ArcelorMittal, sindacati al Governo: “Ora scelte definitive”

 

Le organizzazioni sindacali chiedono all'esecutivo di prendere una posizione chiara sul futuro del siderurgico
pubblicato il 22 Marzo 2021, 19:11
11 mins

“Ben venga il piano nazionale della siderurgia ma bisogna capire dove si discute e in quale direzione si vuole andare. Dall’ex Lucchini di Piombino all’Ast di Terni fino all’ex Ilva e all’ex Alcoa non si capisce quale sia la strategia del Governo. Se, come dichiarato dal Governo e dal ministro Giorgetti, la siderurgia è un settore strategico e l’ex Ilva un punto di riferimento, come si può attendere due mesi per la sentenza del Consiglio di Stato? Perché non si dà seguito all’accordo del 10 dicembre e all’ingresso di Invitalia nel capitale sociale? Il Governo ha cambiato idea? E se sì, quale è il piano che vuole mettere in campo? Di tutto questo vogliamo discutere con Giorgetti ma ad oggi non è arrivata nessuna convocazione. Se non arriverà, ci siamo autoconvocati per il 26 marzo al Mise”. Lo ha dichiarato Rocco Palombella, segretario Generale Uilm, quest’oggi durante il web meeting “Siderurgia: asset strategico del Paese” organizzato dal Gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia.

“La situazione dell’ex Ilva è drammatica – aggiunge -. L’accordo del 2018 è stato messo in discussione dopo poco tempo sia da Governo che dalla multinazionale. Ora siamo in una situazione di attesa della sentenza di merito del consiglio di Stato. Se il Governo non interviene immediatamente l’ex Ilva rischia di fare la fine di Bagnoli ma moltiplicata per dieci volte vista l’ampiezza dell’area e i lavoratori interessati”. “La questione ambientale e quella della transizione ecologica devono essere governate per evitare conseguenze senza precedenti da ogni punto di vista” continua. “Vogliamo un luogo dove poter discutere del futuro della siderurgia in Italia per arrivare a un piano nazionale – conclude – il Governo deciderà la strategia ma poi deve agire di conseguenza, non con passi indietro o ripensamenti a seconda del Ministro o Governo in carica”.

“Da una parte, i capricci della multinazionale ArcelorMittal e dall’altra l’immobilismo di Invitalia, nonostante l’Ad abbia assunto nel mese di dicembre un impegno economico pari a 400 milioni di euro ancora in attesa di sottoscrizione: nel mezzo i lavoratori, cristalli abbandonati in un negozio nel quale imperversa uno scontro tra due ‘elefanti”. Così Antonio Spera, segretario nazionale UGL Metalmeccanici, torna sulla vertenza ex Ilva, sottolineando come i diritti dei lavoratori “di tutti indistintamente, sia quelli in forza ad Arcelor sia quelli Ilva in AS sia delle controllate, vengano quotidianamente calpestati“.

“Il colosso dell’acciaio – spiega Spera – ha prima annunciato il lancio del marchio XCarb che introdurrebbe sul mercato il famoso acciaio verde, per un investimento di 100 milioni di dollari all’anno, salvo poi nel tardo pomeriggio di venerdì scorso comunicare la fermata degli impianti con personale da collocare in cigo, avvisato subito nella tarda serata che già dal giorno successivo avrebbe trovato il badge disattivato. Contemporaneamente arriva il blocco degli investimenti e dei cantieri AIA, con comunicazione alle aziende dell’indotto, che avanzano crediti per svariati milioni di euro. ArcelorMittal non può continuare a sostenere di avere tra le sue priorità il rispetto delle risorse umane, la trasparenza, la responsabilità ambientale, la salute e la sicurezza, se poi si comporta come il peggiore dei caporali, creando quotidianamente un clima di incertezze e in un ambiente che, tutto è, tranne che sicuro e sano. Non c’è programmazione né rispetto degli impegni, nonostante la presentazione nel mese di gennaio del piano industriale”.

Ecco perché “invitiamo ancora una volta il Governo ad entrare nel merito della vertenza ex Ilva, affrontando tutti gli aspetti che di essa fanno parte, dando priorità al piano industriale che è propedeutico al piano ambientale, assumendo degli impegni e adottando azioni mirate per il rilancio della produzione dell’acciaio”, conclude Spera.

“A Taranto c’è una situazione di caos senza precedenti. Dopo una prima comunicazione di ArcelorMittal di ridurre al minimo la marcia degli impianti, ora la situazione sembra essere tornata alla normalità con un atteggiamento ai limiti della schizofrenia e del quale intendiamo chiedere conto all’azienda e al Governo. Infatti, questa condizione di incertezza e di insicurezza tra i lavoratori diretti e dell’indotto è diventata insopportabile. Sono chiare le responsabilità di Invitalia e del Governo per i ritardi sul completamento degli assetti societari e sul rilancio industriale ed ambientale del sito, ma ciò non legittima il comportamento di ArcelorMittal, che prima sembra prendere in ostaggio i lavoratori scaricando su di loro responsabilità improprie e poi improvvisamente comunica una decisione opposta”. Lo dichiarano in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia.

“E’ evidente che così non si può andare avanti – concludono -. Il rischio è che si passi dallo stallo ad un piano inclinato in cui mancate decisioni e scelte inaccettabili mettano in discussione sia la risalita produttiva che la ripresa della fornitura dell’acciaio agli utilizzatori finali, trascinando anche le prospettive dei siti di Genova, Novi Ligure e dell’insieme del gruppo. Resta urgentissimo un intervento del Presidente del Consiglio Mario Draghi ed una convocazione delle parti e dei sindacati per evitare di perdere un asset strategico dell’industria di questo Paese”.

“Il 2021 doveva essere, per il polo siderurgico di Taranto l’anno del rilancio, con il ritorno a 5 milioni di tonnellate di produzione, l’avvio di investimenti in impianti e ambiente, e l’ingresso rapido dello Stato nel capitale di Am Investco. Non solo di tutto ciò non si è fatto nulla, ma i comportamenti di Governo, azienda ed enti locali stanno portando alla chiusura il polo siderurgico di Taranto. Denunciamo l’incertezza nell’azione del Governo che mentre dichiara di volere un “cambio di passo” sembra aver deciso di rinunciare al momento a dar via alla ricapitalizzazione da parte di Invitalia con i 400 milioni previsti dall’accordo del 10 dicembre scorso in attesa della sentenza del Consiglio di Stato del 13 maggio. Al Governo diciamo che in attesa di dare idrogeno fra 10 anni a Taranto, occorre dare subito “ossigeno” assolvendo agli impegni finanziari presi”. E’ quanto dichiarano il segretario Generale Fim Cisl Roberto Benaglia, ed il segretario nazionale Valerio D’Alò.

“A tutto ciò, si sommano le gravi scelte da parte aziendale di procedere, a partire dalla prossima  settimana alla fermata dell’acciaieria 1, di non far ripartire, come annunciato il Tubificio ERW, di non riavviare gli impianti di laminazione PLA2 e Treno Nastri 2 e di aumentare il numero dei lavoratori addetti alle manutenzioni in Cassa Integrazione. Ad aggravare lo scenario c’è la comunicazione di sospensione delle attività alle aziende dell’appalto, comprese quelle che si occupano dei cantieri AIA, rimettendo così migliaia di lavoratori in un clima di totale incertezza. Arcelor-Mittal sta tirando i remi in barca, un gioco d’azzardo che mina la continuità produttiva e sta dimostrando di non avere più le condizioni per gestire da sola il Gruppo” proseguono.

“A questa situazione si sommano poi i continui ricorsi alla Magistratura e dichiarazioni tuonanti delle amministrazioni locali che evidentemente tifano per la chiusura delle produzioni, ma senza concrete proposte alternative lavorative per il territorio affermano Benaglia e D’Alò -. Tutti questi atteggiamenti, ben poco hanno a che fare con un atteggiamento di responsabilità e rilancio, ma  stanno portando dritti alla chiusura dell’ex Ilva, alla perdita del lavoro per circa 20mila persone tra diretti e indotto e alla messa in ginocchio delle filiere manifatturiere che dipendono dall’acciaio prodotto a Taranto, mettendo in discussione la sovranità industriale del Paese sull’acciaio”.

La Fim Cisl “si batterà insieme alle altre sigle sindacali nel contrastare i giochi speculativi su questa vertenza che da anni si consumano sulla pelle dei lavoratori. Chiediamo una urgentissima convocazione da parte del Governo, affinché confermi i suoi impegni e ricrei le condizioni per mettere l’azienda e tutti gli attori di questa vertenza di fronte alle proprie responsabilità, garantendo gli impegni presi e il lavoro ai siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure e di tutti i dipendenti del Gruppo e dell’indotto e la tutela di chi è oggi in cassa integrazione” concludono dalla Fim Cisl.

(leggi gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

Condividi:
Share
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Un Commento a: ArcelorMittal, sindacati al Governo: “Ora scelte definitive”

  1. Fra

    Marzo 23rd, 2021

    Diciamo ai sindacati di lavorare per la nostra salute ,di battersi per gli operai ;ahimè l’azienda cade a pezzi giorni per giorno ,e questi scellerati ricattano e voi cedete soltanto perché temete una crisi economica a scapito della città che ha bisogno di vero ossigeno . La riconversione tra dieci anni troppo tempo ,impossibile da farsi se questi impianti sono obsoleti . Ci state prendendo per i fondelli ditelo chiaramente invece di fare tanti giri di parole .diciamo ai sindacati che probabilmente non lavorano in azienda ,di fare funzionare il sistema piuttosto ,siamo veramente stanchi . Secondo voi cose deve fare il comune quando i guardrail sono rossi ,le strade sommerse dai rifiuti ,tra Eni e Ilva la puzza aggiunta alla cava ci contraddistingue, loro chiedono rispetto per la città ed è giustissimo ,ai tamburi non ci sono solo animali ,ma anche persone che vorrebbero respirare aria pulita e non sentirsi dire Wind day o sciocchezze del genere ,dovreste vergognarmi ,tutelate sto cappero in questo modo , se i gestori non sono in grado posso alzare i tacchi e andarsene ,non ci stiamo al ricatto occupazionale abbiamo già perso e continueremo a perdere con queste persone che di Taranto se ne sbattono altamente ,basta difendere il nulla ,la città di Taranto ha pagato tanto in questi anni e continuerà a farlo se non di interviene in maniera drastica e decisa ,vergognatevi ancora !!

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)