Test antigenici/rapidi effettuabili anche in farmacia: ecco quali

 

Sono state autorizzate le prime quattro postazioni in cui ci si potrà recare per verificare l’infezione da Sars-CoV-2. Attenzione, non tutti i test possono rilevarla!
pubblicato il 02 Aprile 2021, 08:46
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Le farmacie tarantine Brescia (Corso Italia, 65), Rossetti (Via Giuseppe Mazzini, 93), Lo Bianco (Corso Italia, 260) e San Cataldo (Via Galileo Galilei, 20/A) sono state autorizzate ad effettuare i test “rapidi” antigenici per la Covid-19.
L’iniziativa mira a decongestionare i drive-through (servizi forniti dall’Asl che consentono ai pazienti di non scendere dall’automobile mentre il personale sanitario esegue i test) allestiti sul territorio comunale, per consentire una più capillare attività di screening della popolazione.

La direzione Sviluppo Economico, acquisendo l’indirizzo dell’esecutivo guidato dal sindaco Rinaldo Melucci, ha sottoscritto la concessione all’uso del suolo pubblico per le quattro farmacie. Queste costituiscono un primo gruppo cui ne seguiranno altre e nei loro spazi esterni potranno essere installate strutture amovibili come gazebo e affini, o camper specificamente allestiti.
«Ogni azione che possa contribuire a combattere il contagio – le parole del primo cittadino – sarà posta in essere dalla nostra amministrazione, in pieno accordo con gli enti e le categorie in prima linea. Stiamo allestendo altri due punti per la vaccinazione per consentire ad Asl Taranto di velocizzare le somministrazioni, inoltre la collaborazione con le farmacie cittadine permetterà un monitoraggio più accurato dell’andamento della pandemia».

I test hanno attendibilità e finalità differenti. Non tutti possono rivelare se si ha l’infezione in atto nell’esatto momento in cui avviene il prelievo. Cerchiamo di far chiarezza aiutati dalle linee guida dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive IRCCS “Lazzaro Spallanzani”:

1. TEST ANTIGENICO (comunemente indicato come “test rapido”): ricerca, nei campioni respiratori del paziente, le proteine virali ovvero gli antigeni (da qui la denominazione). Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle del test molecolare (spiegato di seguito), cambiano però i tempi di risposta perché nell’antigenico sono molto brevi (circa 15 minuti) ma la sua sensibilità e specificità è inferiore a quella del test molecolare. Le diagnosi di positività ottenute con questo test devono quindi essere confermate da un secondo tampone che sarà, essendo più attendibile, quello molecolare.
2. TEST MOLECOLARE (il cosiddetto “tampone”): attualmente è il più affidabile e di conseguenza viene utilizzato per la diagnosi di infezione da coronavirus. Tramite un lungo bastoncino simile ad un cotton-fioc viene prelevato un campione dalle vie respiratorie del paziente, preferibilmente dalla mucosa naso-faringea. Questo campione viene quindi analizzato attraverso metodi molecolari di real-time RT-PCR per l’amplificazione dei geni virali maggiormente espressi durante l’infezione. L’analisi può essere effettuata solo in laboratori altamente specializzati e fortemente individuati dalle autorità sanitarie e la processazione richiede dalle due alle sei ore. Dunque occorrerà attendere più tempo per conoscere l’esito del test.
3. TEST SIEROLOGICO CLASSICO: mentre i due “tamponi” di cui sopra individuano nelle secrezioni respiratorie del paziente il virus o le sue proteine, il test sierologico (o immunologico) rileva la presenza nel sangue degli anticorpi specifici che il sistema immunitario produce in risposta all’infezione, la loro tipologia (IgG, IgM, IgA) e, eventualmente, la loro quantità. Questo test richiede un prelievo di sangue venoso effettuato presso laboratori specializzati.
4. TEST SIEROLOGICO RAPIDO: si basano sullo stesso principio di quelli classici ma sono semplificati perché danno risposte solo di tipo qualitativo, dicono cioè soltanto se nell’organismo sono presenti gli anticorpi specifici per il virus. Questi test sono di semplice esecuzione, hanno tempi medi di risposta di circa 15 minuti e possono essere effettuati anche al di fuori dei laboratori. Sul dispositivo di rivelazione viene depositata una goccia di sangue ottenuta con un pungidito e la presenza di anticorpi viene visualizzata mediante la comparsa sul dispositivo di una banda colorata o di un segnale fluorescente letto con uno strumento portatile.

È indispensabile sottolineare che i test sierologici, per la loro stessa natura, non sono in grado di dire se il paziente ha un’infezione in atto ma soltanto se è entrato o meno in contatto con il virus. Vanno quindi utilizzati per la sorveglianza epidemiologica e non per diagnosticare se l’infezione è in corso. Perché questo? Quando ci infettiamo il nostro organismo impiega alcuni giorni prima di produrre gli anticorpi specifici che poi rimangono in circolazione per parecchio tempo dopo che l’infezione è stata superata ed il virus eliminato, cioè ci si è “negativizzati”. Una persona positiva al test sierologico potrebbe quindi non avere più un’infezione in corso (lo stesso caso sottoposto a test molecolare potrebbe risultare negativo) e, viceversa, un risultato negativo del test sierologico non esclude che la persona sia positiva al virus perché si è infettata da poco (il paziente potrebbe quindi essere un positivo asintomatico che ancora non ha prodotto gli anticorpi ma, lo stesso, se eseguisse il test molecolare risulterebbe positivo).

5. TEST SALIVARE ANTIGENICO E MOLECOLARE: è stato recentemente proposto sul mercato e utilizza come campione da analizzare la saliva. Il prelievo di saliva è più semplice e meno invasivo rispetto ai precedenti quindi questa tipologia di test potrebbe risultare utile per lo screening di grandi numeri di persone. I test salivari di tipo molecolare rilevano la presenza nel campione dell’RNA del virus mentre quelli antigenici rilevano le proteine virali. Questi però al momento difficilmente si prestano allo screening rapido di numerose persone in quanto richiedono un laboratorio attrezzato.

Ad oggi il test molecolare rimane quel che l’Istituto Spallanzani definisce il “gold standard” per la diagnosi. Gli altri metodi vanno utilizzati se non si dispone della possibilità di accedere a quest’ultimo, oppure per scopi diversi dal contesto diagnostico, quale la sorveglianza epidemiologica.

di Giulia Lupoli

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