Recovery Plan, per porti Sud e Taranto c’è poco

 

Le segreterie confederali CGIL CISL UIL e le federazioni di categoria FILT FIT UILTRASPORTI di Taranto lamentano assenza di progetti rilancio
pubblicato il 30 Marzo 2021, 18:45
7 mins

Non convince affatto le segreterie confederali CGIL CISL UIL e le federazioni di categoria FILT FIT UILTRASPORTI di Taranto, il Piano nazionale di rilancio e resilienza dell’Italia (PNRR), l’ambizioso Recovery Plan dell’Unione Europea nella parte relativa a portualità e logistica.

“Il documento, di oltre 170 pagine per quanto attiene al settore dei trasporti nel capitolo intitolato “Intermodalità e logistica integrata”, conta voci di spesa complessive per 3,68 miliardi di euro. Spicca la nuova diga foranea di Genova con i suoi 500 milioni, così come gli imponenti progetti proposti per il finanziamento nel porto di Trieste per 385,5 milioni. Lodevoli, gli interventi previsti nel cold ironing nei porti Italiani per 950 milioni. Questi investimenti, se realizzati, consentirebbero l’alimentazione energetica delle navi all’ormeggio tramite la rete portuale abbattendo di fatto le emissioni in atmosfera dovute agli attuali generatori a fuel. Ci sono poi anche Uirnet e lo Sportello Unico Doganale. Gli altri interventi sono rivolti al miglioramento dell’accessibilità nautica dei porti di Vado Ligure, Marina di Carrara, Civitavecchia, Napoli, Salerno, Brindisi, Taranto, Manfredonia, Palermo, Catania e Venezia. Investimenti specifici sono poi indirizzati all’incremento di capacità negli scali di La Spezia, Venezia,Trieste, Ravenna, Napoli, Salerno, Cagliari, Brindisi e Trapani. Gli interventi sull’ultimo miglio stradale e ferroviario, purtroppo, riguardano solo Venezia, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Napoli e Salerno. Altri stanziamenti sono poi destinati all’incremento dell’efficienza energetica negli scali di Messina, Milazzo, Villa San Giovanni e Reggio Calabria. In buona sostanza si conferma in toto l’attuale assetto dei porti italiani, questo in sintesi, è quanto si desume dalla programmazione presentata” si legge in una nota unitaria.

Nessun nuovo investimento di potenziamento nei porti a Sud di Salerno, ad esclusione dei lavori di consolidamento e di adeguamento normativo per i porti siciliani. Per i porti del Sud l’auspicio è che svolgano “un ruolo più rilevante nei traffici intra mediterranei, resistendo maggiormente alla concorrenza di quelli del Nord Africa”, ma come debbano farlo non è dato sapere. Nessuna visione e nessun supporto ai porti identificati come aree ZES, che per ora rimangono sulla carta delle grandi occasioni (perdute!), delle grandi scatole vuote di idee e di progettualità oltre che di investitori – affermano i sindacati -. Si conferma la volontà di voler concentrare il traffico container nel nord Tirreno (Genova-Spezia- Savona) e nel nord Adriatico (Trieste e Venezia). Si lasciano sempre più isolati i grandi porti del Sud: Gioia Tauro e Taranto dalle grandi direttrici ferroviarie, che potrebbero renderli competitor importanti per grosse infrastrutture portuali estere di notevole supporto all’intero sistema portuale italiano. La ormai leggendaria “cura del ferro” nei porti del Sud sembra ancora molto al di là da venire. Per la Puglia, bene una serie di interventi per i porti dell’AdSP del Mare Adriatico Meridionale, ma questi di fatto non modificano l’attuale capacità operativa degli stessi”.

“Per Taranto e l’AdSP dello Ionio, oltre a due interventi infrastrutturali per il miglioramento della protezione del Porto attraverso la realizzazione di due dighe foranee, c’è molto poco. Non c’è il progetto di riconversione e riqualificazione della ex Stazione Torpediniere, come manca l’Ecopark o Distripark che dir si voglia. Trascurate a nostro avviso altre importanti infrastrutture materiali ed immateriali che potrebbero agevolare quel complicato lavoro di start-up delle attività croceristiche, diportistiche che nei prossimi mesi avranno un notevole impulso grazie all’arrivo di Global Ports Holding e con le previste “toccate” della compagnia MSC” argomentano i sindacati.

“L’altra grossa perplessità deriva dai tempi che le scelte operate si portano inevitabilmente dietro e che stridono con i tempi ben cadenzati del Recovery Plan. Realizzare questo tipo di opere in Italia, con tempi di 4/5 anni stante le situazioni attuali ed al netto di figure commissariali e speciali, risulta praticamente impossibile. Altresì, difficile appare l’estensione del cosiddetto modello Ponte Morandi ad opere di una complessità ancora superiore tra l’altro dislocate in tanti diversi territori e da effettuarsi in contemporanea. Il rischio vero è quello di realizzare tanti bei progetti solo su carta, vedendone realizzati ben pochi. Per l’auspicato rilancio e riequilibrio dei traffici nei porti italiani bisognerà purtroppo ancora attendere! Mentre l’Italia resta stretta e lunga, la nostra portualità è ancora contratta e concentrata nell’Alto Tirreno e Alto Adriatico – lamentano le organizzazioni sindacali. Nonostante la penisola appaia a prima vista come una unica enorme banchina al centro del mediterraneo, si continua ad arrancare e a non crescere forse anche perché non si riesce a cambiare. Manca forse il coraggio o forse la visione strategica per ridisegnare la nostra portualità anche in questa fase in cui ci sono tanti soldi a disposizione e poco tempo per spenderli.

“Alla Deputazione Ionica, o meglio a quel che ne resta, spetta il compito di evitare che si interrompa quel processo virtuoso che ha messo il nostro Porto al centro della programmazione infrastrutturale degli ultimi 15 anni in Italia e che sta cominciando a dare i suoi primi frutti con la ripresa del traffico container ed il lancio delle attività croceristiche attraverso l’insediamento di player internazionali dirilievo – proseguono -. Come più volte argomentato, la progettualità da formalizzare con il PNRR non può essere ad esclusivo appannaggio delle ristrette lobby di potere del Nord che governano, da sempre, l’ambito più promettente di sviluppo dell’intero Paese. Serve aprire subito un confronto con tutte le componenti del partenariato economico e sociale, oltre che con i livelli istituzionali dei diversi territori. In questa dinamica, il neo Ministro per il Sud è la diretta destinataria delle nostre doglianze. A Lei è rivolto il nostro appello che riteniamo debba trovare un immediato, sollecito, accoglimento” concludono le segreterie confederali CGIL CISL UIL e le federazioni di categoria FILT FIT UILTRASPORTI di Taranto.

(leggi tutti gli articoli sul porto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

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3 Commenti a: Recovery Plan, per porti Sud e Taranto c’è poco

  1. Piero

    Marzo 31st, 2021

    D’altra parte quel clown traditore toscano serviva proprio a questo

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  2. Fra

    Marzo 31st, 2021

    Taranto la città del demone delle illusioni ,l’unica realtà e lo schifo che non cambierà mai . Ma tutte le bugie di turco ? Chissà il sindaco cosa ha da da aggiungere e farsi crescere il naso !!

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  3. gico

    Marzo 31st, 2021

    Purtroppo le ristrette lobby di potere del Nord sono talmente rammagliate ed infiltrate con spirito di corruzione con tutte le componenti del partenariato economico e sociale compresi i diversi livelli istituzionali del Sud da abortire prima del tempo qualsiasi forma di movimento meridionalista, Il clown toscano ha potuto esibirsi liberamente perchè alla politica romana veniva comodo ed in campo non vi era un cannibale meridionalista capace di sbranarle la testa. Del resto bisognava ” raccogliere l’acqua quando piove ” cioè quando avevamo un sottosegretario al ministero dedicato senza appannarsi alle cattive logiche di partito.

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