Rossana Di Bello comunque protagonista

 

La sua storia politica fatta inizialmente di grande consenso: poi il declino per le vicende giudiziarie
pubblicato il 10 Aprile 2021, 19:47
5 mins

In tanti la celebrano. Oggi. In molti la ripudiarono. Allora. E oggi come allora, Rossana Di Bello resta protagonista. Oggi come allora, divide i giudizi. Nel bene e nel male. Non vi fa riflettere?
L’ex sindaca di Taranto ha sempre animato discussioni, all’indomani della sua caduta politica, nel nemmeno troppo lontano 2006. L’effetto fu il dissesto amministrativo, la causa una gestione allegra del Comune con il bilancio in profondo rosso. Da qui in poi grandi polemiche, accuse. E inchieste giudiziarie che, va ricordato, hanno tolto la Di Bello dall’imbarazzo, visto e considerato che ne è uscita assolta. E, forse, in troppi lo hanno dimenticato e, tuttora, fanno finta di non saperlo.
La vicenda giudiziaria, va detto anche questo, influisce sul tramonto della sua storia politica, fatta di tanti momenti brillatissimi nella sua gran parte e di rovinosa caduta, appunto, allorquando nel 2006 fu condannata in primo grado per una vicenda legata alla gestione dell’inceneritore: si dimise e da lì cominciò non solo il suo percorso giudiziario ma anche e soprattutto il terremoto amministrativo sfociato nella dichiarazione di dissesto del Comune firmata dal commissario straordinario Tommaso Blonda nel 2007, che tante conseguenze sulle spalle dei cittadini hanno avuto e, per certi versi, ancora hanno.
Colpevole o innocente? Nel giorno in cui è scomparsa, sarebbe quantomeno irriguardoso esprimere un giudizio sommario, così come – purtroppo – in molti fanno da accaniti ‘leoni da tastiera’.
Rossana Di Bello è parte della storia di questa città, e ciò è oggettivamente fuori discussione. Primo sindaco donna, primo presidente del primo club di Forza Italia in Puglia da ella stessa fondato, sposò le idee di Silvio Berlusconi appena sbarcato sulla scena politica italiana dimostrando di accettare una sfida difficile: superare il decennio citiano, e da destra. Cosa che le riuscì nel tempo (il movimento di Cito ‘regnò’ dal ’96 al ’99), acquisendo dapprima esperienza in Regione come consigliere e poi come assessore: una strada che le permise di conquistare Palazzo di città nel 2000.
Furono anni, i primi, fatti di immagine e comunicazione, di cambiamenti nel tessuto urbano ed economico della città (quanti ne ebbero giovamento, diciamo la verità), in una sorta di rilancio fondato sul suo essere visionaria e sognare una Taranto finalmente protagonista. Del resto, i big della politica italiana ne applaudivano il modo di fare e di essere sindaco (qualcuno la voleva addirittura ministro). Tralasciando i cambiamenti urbanistici (tra questi l’area pedonale nel Borgo), non va dimenticato il blitz contro l’Ilva dei Riva nel febbraio del 2001: fece molto rumore ma provocò – e qui nessuno, forse neppure lei lo capì – la reazione della politica che sfociò nel Protocollo d’Intesa per la riduzione dell’inquinamento (allora, ricordiamolo, c’erano pochi studi approfonditi e certificati e innanzitutto poco conosciuti), quello cioè che potremmo definire invece oggi il primo tranello ai danni della città. Già, quell’accordo Stato-Riva fu specchietto per le allodole: sancì il patto di non belligeranza, visto che non fu mai rispettato. Altro che un cappio al collo dei padroni dell’acciaio!
Dopo la rielezione nel 2005, il lento declino. Perchè cominciarono i sussurri sulle reali condizioni economiche del Comune: qui lei respinse le insinuazioni, talvolta anche duramente. Ma la storia la smentì, come ben sappiamo. Pur se ancora oggi, alla luce anche della verità giudiziaria, ci si chiede se le colpe furono esclusivamente le sue.
In pochi sottolineano il suo farsi da parte, e appena dopo la condanna al primo grado di giudizio: da quel momento in poi, nonostante gli appelli anche di quei big della politica italiana che la applaudivano, Rossana Di Bello si chiuse in un lungo, lunghissimo silenzio, quasi a crearsi uno scudo contro i giudizi estremi e feroci dei tanti. Un ritiro magari per riflettere sulla sua stagione politica, sui trionfi ma anche sugli errori. In quanti nella politica italiana, a tutti i livelli, lo hanno fatto?
Ecco perchè protagonista. A prescindere da tutto. Il giudizio finale sulla sua storia non si è concluso e non può concludersi facilmente. Quello sulla persona non ci spetta, non ne abbiamo diritto. Nè sopportiamo coloro i quali sentenziano con troppa facilità. C’è qualcuno lassù che la giudicherà, statene certi e com’è sacrosanto che sia.

Foto ANSA

Condividi:
Share
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Commenta

  • (non verrà pubblicata)