O la Borsa, o la vita

 

Frammenti di chiacchiere, discorsi, vite
pubblicato il 27 Marzo 2021, 12:27
3 mins

Il favoloso mondo dei negazionisti del Covid straparla di sicurezza dei vaccini, contesta il tasso di mortalità della malattia, disprezza l’utilità delle misure anti-contagio ed è un luogo in continua, e sempre meno comica, espansione. Le loro pulsioni da marionette consapevoli della (mala) politica sono funzionali a una visione del (loro) mondo che sostanzialmente promuove il libero mercato e antepone le attività economiche alla salute dei cittadini. La loro missione è minimizzare, declassare, banalizzare. Ignorare. In sintesi. Al di là degli argomenti e della ragione.

“E’ come un’influenza”, dicono ancora. “Controllate bene i numeri”, scrivono, “ci sono meno morti dell’anno scorso”. Un processo collettivo, il rifiuto cosciente di accettare come vero un fatto assodato perché confligge con una certa visione del mondo minacciandone gli interessi. Indifferenti a quella frattura nella logica della sofferenza, rappresentano un microcosmo che non si può relegare nel disinteresse.

Non basterebbe prenderli, uno ad uno, fargli indossare la tuta protettiva che “non serve” e la mascherina che “non funziona”. Non servirebbe farli entrare negli ospedali dove “non si muore”, raccontare loro le storie di intere famiglie spazzate via, come accade sempre, d’altronde, quando d’inverno arriva la banale influenza.

Non cambierebbero idea neppure conoscendo la vicenda di Pescara, nella quale madre e figlia malate di Covid sono morte a distanza di un’ora una dall’altra. Stessa sorte toccata a un marito e una moglie di Castellamare di Stabia, andati via insieme nel giro di 24 ore. Quasi uguale a quanto accade a Bellizzi (Salerno) dove marito e moglie si sono detti addio nel giro di una settimana. E’ successo anche a Taranto. Qui il Covid ha ucciso prima un figlio, poi il padre e infine la madre. Una tragedia in tre atti consumata all’Ospedale Moscati di Taranto.

Scomparse difficili da accettare nell’impossibilità di elaborare la perdita. Senso di colpa, rabbia, nessuno spazio per salutare i congiunti, nulla o quasi da condividere con la comunità. Lo strazio di una morte per Covid si congela nell’incredulità, nell’assenza impotente. Nell’eccesso di un dolore che non si può decifrare. Centoseimila in anno, in Italia. Quasi tre milioni, nel mondo, di persone in meno. Numeri veri, assodati, incontestabili.

E insopportabili, come tutti quelli che se ne fottono.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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