Al Carmine, la preghiera dell’arcivescovo davanti a Gesù Morto

 

L’invito a non sentirsi mai soli nel dolore e a diffondere la speranza
pubblicato il 03 Aprile 2021, 09:11
4 mins

Una prolungato crepitare di “troccola” ha accolto nel pomeriggio di Venerdì Santo l’arcivescovo al Carmine per la preghiera a Gesù Morto, il cui simulacro è stato esposto sull’altare, assieme a quello dell’Addolorata.

Dopo aver pregato e incensato la venerata immagine, l’arcivescovo ha letto una meditazione.

“Il mondo vive una grande prova – ha detto – e noi siamo chiamati a mantenere ferma la fede. Dobbiamo vivere la nostra fede non allontanandoci dall’evento della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, mistero pasquale nel quale dobbiamo sostare, così come ora vediamo Cristo immergersi, seppellirsi nei nostri peccati, fin negli inferi perché lì dove risiedono le tenebre possa esserci il principio della luce”.

“La devozione popolare – ha proseguito – è capace di parlare al nostro cuore più di quanto possiamo immaginare. Osserviamo infatti questo Cristo. Il corpo è esanime, adagiato ieraticamente sotto un velo. È l’immagine della pietà e della tenerezza. Quando veniamo al mondo, nasciamo con una sola sicurezza, assoluta, e cioè che tutti moriremo. Ecco perché qui ci sentiamo vicini e toccati dall’amore”.

“Nessun evento come il Covid-19 – ha evidenziato – ha messo in evidenza ciò che noi non vogliamo riconoscere: la fragilità della condizione umana e la nostra precarietà. E ha fatto sorgere la domanda sul senso della vita. Ciò da cui normalmente ci distraiamo, ce lo ripropone con violenza la morte di tante persone: solo in Italia sino a ieri 109.847 decessi. E ci pone tante domande, particolarmente quando perdiamo un padre, una madre, un figlio, l’amico più caro. Ci sono tante lacrime che non si vedono e la privazione è una sofferenza grandissima. Per la prima volta abbiamo la percezione che la malattia grave e fatale può venirci incontro. Non siamo padroni di noi stessi. Ma in questa precarietà si è messo liberamente il Figlio di Dio per poter essere vicino a quanti perdono la vita, particolarmente a quanti non hanno la vicinanza dei loro cari. In questa situazione si è messo Gesù. Egli ha preso la croce si è fatto carico del male e si è offerto perché noi tutti non restassimo senza speranza. Di queste ferite si fa carico la carità di Dio che rimane con noi nel dolore e non ci abbandona e con la SS. Addolorata sostiene la nostra speranza”.

“Di fronte al dramma mondiale che stiamo vivendo, dramma per il quale nessuno può dire sul pianeta la questione non mi riguarda – ha concluso – anche per i più disincantati quando la morte ti tocca da vicino, scatta il dolore e la domanda sulla vita e sulla morte. Quella metafora che ha usato papa Francesco di definirci ‘sempre sulla stessa barca’ è autentica e questa tempesta sta sconvolgendo tutti. Per questo come i discepoli nel lago agitato dobbiamo gridare: «Signore Salvaci». In questa invocazione vi è già il principio della salvezza perché non è abbandonata al vento che infuria ma è diretta a Dio che continua a venire verso di noi, sicuro sulle acque agitate e profonde. Ci prende per mano come ha preso quei papà, quelle mamme, quei figli che non abbandona mai. È con questa convinzione che invito la comunità cristiana tarantina ad annunciare la salvezza, a diffondere la speranza”.

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Un Commento a: Al Carmine, la preghiera dell’arcivescovo davanti a Gesù Morto

  1. Mimmo

    Aprile 5th, 2021

    …per aspera ad astra zeneca..

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