Puglia, ancora pochi tamponi e troppi contagi

 

La fotografia della regione Puglia, ad un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, non è affatto confortante
pubblicato il 28 Marzo 2021, 16:40
11 mins

di Marialaura Paletta – La fotografia della regione Puglia, ad un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria nazionale causata dal SARS-CoV-2, non è affatto confortante; il monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore della Sanità la inquadra come regione dalle molteplici allerte di resilienza e tra le cinque regioni italiane classificate ad alto rischio; approfondendo i dati forniti dall’I.S.S., si nota che gli indicatori di allerta riguardano l’aumento della percentuale dei positivi (indicatore 2.1, in aumento e sopra 20%) e la diminuzione dei casi accertati per cui sia stata svolta una regolare attività di contact tracing o ricerca dei contatti stretti (indicatore 2.6, in diminuzione e sotto 90%): una combinazione che comporta, in poche parole, una pressione generale sulle Aziende Sanitarie Locali.

Tra i dati che la classificano come regione ad alto rischio risaltano il sovraccarico delle terapie intensive e delle aree mediche, unito alla presenza di nuovi casi in soggetti con età maggiore di 50 anni e di nuovi focolai in luoghi che ospitano popolazione vulnerabile (anziani e/o con patologie a rischio).

Insomma, una serie di problematiche tali da costringere il Presidente della regione, Michele Emiliano, a firmare una nuova ordinanza che rafforza la zona rossa, imponendo ulteriori restrizioni, a partire dal 27 marzo e sino al 6 aprile.

Il quadro generale della regione, purtroppo, è aggravato da ulteriori problematicità.

 

Il ritardo nelle vaccinazioni

 

 

Risale a pochi giorni fa il durissimo affondo del Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, nei confronti di alcune regioni italiane: “Per quanto riguarda la copertura vaccinale persistono importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministero della Salute altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”. Draghi ha poi comunicato che avrebbe reso pubblici i dati sulla campagna vaccinale eseguita sul territorio nazionale.

Analizzando il report pubblicato dalla Fondazione Gimbe e basato sui dati del Ministero della Salute, si nota immediatamente che la Puglia è quart’ultima sia per percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale (appena il 4,0% della popolazione) sia per percentuale di popolazione over 80 che ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino (16,3%).

Immediata la replica della Regione che ha confermato il proseguimento “a pieno ritmo” della campagna vaccinale su tutto il territorio.

“Si procede con le vaccinazioni rivolte agli over 80, sia in ambulatorio sia a domicilio, anche grazie alla sinergia tra Dipartimento di prevenzione e medici di medicina generale”, si legge sull’aggiornamento al 26 marzo della sezione Vaccini anti-covid del sito istituzionale della Puglia; tuttavia, i dati riportati all’interno dello stesso intervento confermano la situazione denunciata da Draghi.

Lo strano caso dei tamponi in Puglia

 

 

E’ un dato di fatto che in Puglia si eseguano pochi tamponi, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus.

“La disparità è legata al fatto che abbiamo meno casi”: l’assessore alla Salute pugliese, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, commentava così ai microfoni della Rai, il 28 aprile 2020, il dato che vedeva la Puglia quart’ultima tra le regioni italiane per numero di tamponi effettuati (all’epoca solo 14 ogni 1000 residenti).

“Abbiamo eseguito lo stesso numero di tamponi della regione Veneto, in proporzione al numero di abitanti” replicava il 13 maggio 2020 Emiliano, aggiungendo che “la matematica non è un’opinione”.

Sulla base di quest’ultimo inconfutabile assunto, se si confrontano i dati recenti della regione con quelli di altre regioni italiane, tenendo conto della proporzione degli abitanti, si può appurare che, dall’inizio dell’emergenza, sono stati effettuati appena 1.817.711 test (al 26 marzo 2021), distribuiti su una popolazione di 3.953.305 abitanti (dati ufficiali ISTAT al 31 dicembre 2019).

Un dato sicuramente significativo, se si pensa che la regione Liguria ha effettuato 996.899 tamponi (dato ufficiale della regione al 17/03/2021), su una popolazione di 1.524.826 abitanti (dati ufficiali ISTAT al 31/12/2019).

Insomma, se la matematica non è un’opinione, è facile capire che il numero dei tamponi eseguiti in Puglia resta piuttosto basso, nonostante l’aumento considerevole dei contagi.

Eppure, l’art.18 del decreto 137 del 28 ottobre 2020 aveva previsto lo stanziamento di ingenti risorse economiche per le regioni italiane, volte ad implementare il sistema diagnostico del virus SARS-CoV-2 tramite tamponi antigenici rapidi: nella fattispecie la Puglia ha ricevuto quasi 2 milioni di euro. In cosa sono stati investiti questi soldi?

Secondo il consigliere regionale Ignazio Zullo la cifra stanziata dallo Stato per la regione Puglia sarebbe stata utilizzata per acquistare 120 macchinette per la lettura a chemiluminescenza dei tamponi rapidi antigenici; macchinari mai entrati in funzione e, pare, tuttora bloccati in deposito per motivi ancora ignoti.

Sulla questione è stata depositata un’interrogazione parlamentare, rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza, alla quale non è stata ancora fornita risposta.

 

Il problema dei trasporti

 

Una delle criticità principali della Puglia, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, riguarda senza ombra di dubbio il sistema dei trasporti.

Fu lo stesso Michele Emiliano ad individuare in questo uno dei punti deboli della regione, scrivendo il 30 aprile 2020, all’allora Ministro dei Trasporti Paola De Micheli, che la chiusura delle scuole e della maggior parte delle attività commerciali, conseguente al lockdown imposto da Conte, aveva contribuito a gestire l’emergenza scatenata dalla pandemia.

“Ma che succederà all’atto della ripresa?” si chiedeva Emiliano; per il presidente il problema poteva essere risolto non tanto con un aumento dei mezzi di trasporto, che avrebbe gravato sui bilanci regionali e statali, quanto con una diversa gestione dei flussi di movimentazione della popolazione e degli orari.

Nel frattempo, nei mesi di aprile e maggio 2020, il sistema dei trasporti pugliese fu riorganizzato temporaneamente, riducendo alcuni servizi ed aumentandone altri, in base alle esigenze rilevate. Sempre a maggio 2020 l’annuncio dello stanziamento, da parte della regione, di 47 milioni di euro (45 dei quali destinati alle Ferrovie Sud-Est) per i trasporti e la mobilità.

Terminato l’anno scolastico, l’assessore ai trasporti della regione Puglia Giovanni Giannini, l’11 giugno 2020, annunciava la creazione della figura del mobility manager, essenziale a “ridistribuire in modo fluido la mobilità” e a riprendere gradualmente il trasporto pubblico locale, puntando alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto individuale e al decongestionamento del traffico urbano.

Tuttavia, ad appena un mese dalla riapertura delle scuole, con l’ordinanza del 22 ottobre 2020, Emiliano chiedeva alle scuole pugliesi di introdurre la Didattica a Distanza, principalmente allo scopo di “individuare quali linee potessero rischiare il sovraccarico, in modo da disallineare in tempi brevi gli orari” e permettere una riorganizzazione dei trasporti. “Riattiveremo la didattica in presenza quando avremo meglio organizzato il rapporto tra le scuole e i vettori del trasporto scolastico”, aveva dichiarato il Presidente della regione.

Da questo momento in poi il problema nell’ organizzazione dei trasporti pugliesi non è più menzionato, ma si intuisce che sia una delle motivazioni alla base delle successive ordinanze, che prorogano la chiusura delle scuole (in particolare quelle di secondo grado, più soggette all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici) sino alla sospensione delle attività scolastiche per le vacanze di Natale.

A seguito dell’ordinanza del 6 gennaio, in cui gli istituti scolastici sono nuovamente invitati ad avvalersi della DaD, il nuovo assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia annunciava lo stanziamento di 3,3 milioni di euro per “attivare i servizi aggiuntivi di trasporto, in vista della ripresa delle attività didattiche in presenza”; l’assessore precisava che il prelievo di tali risorse era stato effettuato dal bilancio della regione, su suggerimento dello stesso Emiliano, in attesa dei finanziamenti statali stanziati per l’implementazione dei trasporti. “Tutto pronto per ripartire in sicurezza dal primo febbraio”, era stato proclamato da più parti: ma la ripresa, ad oggi, non c’è stata; con una serie di ordinanze successive, infatti, Emiliano ha di fatto prorogato la sospensione della didattica in presenza, motivandola con la necessità di vaccinare il personale scolastico e di allentare il ritmo dei contagi; un rallentamento che non c’è stato, dal momento che, nonostante la chiusura delle scuole e di molte attività, la Puglia ha registrato un nuovo record di casi positivi (ben 2.162 al 26 marzo).

Con la chiusura non si risolvono i problemi” scriveva a fine ottobre 2020 l’ex ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, in riferimento ad una delle tante ordinanze di Emiliano sulla scuola; alla luce dei dati emersi, appare ovvio che la complessa situazione pugliese richieda interventi che vadano ben oltre la sola chiusura ad oltranza di scuole e attività commerciali; questo tipo di misure, per quanto inizialmente necessarie, oltre a provocare ulteriori problematiche a breve e lungo termine, non bastano di per sé a garantire la risoluzione dei problemi, se non sono accompagnate da un’azione coordinata e mirata a risolvere in tempi brevi le molteplici criticità presenti sul territorio.

 

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