Settant’anni di “mozzetta nera” nei ricordi del confratello Tonino Cicala

 

pubblicato il 01 Aprile 2021, 09:59
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Con il Giovedì Santo, quando avrebbero dovuto iniziare i riti tradizionali, viene offerta l’opportunità di rinverdire i ricordi con uno degli storici iscritti della confraternita dell’Addolorata, l’87enne Tonino Cicala, che vestì per la prima volta la gloriosa mozzetta nera nel lontano 1949, ad appena 15 anni. In quell’occasione egli partecipò al pellegrinaggio della Madonna, la notte del Giovedì Santo, nella “quarta posta” assieme a Filippo Mignogna. Priore dell’epoca (per la cronaca) era Antonio Palma, fruttivendolo all’ingrosso.

Tonino Cicala è nato in vico Vocale 1 in una famiglia che contava la bellezza di diciotto figli, di cui appena tre rimasti in vita. Il papà era un rinomato macellaio della città vecchia, specializzato nella vendita di carne di cavallo, nel suo esercizio in via Garibaldi; Tonino seguì il suo esempio aprendo a sua volta una macelleria al Borgo, in via Mazzini 205.

Racconta: “La Città vecchia in quegli anni era come un sogno: bellissima, anche per il clima di grande amicizia e di reciproco aiuto fra le famiglie. Ricordo i giochi che facevamo tra bambini, anche quello della guerra a colpi di pietre fra i gruppi delle diverse zone del quartiere. ‘A le cape de fierre’, era il grido di… battaglia durante la sassaiola”. E la guerra, purtroppo, poi scoppiò davvero. “Quando ci furono i bombardamenti – dice – sfollammo a Castellaneta, procedendo a fatica, sul calesse, tra i tanti morti sul selciato di via Garibaldi”.

Poi, passata la grande carneficina, Tonino aderì alla confraternita, partecipando alle processioni. “In famiglia eravamo tutti molto devoti alla Vergine, che attendevamo ogni Settimana Santa al passaggio per per i vicoli. Mia madre, Cosima Lombardo (detta ‘Donna Mimina’) era solita portare il cero dietro la Madonna e fu per lei motivo di orgoglio, e anche di apprensione data la mia giovane età, la mia partecipazione nel secolare abito. Anche papà andava fiero di me e quando passavo davanti alla macelleria non mancava di indicarmi ad amici e clienti (‘’U figghie mjie. Anche due miei fratelli, Michele e Gregorio, fecero l’aggregazione ma, non avendo la mia grande passione, parteciparono solo poche volte al pellegrinaggio del Giovedì Santo”.

Tra i tanti confratelli che furono con lui nelle processioni: Mimmo Sferra, Mario Fanelli, Mimmo De Florio, i fratelli Picardi, Domenico D’Alba, Ronzino Papalia, Peppino Acciarini; un anno, con Francesco Greco e Stefano Odone (deceduto recentemente a 90 anni) Tonino Cicala fece parte del “trono”. Diverse furono invece le occasioni in cui il confratello partecipò come “mazziere”.

I ricordi non mancano, come quelli attorno alla figura di don Stefano Raguso, a lungo padre spirituale del sodalizio, e di Alberto Solito, detto ‘Albert’a pagliette’: davanti al suo negozio, In via De Tullio, ci si dava appuntamento per parlare delle bande musicali che avrebbero partecipato alla Settimana Santa e anche alla festa patronale di San Cataldo.

Egli rammenta che negli anni cinquanta la processione dell’Addolorata effettuava soste in Città vecchia nella chiesa di San Gaetano (ora chiusa) e in quella di San Giuseppe mentre nel Borgo si fermava in San Francesco di Paola. “Nel ’56 quando l’Addolorata dovette attraversare il canale navigabile su una zattera, per l’inagibilità del ponte girevole, ci si spinse fino alla vecchia chiesa di Sant’Antonio, in via Duca degli Abruzzi, essendo impossibile per quell’anno usufruire del tempio dei padri Minimi – racconta Tonino Cicala – Fu in quell’anno che ebbi l’onore di portare la ‘troccola’, dovendo sostituire per brevi tratti l’aggiudicatario Vincenzo De Pace”.

Poi, con l’apertura del sua esercizio in via Mazzini, che lo costrinse a viaggiare spesso per l’acquisto del bestiame da macellare, e con il matrimonio con Maria Giodice, rallegrato dalla nascita di due figli, la partecipazione ai tradizionali riti diventò meno frequente. Ma il tempo per accompagnare la “sua” Madonna, sia pure per poco, non è mai mancato, neppure in vecchiaia.

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