Taranto: parla il diesse Montervino

 

Intervista non esclusiva, le domande forse si...
pubblicato il 27 Marzo 2021, 18:46
8 mins

“Direttore ma quante volte parli tu….?” Citando una delle frasi cult (sostituita sola la parola Presidente con Direttore) di una celebre diatriba accaduta diversi anni fa nella sala stampa dello Iacovone, introduciamo questa lunga intervista concessaci dal direttore sportivo del Taranto, Francesco Montervino, di recente sovraespostosi mediaticamente (manca solo che parli a reti unificate…si scherza eh!)  essendo l’unico dirigente rossoblù deputato ai rapporti con la stampa.

Il tuo appello all’unità di intenti (il ritorno sulle nostre pagine di un tesserato del Taranto ne è la dimostrazione, ndc) da parte di tutto l’ambiente che matrice ha?

Se ci uniamo, mettendo da parte le diatribe, le antipatie, le polemiche riusciamo ad essere più forti e pericolosi rispetto ai nostri avversari. In questo momento è un fattore che può fare la differenza anche se sono i giocatori che vanno in campo. Riavvicinare la gente alla nostra squadra è stato l’obiettivo più difficile da raggiungere. E più di un mesetto che avvertiamo l’affetto dei nostri tifosi. E’ una bella soddisfazione e se riusciremo a ricompattare tutto l’ambiente, ne sarò orgoglioso”.

Questa notizia della sospensione probabile del campionato per dar spazio ai recuperi come la commenti?

Non mi piace affatto. Noi abbiamo recuperato le nostre gare giocando ogni tre giorni, scendendo in campo anche quando c’era la sosta del campionato. Dal 31 gennaio e sino al prossimo primo di aprile il Taranto avrà giocato 15 gare in meno di 60 giorni.  Io voglio che gli altri abbiano le stesse difficoltà che abbiamo avuto noi.  Ci vuole equità. Come abbiamo stretto i denti noi, lo possono fare anche gli altri.

Il Taranto quante chance ha di vincere il campionato? E’ un discorso aperto solo a voi ed al Casarano?

In questo momento i ragazzi hanno acquisito un certo tipo di mentalità, di consapevolezza nei propri mezzi.  Siamo consci di essere una squadra forte, che quando gli avversari l’affrontano da l’impressione di essere solida, arcigna, fastidiosa, guerriera. La nostra forza è il gruppo. Ho delle belle sensazioni. Lotteremo sino alla fine. Ci sono tante squadre in grado di inserirsi nel discorso promozione in questa classifica molto corta. Posso citare non solo il Casarano ma anche Lavello e Picerno.

Piano B. Il Taranto dovrà disputare i play-off. Pensi davvero che servano a qualcosa?

Non ci siamo posti questo quesito. Crediamo di poter essere competitivi sino all’ultima giornata e speriamo di poter gioire. Tra l’altro in questi ultimi anni ho imparato a non pensare a nulla poichè cambia tutto dalla sera alla mattina in base a quello che i cosiddetti piani alti decidono. Ricordiamoci, comunque, che stiamo attraversando una stagione anomala.

Si dice che l’assenza del pubblico sugli spalti abbia preservato questa squadra da pressione e critiche. Meglio così?

Inizialmente è stata una sorta di manna dal cielo giocare con lo stadio chiuso. E’ servito per far prendere fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, specie ai più giovani. Però in questo momento, con la squadra al primo posto, manca tantissimo l’effetto traino dello Iacovone. Mi piacerebbe almeno una volta che i ragazzi provassero la sensazione di giocare nel nostro stadio con 7-8 mila persone sugli spalti. Una bella scarica di adrenalina….

L’ambiente (giornalisti, tifosi, semplici appassionati) si è chiesto in questi mesi, come mai anziché prendere una punta di valore si è perso tempo e forse anche denaro dietro una serie di attaccanti che non hanno reso…

Dall’esterno c’è una certa superficialità dei giudizi senza conoscere bene le situazioni. Con Stracqualursi ho cannato, è vero. Me ne assumo le responsabilità. Mi son fidato troppo di quello che diceva il giocatore, ossia che era solo un pò sovrappeso. Quando lo abbiamo visto dal vivo era molto sovrappeso.  La trattativa è durata un mese circa e se non gli mandavamo il contratto firmato lui non sarebbe mai partito. La campagna acquisti estiva è partita con un patto tra me ed il presidente. Lui mi ha messo a disposizione un certo budget che avrei gestito in autonomia tecnica. Dal punto di vista economico ci siamo sempre interfacciati e contrariamente agli altri anni si è deciso di fare diversamente.

Invece che sparare tutte le cartucce subito per poi – come accaduto in passato, a dicembre-gennaio ad obiettivo ormai lontano – cercare di alleggerire il monte ingaggi, si è pensato di partire con un’ intelaiatura di squadra solida nei reparti di difesa e centrocampo pensando di investire qualcosa nel mercato invernale qualora i risultati fossero stati quelli sperati. Ricordiamoci che si sono fatti male Alfageme e Corvino. Una sfiga pazzesca perché si sono rotti entrambi il crociato. E questa situazione ci ha fatto saltare i nostri piani.  Con loro due avevamo costruito una squadra con un budget normale in grado di fare una grande stagione perché trattasi di giocatori che sono in grado di fare la differenza in serie D.

Dunque con il Taranto nei primi posti in classifica la società ha deciso di fare uno sforzo economico per rinforzare la squadra, ecco spiegati gli arrivi di Corado e Nicolas Rizzo, vero?

Avevamo bisogno di un giocatore più d’area di rigore ed abbiamo preso Corado che è un grande finalizzatore. Purtroppo la sfortuna ce lo ha tolto di mezzo ma lo stiamo recuperando. Poi ne avevamo bisogno di un altro che galleggiasse tra le linee o in accompagnamento alla prima punta e che potesse portare in dote qualche gol. Inizialmente avevamo pensato a Cunzi del Sorrento. Nel momento in cui la trattativa con lui non è andata a buon fine si è fatta avanti l’ipotesi Nicolas Rizzo che a gennaio l’Acireale non voleva mettere sul mercato, cosa che ha fatto dopo. Ci serviva un mancino come lui, un profilo di giocatore che quando arriva il momento clou del campionato si inventa la giocata decisiva o si va a prendere un rigore o una punizione ai limiti dell’area.

Infine, andrai ancora in panchina dopo le recenti due espulsioni?

Non è una cosa che mi piace particolarmente. Me lo ha chiesto ad inizio stagione il presidente ed ho accettato. So di vivere la partita molto intensamente e che stando in panchina faccio più danni del resto,  ma ormai con il mister ci scherziamo su e se ne approfitta perché anche quando è lui a protestare veementemente e si avvicina l’arbitro, indica me……(ride di gusto, ndr).

L’intervista termina qui. L’unità di intenti di cui si parlava è testimoniata dal ritorno di un tesserato del club rossoblù sulle nostre colonne.

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