Amor di mamma

 

Una famiglia caccia di casa Malika perché confida di essere lesbica. Quando la storia viene raccontata scattano diverse manifestazioni di solidarietà. Tutto questo avviene mentre la politica lascia nel cassetto la legge Zan che mira a colpire gli episodi di intolleranza e a difendere le vittime. Ma c'è chi dice ancora no
pubblicato il 18 Aprile 2021, 08:08
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“Lo scorso anno scelsi di iniziare a giocare a calcetto, lo scoprirono e mi picchiarono. Volevo uccidermi, mi ricoverarono in ospedale e scattò la denuncia d’ufficio per i lividi che avevo sul corpo. Ma poi la ritirai, per le intimidazioni di mia madre”.

“Mi fai schifo, schifo schifo!” urla più volte, “sei una pezza di m…, spero ti venga un tumore, se ti vedo t’ammazzo”, minaccia. “Non mi portare a casa quella p… perché le taglio la gola!”. “Sei la rovina della nostra famiglia, meglio una figlia drogata che lesbica”.

A “parlare” è la mamma. La mamma di Malika Chalhy (foto d’apertura), la ragazza toscana di 22 anni che non può più rientrare a casa perché la sua famiglia l’ha cacciata via in quanto ha confessato di essere lesbica. La risposta, in sintesi, è espressa nelle righe di apertura: ci fai schifo.

Una storia recente avvenuta nel contesto immutabile della vergogna stupida. Eppure, entrambi i genitori sono poco più che cinquantenni. Per Malika, nessuna sponda familiare. Anche il fratello infatti le si è rivoltato contro, minacciandola di morte: “Ti taglio la gola, dove sei che ti vengo a prendere”.

Di fatto, sono dovuti intervenire i carabinieri nel tentativo di metterla in condizione di poter recuperare i suoi oggetti personali, lasciati a casa nel momento in cui è stata sbattuta fuori, prima di un cambio di serratura. Ma ai militari la madre ha risposto: “Io non conosco quella persona”. Ora, il pm Giovanni Solinas indaga per violenza privata.

Una vicenda accaduta a gennaio, quando Malika decide di scrivere una lettera ai propri familiari per confessare di essere innamorata di una ragazza. Lettera che giunge per prima alla madre, che le invia di colpo trenta messaggi vocali di insulti.

Raccontata da Fanpage, scatena una serie di prevedibili reazioni anche perché segue l’episodio di violenza accaduto a Jean Pierre e Alfredo, picchiati perché si baciavano nelle metropolitana di Roma, irrompendo nel dibattito aperto sulla discussa (non) approvazione del disegno di legge Zan, contro l’omotransfobia.

Alessandro Zan

E mentre il mondo le si stringe attorno, quello della musica, rappresentato da Fedez, Mahmood, Elodie, Tiziano Ferro, anche quello del calcio non si è fatto notare per assenza. Proprio il presidente federale Gabriele Gravina ha voluto esprimere alla ragazza solidarietà annunciando che appena possibile sarà invitata a Coverciano. “Il ruolo del calcio – ha dichiarato Gravina – è anche quello di garantire una formazione educativa dell’atleta, contrastando ogni forma di discriminazione sociale. Riteniamo che di fronte a casi del genere dobbiamo esporci per garantire la piena realizzazione della persona umana”.

Ciò che interessa, oggi, di questa vicenda è capire le reazioni scaturite dal “caso mediatico”, al tempo stesso un segnale fortissimo che qualcosa potrebbe muoversi nella direzione giusta. All’odio non si risponde con altro odio.

Così la pensa Malika, che su Instagram, ha replicato ai messaggi carichi di livore rivolti ai suoi parenti su social: “Non mi interessa minimamente che vengano rivolti insulti ai miei “genitori”. Credetemi ci sto male… Qualsiasi risposta che contenga odio non è solo fuori luogo, ma anche controproducente! Chiunque mi voglia aiutare in questa battaglia, sostenere la mia causa della parità dei diritti, condivida ogni qualsiasi articolo contenente questo tema, contribuisca all’arricchimento del dibattito. Ma non contribuisca a diffondere odio”.

Per questo, l’ostruzione al disegno di legge (ddl) Zan, dal nome di Alessandro Zan (Pd) che ne è stato il relatore alla Camera, che giace impolverato tra migliaia di mozioni e che oltre alle donne, le persone Lgbtq+ e i disabili, mira a proteggere i gruppi sociali maggiormente colpiti dall’intolleranza: donne, persone omo o transessuali, migranti, disabili, ebrei e musulmani. Ad oggi le minoranze etniche sono tutelate dalla legge Mancino del 1993. Le altre categorie, per il momento, devono aspettare l’approvazione della legge Zan.

Testo che avrebbe tutelato anche Giorgia Meloni (FdI), che si dichiara contraria a una legge che la proteggerebbe dal professore che sui social l’ha definita “scrofa”, un atto di misoginia, un’offesa a lei in quanto donna. Eppure, così non la pensa neppure il leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia del Senato, dove il disegno di legge si è impantanato e che si è affrettato a dichiarare: “La discussione è stata bloccata per una questione di merito e regolamento, non per ostruzionismo. “Io omofobo? No, prima vengono il processo civile e la violenza sugli animali”. Criticare la forma per non parlare della sostanza.

Come ha spiegato in una recente intervista Alessandro Zan, le principali obiezioni mosse dai leghisti, senatore Simone Pillon in testa, sono tre: è una legge liberticida perché soffoca la libertà di espressione; faziosa perché garantisce un’aumentata tutela solo a determinati gruppi; marginale in questo momento di pandemia dove le emergenze sono altre. “Tre bugie – secondo Zan – in quanto la legge consentirebbe di esprimere tutti i pareri, meno quelli che istighino all’odio. Esempio; se dico: “Per me l’omosessualità è un peccato”, esprimo un’opinione. Se dico: “Tutti i gay devono morire”, incito all’odio. Il confine è piuttosto chiaro”.

La sostanza è quella che ha dimostrato la grande civiltà della fetta più sensibile dei toscani e degli italiani, in questi casi sempre capaci di rispondere con empatia e solidarietà. Lo testimonia la piattaforma GoFundMe sulla quale è stata lanciata una raccolta fondi per Malika (arrivata mentre si scrive a 130 mila euro) grazie alla quale potrà pagare lo psicologo che la sta seguendo e le spese legali, ma anche per continuare a vivere. “La raccolta fondi è alle stelle – ha dichiarato Malika – e non riesco ancora a metabolizzare il tutto. Adesso capiremo a chi donare una parte di questi soldi”.

Vittima dell’odio non lo semina e le sue parole in difesa della famiglia provano che dispensa amore verso chi non sa cosa farsene: “Mi spiace per i messaggi di odio che stanno ricevendo, sono persone che vanno aiutate”.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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