Bonifiche, Corbelli e Cemerad lasciate ‘indifese’

 

Il commissario straordinario del sito di Statte da mesi chiede risorse per completare la rimozione dei fusti e ripristinare la vigilanza armata
pubblicato il 31 Marzo 2021, 20:59
13 mins

Sull’attuazione degli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione del Sito di Interessa Nazionale di Taranto si sono perse da mesi le tracce. Del resto non poteva essere altrimenti, dopo che la scorsa estate il ministero dell’Ambiente decise di non confermare nel ruolo di Commissario Straordinario la dott.ssa Vera Corbelli, che ottenne quel ruolo con il DPCM dell’8 luglio 2014.

Argomento sul quale abbiamo scritto molti articoli nei mesi scorsi nel silenzio generale (oltre ad aver seguito sin dal principio i lavori della Cabina di Regia che fu istuita nel 2013 dopo il decreto legge n. 129/2012 che prevdeva gli interventi suddetti). Dalla scorse estate, oltre alla nomina nel ruolo dell’attuale prefetto di Taranto, e qualche scarno comunicato della prefettura sulla ripartenza dei lavori per la rimozione del Mercato Ittico Galleggiante e le operazioni riguardanti il cimitero di San Brunone, sul resto delle attività non sappiamo assolutamente nulla. Un esempio su tutti: che fine a fatto la gara internazionale per la bonifica del Mar Piccolo? A che punto è la fase 2 che prevedeva la dimostrazione da parte delle società che avevano avuto accesso dopo il primo step previste dal bando?

Nulla sappiamo sui fondi residui che il prefetto ha a disposizione, né se è stato in qualche modo affiancato in questo ruolo gravoso da figure specializzate, visto che a suo tempo la Corbelli poteva contare su una struttura commissariale di primo piano (quella dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale) oltre che del supporto di svariati enti scientifici.

E’ quindi troppo facile, finanche ipocrita, stupirsi oggi del fatto che alcuni interventi non siano arrivati a conclusione. Perché per opportunismo politico o semplice menefreghismo si è lasciato che un intero patrimonio di lavoro, programmazioni e attività, venisse accontonato e dimenticato.

E’ ad esempio il caso eclatante della ex Cemerad, sito in località Vocchiaro nel comune di Statte concepita e realizzata nel 1982, il deposito fatiscente abbandonato sottoposto a sequestro giudiziario dal 2000, nel quale erano stoccati – sulla base delle conoscenze disponibili – circa 16.500 fusti dei quali circa 3.500 radioattivi. Un caso al quale dedicammo negli anni passati molti articoli anche sulle pagine del quotidiano ‘TarantoOggi‘, oltre che sulle pagine online del corriereditaranto.it.

E che è ancora oggi attenzionato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, visto che nell’audizione di ieri è stata approvata una relazione nella quale un capitolo è dedicato proprio al sito tarantino.

Ricordiamo che rilevata l’urgenza e l’indifferibilità delle azioni connesse alla rimozione dei rifiuti pericolosi e radioattivi presenti all’interno del sito ex Cemerad di Statte, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con D.P.C.M. del 19.11.2015 (pubblicato su G.U. n. 302 del 30.12.2015), nominò la stessa dott.ssa Vera Corbelli (per la durata di un anno) anche “Commissario Straordinario per l’attuazione dell’intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi siti nel deposito ex Cemerad, nel territorio del Comune di Statte (TA)”. Successivamente le funzioni e i poteri del Commissario sono stati prorogati fino al completamento delle attività, giusta art. 3bis del Decreto Legge n. 243/16, convertito con modifiche dalla L. n. 17 del 27.02.2017.

Il Commissario Straordinario, in virtù di quanto stabilito dall’art. 3bis del Decreto Legge n. 243/16 (convertito con modifiche dalla Legge n. 17 del 27.02.2017), affidò, nell’aprile del 2017, il servizio di trasporto, caratterizzazione e smaltimento dei rifiuti presenti nel suddetto deposito ex Cemerad, con finale bonifica radiologica e rilascio delle aree prive di vincoli radiologici, alla Sogin Spa, società dotata di specifiche ed elevate competenze nella materia, affinché svolgesse tutte le attività necessarie anche avvalendosi di società controllata Nucleco.

Redatto il Piano Operativo di Intervento, valutato e approvato dall’ISPRA, il Commissario Straordinario dispose l’avvio delle attività di movimentazione e trasporto dei fusti ancora giacenti nel deposito a far data dal 27 novembre 2017. Mentre il Ministero dello Sviluppo Economico, a seguito delle procedure espletate con le Autorità dello Stato estero, autorizzò ad ottobre 2019 il trasporto dei rifiuti liquidi organici ed equivalente parte di solidi presso un operatore estero.

Nel periodo compreso tra fine anno 2019 al primo semestre 2020, le attività di allontanamento dei fusti hanno subito un rallentamento connesso principalmente sia alla impossibilità della Nucleco di ricevere i rifiuti radioattivi presso il sito di Casaccia (RM) – a causa delle operazioni di spostamento di rifiuti radioattivi all’interno del sito stesso – sia all’intervenuta emergenza epidemiologica per il virus Covid-19 che ha comportato la chiusura temporanea del cantiere ed ad uno slittamento temporale per il trasferimento degli ulteriori fusti all’estero.

Per la risoluzione delle problematiche su richiamate il Commissario Straordinario, d’intesa con l’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezionee la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), ha provveduto a revisionare il Piano Operativo di Intervento individuando la soluzione di ricorrere anche ad un deposito temporaneo terzo – autorizzato ai sensi dell’art.28 ex D.Lgs. 230/95 – nel quale stoccare i rimanenti fusti radioattivi, in attesa di trasportare gli stessi presso il sito di Casaccia (RM) della Nucleco. Tale piano è stato approvato dal Commissario Straordinario nel novembre del 2020.

Il tutto, unitamente ad ulteriori criticità riscontrate nell’attuazione dell’intervento (messa in sicurezza pareti deposito, riconfezionamento colli e conseguente incremento numero dei trasporti, aumenti costi smaltimento presso Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ecc.), ha comportato una variazione in aumento dei costi previsti stimata in circa 3 milioni di euro.

 Specifiche criticità, in particolare, sono state evidenziate da Sogin nel corso della relativa audizione (lo scorso 16 giugno 2020): quantità maggiori di colli ammalorati rispetto a quelli previsti in fase di pianificazione (70% anziché 15%), con conseguente necessità di riconfezionamento e di aumento nel numero di trasporti a causa del maggior volume (150-200 fusti per trasporto contro i 400 ipotizzati inizialmente); incremento dei tempi necessari per concludere lavorazioni presso l’impianto slovacco JAVYS44, a causa dei tempi più lunghi per ottenere le relative autorizzazioni; numero rilevante di fusti privi di scheda radiologica, che ha richiesto una pre caratterizzazione con conseguente aumento dei tempi; si sono resi necessari interventi di rinforzo degli edifici, che hanno richiesto una sospensione delle attività, una limitazione dei tempi lavorativi, in funzione delle condizioni meteorologiche, ed un ulteriore incremento dei costi; sono state modificate le tariffe del Servizio Integrato, ”con aumenti significativi per i rifiuti solidi medicali”; è stato necessario “l’impiego di un deposito di stoccaggio terzo con il fine di non interrompere le attività di allontanamento”.

Inoltre, Sogin ha informato che l’incremento dei tempi e dei costi (da circa 7,4 milioni di euro a 9,8 milioni di euro) “ha reso necessaria la formulazione di un atto integrativo dell’accordo di collaborazione, ad oggi in attesa di ratifica da parte della struttura commissariale”.

La necessità dell’ulteriore fabbisogno finanziario emerso è stata rappresentata sin dal marzo 2020 con più note alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell’Ambiente. Che segnalò anche al al Ministro dello Sviluppo Economico la necessità di individuare opportune misure per favorire il reperimento delle risorse necessarie per assicurare il completamento delle attività di gestione dei rifiuti radioattivi. Inoltre, il Capo Dipartimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel novembre del 2020, rappresentò agli Uffici di Gabinetto del Ministero delle Economie e delle Finanze e del Ministero dell’Ambiente, al fine di consentire il completamento delle attività di gestione dei rifiuti radioattivi ed evitare la sospensione delle relative attività di valutare, secondo le rispettive competenze, i presupposti per un intervento di legge volto al finanziamento del servizio indicato.

Inoltre, al fine di scongiurare la sospensione delle attività, il Commissario Straordinario ha anche richiesto alla Sogin, nell’ottica dell’interesse pubblico, di valutare la possibilità di completare comunque le attività di allontanamento dei fusti dal sito in parola. Ma lo scorso 7.01.2021 la Sogin ha comunicato di non poter assumere oneri economici senza una formale copertura dell’Accordo di Collaborazione in essere.

A causa della carenza di risorse economiche non è stato possibile, inevitabilmente, proseguire anche la vigilanza armata h24 interrotta dal 14.12.2020. Comunicazioni in merito è stata inviata dal Commissario Straordinario per le azioni di competenza da porre in essere al Prefetto di Taranto ed al Sindaco del Comune di Statte; informativa è stata inviata al Ax di Taranto ed al Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto.

Dopo un’inerzia durata 15 anni, le azioni programmate e gestite in questi ultimi cinque anni hanno permesso di allontanare, a seguito della messa in sicurezza del fatiscente capannone e delle attività propedeutiche, complessivamente 13.672 fusti, di cui 11.140 fusti potenzialmente decaduti contenenti rifiuti pericolosi prevalentemente di origine medicale – inviati presso gli operatori autorizzati del Consorzio Rete Servizi Integrati – e 2.532 contenenti materiale radioattivo, inviati presso il sito Casaccia (RM) della Nucleco per la loro caratterizzazione e trattamento (549 trasferiti alla società estera per l’incenerimento).

Sulla base delle ultime verifiche effettuate (in precedenza non è stato possibile eseguire tali verifiche in quanto i fusti erano collocati in parte retrostante rispetto alle pile ad oggi rimosse) nel deposito sono ad oggi presenti 3.074 fusti, tutti contenenti materiale radioattivo; dunque rispetto all’inventario iniziale (fusti totali n. 16.421, di cui 3.401 radioattivi e 13.020 potenzialmente decaduti) sono risultati “radioattivi” ulteriori 2.271 fusti invece che “potenzialmente decaduti”. I fusti presenti sono pronti per essere allontanati allorquando saranno disponibili gli ulteriori fondi necessari per il completamento delle attività.

Del percorso e relative azioni poste in essere nonché in merito all’avanzamento fisico ed economico delle attività in corso, il Commissario Straordinario ha aggiornato periodicamente il Tavolo Istituzionale e tutte le altre Amministrazioni interessate Inoltre, sin dalle fasi iniziali, le attività poste in essere ed eseguite sono state oggetto di relazione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti ambientali in varie audizioni.

In ultimo, nei giorni scorsi, la Corbelli ha scritto anche al neo ministro per la Transizione Energetica Roberto Cingolani. Qualcuno le risponderà?

(leggi gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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