CIS da aggiornare perchè conta la città

 

Melucci, nella nostra intervista, vuol guardare avanti. Non ha tutti i torti, anzi
pubblicato il 21 Marzo 2021, 11:58
3 mins

Qui non si tratta di essere pro o contro Melucci. Diciamola subito e tutta: il primo cittadino ha però di certo ragione allorquando invita a guardare oltre il CIS per Taranto.
Nell’intervista appena pubblicata, lo afferma chiaramente: “l’oggetto del Contratto istituzionale è superato”. E aggiunge vicende insolute da decenni che, per quanto complicate, restano assolutamente importanti per accompagnare, anzi rafforzare il cammino di cambiamento oggettivamente in atto nel disegno futuro della città: “infrastrutture strategiche” come “l’alta velocità ferroviaria, il casello autostradale, la perfetta dualità dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie, l’evoluzione della presenza universitaria”, senza dimenticare “i giovani e il lavoro”. E, se ci permettete il nostro piccolo e modesto contributo, migliori e maggiori recupero e riqualificazione del patrimonio storico-artistico-culturale della città.
Indicazioni che potrebbero definirsi ovvie, soprattutto per un territorio che ha accumulato – per colpe sue ma specie per colpe altrui – ritardi ultradecennali. Ritardi che, va detto chiaro e tondo, non potranno azzerarsi in un fiat, ma solo e soltanto pancia a terra e lavorando.
Ecco, allora, che lo strumento del CIS per Taranto va rinfrescato, in un certo senso coniugando l’accelerazione su quel che contiene oggi e ammodernandone contenuti e, magari, risorse. Perchè, va aggiunto, qualunque business plan – consideriamo tale il CIS – va valutato e aggiornato non appena dati ed esigenze di cambiamento lo ritengano necessario.
Certo non è facile in una città che combatte perennemente con la vicenda ex Ilva, in cui l’incertezza più totale regna sovrana (gli ultimi accadimenti ne sono la prova, tra impianti in fermata e poi velocemente ‘riaccesi’): come può ragionarsi sopra se nessuno può certificarne il futuro? E come possono migliaia e migliaia di lavoratori – al netto di quel che si pensi sulle ricadute ambientali passate, presenti e future – e le loro famiglie conservare fiducia sul proprio progetto di vita?
No, non è facile. E, lo ripetiamo ancora, al netto di quel che possa pensarsi sull’impatto devastante sull’ambiente provocato in passato e quel che provoca oggi. In pratica, oggi nessuno può garantire sulla scelta di ‘fabbrica aperta o chiusa’ e, in pratica, agire di conseguenza.
Qui non vogliamo spezzare lancia per nessuno. Perchè chiudesse l’ex Ilva, non piangeremmo certo. Però, è oggettivo guardare avanti e pensare a un’altra città, considerando che diverse cosette – ammettiamolo un po’ tutti – stanno cambiando. C’è molto da fare, da confermare oltre gli annunci? Sì, tantissimo e anche questo è oggettivo. Ma come ripetiamo da tempo, da qualche parte si doveva cominciare e parecchi passi avanti, culturali e de facto, sono stati compiuti.
Per cui, Melucci porti avanti l’idea di un CIS dagli orizzonti più ambiziosi. E non importa se ora più di qualcuno avanzerà critiche nei nostri confronti: qui non contano le tessere di partito o le consorterie o i bastiancontrario. Conta solo e soltanto la città.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Un Commento a: CIS da aggiornare perchè conta la città

  1. Gico

    Marzo 21st, 2021

    Ricordiamoci pero’ di non deindustrializzare l’ area ionica quindi puntare su economie alternative come il terziario ed l economia circolare anche per non distruggere in un colpo un secolo di esperienze industriali. Il riciclo dei metalli , fonderie parchi ecosostenibili per centrali elettriche la navalmeccanica come rottamazione e poi il terziario: depositi e logistica per e-commerce creano migliaia di posti di lavoro in grado di sostituire gli attuali occupati di Taranto nell ILVA .Insomma non presentiamo la solita storiella che basterebbero cozze, chiappe al sole e reperti archeologici perche’ finiremmo per farci soccombere .

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