La rivoluzione in una carezza

 

In questo momento così complicato, la noia e la solitudine spalancano le porte ai social, un mondo che accoglie tutto e il suo contrario
pubblicato il 28 Marzo 2021, 08:08
3 mins

C’è una cassetta delle lettere, in un paese del Salento, che raccoglie sogni, desideri, messaggi. Per chi non c’è e per chi non c’è più. Un luogo fisico in cui si mettono nero su bianco pensieri, ma soprattutto simbolico, per dare una forma alle emozioni, un ordine ai sogni chiusi nei cassetti.

Un’opera di umanità che eccede in bellezza, ispirata al concetto di “possibilità” e non solo all’idea di scrivere messaggi da destinare a chi non è più con noi, ma a cui ancora, avremmo molto da dire.

Pensato dalle artisti Stefania Semeraro e Eleonora Loche che l’hanno appesa davanti alla loro casa teatro “Tela” a Botrugno, chiusa da mesi a causa del Covid, Stefania ha pensato a questa cassetta, che chiama “La casa dei sogni” ispirandosi alla sua bambina Carlotta.

Dare che diventa ricevere. Un invito, inizialmente rivolto agli abitanti del paese, ma poi esteso a tutto Italia e non solo, grazie ai social. In un post dell’associazione culturale Tela, Stefania racconta: “Se potessimo realizzare i sogni che custodiamo con tanta cura solo scrivendoli su di un pezzo di carta e inviandoli al destino, se riuscissimo a far giungere le nostre parole al cuore di una persona che continua a vivere nella nostra anima pur non essendoci più… Delle parole come preghiera. Una lettera che affidi le proprie speranze, i propri sogni come rito perché si avverino. Una lettera che esorcizzi il dolore. Non occorre opporvi una firma perché il cuore e l’anima ne conoscono il destinatario”.

Quello che ne può venire fuori può essere una lettera ad un amore impossibile, una poesia, una ninna nanna, una promessa scritta dietro ad un Gratta e Vinci: “questo è l’ultimo”. Speriamo. Desideri, pensieri ed emozioni. “Non conta la forma, contano i vostri sogni”, continua il post: “ La Tela, del resto, è il cuore delle persone”.

Una tela da dipingere, anche per prendersi cura di se stessi, in questo momento così complicato, impegnati come siamo a contare vaccini e mesi di noia. Giorni interminabili, solitudini mitigate dalla compagnia dei social. Il nuovo teatro dell’assurdo che non andrà mai in lockdown.

Assurdo e folle come la rissa fra gemelline ripresa da mamma, con tanto di pubblico che incita (chi mena) e irride (chi viene menato), sconsiderato e triste come il papà che si fa riprendere a bordo di una moto di grossa cilindrata (Foto a sinistra). Guida il figlio, che avrà meno di dieci anni. Lui è dietro, fuma una sigaretta, orgoglioso. In tutti e due casi non si tratta di video “rubati” ma pubblicati “consapevolmente” su Tik Tok.

Immagini che vengono dalla stessa realtà, ma senza nessun margine che prefiguri un equilibrio, un legame. La “cassetta dei sogni” somiglia a quelle piante che crescono in posti assurdi, in condizioni ostili, invita a esplorare i margini dell’integrità collettiva, nell’urgenza di contenerli, ridisegnarli. E merita l’elogio in quanto spazio residuo. Quasi eversivo.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)