Usb risponde ad ArcelorMittal. Fiom Cgil, no a sospensione cautelativa

 

Le due sigle, con differenti comunicati, contestano la decisione dell'azienda
pubblicato il 03 Aprile 2021, 16:49
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Usb e Fiom Cgil, con due differenti comunicati, contestano la decisione di ArcelorMittal di sospendere i lavoratori che hanno condiviso un post su facebook secondo l’azienda lesivo dell’immagine dell’azienda.

Usb: “Più che fabbrica dell’acciaio, ci sembra la fabbrica delle menzogne”

“Non corrisponde al vero quanto contenuto nella nota diffusa da ArcelorMittal in merito alla vicenda della sospensione dei lavoratori per lo screenshot relativo alla fiction ‘Svegliati Amore Mio’. L’azienda prova, anche in maniera goffa e maldestra, a difendersi sostenendo di non aver contestato la condivisione della serie Tv, ma «affermazioni di carattere lesivo e minaccioso» che i dipendenti avrebbero fatto. Possiamo certamente dire invece che hanno unicamente condiviso lo screenshot senza esprimere alcun parere né negativo, né positivo in merito alla gestione dell’acciaieria. Tale falsità si evince facilmente leggendo la contestazione disciplinare che alleghiamo. A quanto pare un’abitudine per la multinazionale che, non molto tempo fa, ha accusato un altro lavoratore, Graziano Zingariello, di aver posto in essere un comportamento di fatto non assunto. A dimostrarlo una sentenza del giudice del lavoro che ha condannato ArcelorMittal proprio di recente al reintegro del lavoratore e al pagamento delle mensilità relative al periodo in cui ingiustamente sospeso dall’attività lavorativa. Corre l’obbligo per noi ribattere e rimandare al mittente le ultimissime accuse di falsità: a testimoniarlo i documenti. Nelle prossime ore annunceremo le iniziative da intraprendere a tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini”.

Fiom Cgil: “La città attende riconversione ambientale”

“Ha davvero dell’incredibile quanto accaduto in questi giorni ad alcuni lavoratori dello stabilimento siderurgico di Taranto, i quali si sono visti recapitare una raccomandata da parte di ArcelorMittal con all’interno una contestazione disciplinare. Infatti, l’azienda ha contestato ai lavoratori l’invito, citando testualmente il post condiviso sui social, a guardare la mini serie ‘Svegliati Amore mio’ sostenendo che gli stessi avrebbero utilizzato espressioni gravemente lesive dell’immagine e della reputazione aziendale. Come se l’immagine e la reputazione aziendale non fossero già fortemente compromessi da una cattiva gestione aziendale che ha generato fratture insanabili con la città, con i lavoratori di ArcelorMittal e del mondo dell’appalto. Basti pensare a quanto accaduto durante la gestione dell’amministratore delegato Morselli che non si è risparmiata a creare e diffondere tensioni tra i lavoratori, utilizzandoli come arma di ricatto nei confronti del governo affinché Invitalia procedesse a dare seguito all’accordo del 10 dicembre sottoscrivendo e versando un aumento di capitale di euro 400 milioni di euro. Qualcuno ha mai chiesto ai lavoratori ex Ilva qual è il proprio stato d’animo? Come hanno vissuto questi lunghi 9 anni? Dal sequestro preventivo degli impianti del 26 luglio 2012, ai 13 decreti salva Ilva, alla sentenza della corte costituzionale del 2013, ai continui rinvii del piano ambientale e al mancato rispetto dell’accordo ministeriale del 6 settembre 2018 sembra di ritornare sempre alla casella di ripartenza come nel gioco dell’oca. Il tempo passa inesorabilmente, in un clima di incertezza per il futuro di migliaia di lavoratori e di una città stanca di attendere un serio piano di riconversione ambientale che possa traguardare obiettivi chiari e concreti per superare le difficoltà che il territorio ionico porta con sé da molti anni. Pertanto, l’invito che rivolgiamo all’amministratore delegato è quello di ascoltare quei lavoratori per comprendere lo stato d’animo di chi vive la fabbrica e soprattutto dell’incertezza di un futuro che dia risposte sia dal punto di vista occupazionale che ambientale per la città di Taranto. L’ascolto e la partecipazione devono prevalere alle forme di repressione, soprattutto se si vuole gestire uno stabilimento di una complessità unica. Infine chiediamo al governo di intervenire con misure e risorse straordinarie, a partire dall’inevitabile intervento pubblico per cambiare finalmente passo e avviare una transizione ecologica che tenga insieme ambiente, salute e lavoro”.

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