Il dolore di tutta una città presentato dall’arcivescovo all’Addolorata

 

I toccati momenti di preghiera di stanotte in San Domenico, intervallati dalle marce funebri
pubblicato il 02 Aprile 2021, 14:59
5 mins

“Desidero lasciare a perpetua memoria di questo momento una rosa d’argento innanzi al simulacro dell’Addolorata, chiedo la grazia che sia presto il segno di una grazia ricevuta: la fine della pandemia! Un ex voto che offro prima perché sono certo che il Signore per intercessione della Vergine Maria esaudirà le nostre preghiere. Nella preghiera ho pensato a tutti voi e a nome vostro offro questa rosa alla nostra Madre”.

Con queste toccanti parole l’arcivescovo mons. Filippo Santoro ha concluso il proprio momento di preghiera davanti alla Beata Vergine Addolorata,  stanotte nella chiesa di San Domenico. Questo, mentre la “troccola” faceva sentire il suo crepitare e la banda musicale diretta dal maestro Giuseppe Gregucci, schierata davanti all’altare, eseguiva ”Gravame”, il brano che ogni anno accoglie l’apparire della Madonna sul ballatoio della chiesa, all’inizio della processione.

Durante l’esecuzione musicale, il vescovo ha alzato lo sguardo all’immagine di Maria, presentandole in una muta preghiera tutti i dolori che la nostra città, tutta l’umanità sta soffrendo per la pandemia. Senz’altro avrà ripercorso con la mente le parole e le lacrime di quelle tre figlie che hanno perso il papà di Covid e non lo hanno potuto salutare, citate in precedenza. “Sul suo calvario – aveva detto – quel papà è morto da solo. Sicuramente ho pensato che la Madre di Dio, alla quale lui si si rivolto nella sua vita, gli sarà stata vicina. E con Lei il volto bello di Gesù”. A Lei mons. Santoro ha presentato anche la tragedia di tante famiglie sul lastrico per i tanti posti di lavoro andati persi e per le numerose saracinesche abbassate, di centinaia di studenti costretti a una pur volenterosa ma inefficace didattica a distanza, dei colpiti dal tumore per l’inquinamento industriale e degli ammalati di Covid lontani da ogni affetto familiare. Tanto dolore veniva esplicitato anche dal dondolio dei confratelli incappucciati ai lati della statua, la “nazzecata”, con cui si esprime la partecipazione al dolore della Madre che comprende quello  di una intera comunità.

La preghiera alla Beata Vergine, alla quale hanno preso parte anche il sindaco di Taranto Melucci e l’assessore alla Cultura Marti, è proseguita per tutta la serata fino alle due, con la Via Crucis e le meditazioni del padre spirituale della confraternita, don Emanuele Ferro, e le altre marce funebri.

“Ascoltando un confratello che aveva subito un grave lutto, questi mi ha detto una cosa sconvolgente: ‘Gesù ci ha dato la sua Mamma, Io non l’avrei mai data a nessuno, perché la mamma è mia!’ – ha detto in conclusione don Emanuele . Nessuno in effetti è disposto a dare la propria madre e invece Gesù l’ha fatto, nel momento più atroce della sua sofferenza: ci ha consegnati alla Madre, che stava sotto la croce. Noi non siamo soli sotto le nostre croci, Maria anche in quei momenti è con noi. E spero che questo possano comprenderlo anche coloro che ci stanno seguendo da un letto di ospedale o provati da chissà quale dolore: non siamo mai soli. E quando la Madonna è presente, ci è vicino anche Gesù”.

“Dopo la morte del Figlio – ha continuato – Maria stava nel cenacolo con gli apostoli a confermarli nella fede. Questa chiesa, San Domenico, in cui siamo chiusi questa sera, è il nostro cenacolo in cui come allora, attendiamo il soffio dello Spirito Santo, che ci spingerà per le strade ad annunciare l’unico amore di Dio che ci salva, che il Signore è risorto e che la morte e il peccato sono sconfitti”.

Quindi, dopo un momento silenzioso di preghiera di effusione dello Spirito Santo, il congedo è stato all’insegna di una delle marce funebri più amate della devozione tarantina: “Mamma!”.

Foto G. Leva

 

[Foto G. Leva]

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Un Commento a: Il dolore di tutta una città presentato dall’arcivescovo all’Addolorata

  1. Carmela

    Aprile 2nd, 2021

    Grazie Eccellenza..

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