quali è stato previsto il termine del 30/06/2021) e quelle sui nastri in piano entro 30 aprile 2021 (ad eccezione dei nastri e delle torri indicati nel verbale della Conferenza dei Servizi del 16/12/2020 per i quali è stato previsto il termine del 31/07/2021), nonché il rispetto di supplementari misure ambientali cautelative volte a mitigare la dispersione di polveri. Peraltro, secondo le previsioni del Gestore, le nuove scadenze potrebbero residuare una percentuale residuale minima (2%) solo di nastri in piano. Tali previsioni sono in corso di valutazione da parte del Ministero.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/04/21/riesame-aia-ex-ilva-i-tempi-saranno-lunghi/)

Come detto, sulla base degli esiti della CdS del 16/12/2020, il completamento nastri e torri in quota è previsto entro il 30 giugno, mentre il completamento nastri in piano entro il 31 luglio 2021.

L’ing. Labile, in rappresentanza dell’azienda, durante la riuione dell’Osservatorio ha evidenziato che, come già riportato nel cronoprogramma inviato, ad oggi sono in esercizio solo i nastri e le torri in quota connessi all’esercizio dell’AFO 4 la cui fermata è prevista entro la fine del mese di marzo 2021. Pertanto, dalla data di fermata dell’AFO/4, effettuata a marzo, non ci saranno nastri e torri in quota in esercizio. In particolare, entro il mese di marzo 2021 tutti i nastri e torri in quota risulteranno adeguati o messi fuori esercizio, ha dichiarato l’azienda. Questi ultimi saranno riavviati solo ad esito del loro adeguamento.

Inoltre, dal cronoprogramma citato emerge che sono invece confermate le previsioni relative ai 6 nastri in piano il cui completamento delle attività di chiusura è previsto dopo il 30 aprile 2021:

ID Nastro Codice Identificativo Materiale trasportato Data di completamento chiusura
1 A5/6 fini minerale 30/06/2021
53 A4-2 Loppa loppa 30/06/2021
54 A4-3 Loppa loppa 30/06/2021
55 A4-5 Loppa loppa 30/06/2021
46 A5-1, A2-14 Trincerone minerale 31/07/2021
60 A1-20 minerale e fossile 31/07/2021

 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/01/28/2arcelormittal-copertura-nastri-non-pregiudica-attivita3/)

La vicenda però, ha anche uno strascico gudiziario, come spesso avviene in merito alle vicende dell’ex Ilva. Lo scorso 21 gennaio i giudici del Tar Lazio con un’ordinanza rigettavano la domanda di sospensione, da parte di AMI, del decreto ministeriale, sottolineando che “la mancata chiusura della quota residuale dei nastri trasportatori non comporta alcun pregiudizio per l’attività produttiva di Arcelor Mittal“. Evidenziando altresì la necessità di porre fine ai termini prescrittivi che nascono da lontano, con i decreti del 2014, poi reiterati nel 2016 e 2017, quindi più volte reiterati.

Poi, lo scorso 19 febbraio, la seconda sezione bis del Tribunale amministrativo del Lazio, accoglieva parzialmente le richieste fatte dalla stessa ArcelorMittal con gli avvocati Antonio Lirosi, Stefano Grassi ed Elisabetta Gardini.

Nell’ordinanza si leggeva che “è stata impugnata con motivi aggiunti la Nota direttoriale del 19 gennaio 2021, avente ad oggetto la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda di proroga dei termini per l’esecuzione della prescrizione n. 6 (chiusura nastri trasportatori)”. I giudici hanno ritenuto che la Nota stessa “in relazione al contesto nel quale si inscrive, è suscettibile di determinare effetti pregiudizievoli nella misura in cui dà avvio ad un nuovo e parallelo procedimento che implicitamente disattende e mostra di trascurare gli esiti della Conferenza di Servizi istruttoria del 27 novembre 2020 e della Conferenza di Servizi decisoria del 16 dicembre 2020, che hanno delineato un diverso quadro prescrittivo e temporale degli adempimenti inerenti la prescrizione n. 6, determinando quindi incertezze in ordine al quadro regolatorio vigente ed agli stessi adempimenti ricadenti su parte ricorrente. Provocando pregiudizio non solo per la posizione di parte ricorrente, ma per gli stessi interessi pubblici coinvolti, alcuni dei quali aventi carattere sensibilissimo”. Da ciò la decisione di “rinnovare l’ordine di conclusione del procedimento, al fine di dare stabilità al relativo assetto di interessi”, ribadendo quanto già affermato nel decreto monocratico pubblicato il 27 gennaio scorso “in ordine alla necessità di improntare l’azione amministrativa al principio di leale collaborazione tra le parti, secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, al fine di addivenire ad una celere definizione delle questioni implicate imprimendo un assetto stabile e di tipo sostanziale alla vicenda, tenuto conto della sua incidenza su interessi di rilevante e preminente interesse”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/01/28/2arcelormittal-copertura-nastri-non-pregiudica-attivita3/)

E proprio mercoledì 21 aprile il Tar del Lazio è tornato ad esprimersi sulla vicenda. Dopo i motivi aggiunti presentati da Arcelormittal Italia S.p.A. il 10/4/2021: per l’annullamento del decreto del Ministero della Transizione Ecologica n.112 del 26 marzo 2021 di adozione delle determinazioni motivate in esito della Conferenza di Servizi del 16 dicembre 2020 per l’attuazione della prescrizione n. 6 – interventi di chiusura nastri trasportatori, per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A.) – ID 90/10728″.

La questione non riguarda più le prescrizioni relative agli adempimenti da compiersi entro il 31 marzo 2021, relativi alla copertura dei nastri e torri in quota che l’azienda ha dichiarato di aver comunque completato il 9 aprile 2021, sulle non sussiste più materia cautelare, essendosi prodotti gli effetti dell’atto impugnato sul piano esecutivo (e resta impregiudicata in sede di merito ogni valutazione di legittimità ai diversi fini di interesse delle parti) e confermato dall’ispezione dell’ISPRA, ma  solo le prescrizioni relative agli adempimenti da compiersi entro il 30 aprile 2021, ovvero “gli interventi di chiusura dei nastri in piano.

Nell’ordinanza del Tar del Lazio si legge che la prescrizione di concludere le coperture dei nastri in piano di cui si discute entro il 30 aprile 2021 scaturisce nel decreto impugnato da due presupposti, l’uno strettamente giuridico (la ritenuta mancata dimostrazione di cause di impedimento oggettivo non imputabile nel rispetto dei termini di cui al DM 212/2020) e l’altro di tipo istruttorio riferito alle risultanze dello stato di avanzamento dei lavori; riservato al merito e quindi impregiudicato ogni giudizio circa il primo aspetto, il secondo non risulta – quanto alla copertura dei nastri a terra – corrispondere alle premesse istruttorie.

La ritenuta possibilità di rispetto del termine del 30 aprile 2021 di cui al DM 212/2020 “viene affermata dal decreto senza evidente supporto istruttorio – e senza che lo stesso sia stato meglio specificato nelle difese dell’Amministrazione in sede di giudizio – soltanto sulla base della “minore complessità” delle operazioni e dalla accelerazione degli stessi rispetto al cronoprogramma, elementi questi che però disattendono – immotivatamente – il ben diverso quadro operativo che è stato sancito nelle conferenze di servizio; a fronte di ciò, risulta in atti, dalla produzione del 19 aprile 2021 di parte ricorrente, l’esistenza di impedimenti nelle forniture e nella esecuzione dei lavori che inducono a ritenere che il rispetto del termine del 30 aprile 2021 sia attualmente irrealistico“.

Pertanto “lo svolgimento di attività pianificate sulla base delle indicazioni della conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020, esso introduce un irragionevole elemento di criticità in un contesto complesso già avviato a soluzione, senza che ciò sia giustificato da elementi di fatto indicati o comunque resi altrimenti percepibili anche sulla base delle difese in giudizio”. “Ai fini cautelari, il mantenimento degli effetti del decreto, quanto al termine del 30 aprile 2021, non assicura l’effetto sostanziale di completamento della copertura dei nastri entro il medesimo lasso di tempo, nè quello di accelerarne l’esito rispetto alla tempistica del cronoprogramma della conferenza dei servizi, mentre deve ritenersi sussistente il grave rischio che, per le modalità e la tempistica della sua previsione, la prescrizione di cui si discute, alterando il programma operativo in corso, pregiudichi essa stessa l’accelerazione dei tempi già in atto rispetto al cronoprogramma, con il paradosso che il decreto impugnato finirebbe per il realizzare quel nocumento che voleva prevenire; in ogni caso – specificano i giudici del Tar Lazio – la concessione di una misura cautelare lascia impregiudicata la valutazione circa la effettiva esigibilità di tempi minori nella effettuazione dei lavori di copertura dei nastri che sarà possibile all’esito del giudizio, con le relative conseguenze in ordine all’accertamento delle eventuali responsabilità; nel bilanciamento degli interessi è dunque necessario disporre la sospensione degli effetti del decreto impugnato limitatamente alla prescrizione in esame, fermo restando l’obbligo per l’azienda di assicurare, nelle more, ogni sforzo per completare i lavori di copertura nel più breve tempo esigibile secondo diligenza e buona fede, comunque non oltre i termini e con le modalità fissate nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020“. Ovvero entro il 31 luglio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/04/20/bonifiche-ex-ilva-la-falda-resta-un-problema2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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