Puglia ancora in zona rossa, Emiliano: “Impreparati ad affrontare una pandemia”

 

pubblicato il 10 Aprile 2021, 08:42
7 mins

Il rapporto settimanale dell’Istituto Superiore della Sanità non lascia dubbi: anche questa settimana, la terza consecutiva, la Puglia è classificata come zona ad alto rischio; in particolare, risulta in diminuzione l’indicatore 2.6, che riguarda i casi positivi per i quali sia avviata regolare indagine epidemiologica, con ricerca dei contatti stretti.

A questo si aggiunge, nella regione, un’alta incidenza di casi positivi al Covid-19 (258 ogni 100mila abitanti, su una media nazionale di 185 per 100mila), confermando così la collocazione della Puglia nella zona rossa per un’altra settimana.

Da lunedì prossimo quasi tutta l’Italia passerà in zona arancione, permettendo un graduale allentamento delle misure restrittive, fatta eccezione per Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Campania.

“Una pandemia non si gestisce dall’oggi al domani”

 

Intervistato da Myrta Merlino durante una nota trasmissione di La7, andata in onda lo scorso 6 aprile, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha ammesso che la regione non era preparata ad affrontare l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia in corso.

Per Emiliano ci sono delle responsabilità precise in questa situazione: “Lo Stato centrale doveva fare una cosa: il piano pandemico; le regioni, invece non avevano in mano alcun piano pandemico. È un disastro programmato, perché noi non avevamo il personale necessario a gestire una pandemia. Una pandemia non si gestisce dall’oggi al domani, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva comunicato a tutte le nazioni cosa fare. Questo errore è stato condiviso da tutti gli Stati col sistema sanitario centralizzato”.

 

Effettivamente, qualcosa in Puglia non torna: analizzando i bollettini trasmessi quotidianamente dalla Regione e i rispettivi grafici, pubblicati dalla Protezione Civile, si nota immediatamente una crescita costante e continua dei contagi sul territorio, in particolare da ottobre 2020 in poi; nell’ultimo mese, inoltre, l’aumento dei casi positivi al Covid-19 è stato esponenziale, tanto da mandare in tilt il sistema di contact tracing e da causare la classificazione, da parte dell’ISS, di zona ad alto rischio per ben tre settimane consecutive.

Pochissimi giorni fa, inoltre, la provincia di Taranto, che nel periodo iniziale della pandemia era stata interessata marginalmente dai contagi, è risultata la seconda provincia più colpita in tutta Italia.

Il tutto nonostante la regione sia in zona rossa dallo scorso 15 marzo, con le scuole di ogni ordine e grado conseguentemente chiuse fino al 7 aprile, ed in zona rossa rafforzata, che prevede ulteriori misure restrittive, dal 27 marzo al 6 aprile.

Recentemente il governatore Emiliano aveva puntato il dito contro la mancanza di senso civico di gran parte dei corregionali, accusandoli di violare sistematicamente le norme restrittive, forti della mancanza di un sistema di controllo efficace e capillare: “I controlli non possono e non vogliono farli, quindi autogestitevi” aveva concluso.

 

Il problema dei controlli, purtroppo, dipende in gran parte dalla natura stessa delle norme restrittive, che non impediscono ai cittadini di recarsi presso i numerosi esercizi commerciali lasciati aperti, delegando alla coscienza del singolo la capacità di discernere quando è necessario uscire.

D’altra parte, sarebbe impensabile imporre un nuovo lockdown prolungato senza poi dover affrontare il conseguente danno economico causato ad un territorio, già duramente provato dalla crisi.

 

Tanti i motivi che continuano a relegare la Puglia a maglia nera d’Italia nella lotta al coronavirus: dal numero sempre troppo esiguo di tamponi effettuati, ai ritardi nella campagna vaccinale (che ora dovrebbe accelerare in virtù dei nuovi rifornimenti), dalla mancanza di controlli alla carenza, altrettanto (se non più) grave, di senso civico e responsabilità di gran parte dei corregionali; per non tacere dell’eterno nodo dei trasporti, che condiziona la riapertura delle scuole superiori al pari della paura di possibili focolai.

Su tutte queste problematiche spicca, infine, quella che ultimamente contribuisce alla classificazione della Puglia come zona ad alto rischio: la pressione sul sistema sanitario, caratterizzata, in particolare, dalla mancanza di posti letto sufficienti e di personale qualificato, in particolare medici rianimatori ed anestesisti.

 

La denuncia dei sindacati “Mancano gli anestesisti”

 

 

“Lo Stato doveva stabilire quanti anestesisti erano necessari in caso di pandemia, invece hanno abbattuto i costi di specializzazione e ci hanno costretto ad operare dei tagli” ha dichiarato Emiliano, riferendosi ad un altro grave problema della regione, quello della carenza di medici anestesisti.

Risale, infatti, allo scorso 7 aprile la lettera firmata da numerose associazioni sindacali dei medici pugliesi, tra cui l’Aaroi-Emac (organizzazione sindacale nazionale dei medici anestesisti e rianimatori), in cui si denuncia la gravissima situazione in cui versano gli ospedali regionali, in particolare quello allestito presso la Fiera del Levante di Bari, in cui la pressione sulle terapie intensive mette in ginocchio tutti gli operatori sanitari.

Nella struttura, infatti, i medici sono costretti a trasferire i pazienti in letti di rianimazione inattivi perché privi del personale qualificato ad utilizzarli oppure ad organizzare il trasferimento presso altre strutture.

Nella lettera i medici rigettano come “illegittima sul piano contrattuale” e “rischiosa” la soluzione di inviare presso l’ospedale in Fiera dirigenti medici di altre strutture non specializzati in anestesia e rianimazione e chiedono che la struttura in Fiera sia gestita direttamente dalla Regione e non dal Policlinico di Bari.

L’appello finale delle associazioni sindacali dei medici pugliesi è rivolto al ministero della Salute, cui si chiede di affiancare la Regione nel reclutamento di personale specializzato, anche proveniente dall’estero o da altre Regioni, al fine di gestire a meglio questo momento delicato.

Perché, come ha recentemente affermato il presidente nazionale dell’Aaroi-Emac Alessandro Vergallo: “Non basta avere un letto di rianimazione con i suoi macchinari, ci vuole personale qualificato per farlo funzionare; senza personale quel letto non serve a nulla”.

 

di Marialaura Paletta

 

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Un Commento a: Puglia ancora in zona rossa, Emiliano: “Impreparati ad affrontare una pandemia”

  1. Fra

    Aprile 11th, 2021

    Si dimetta presidente lei e la sua giunta non siete all’altezza !!

    Rispondi

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