Viva il merito. E’ morto il merito

 

Tre storie sembrano confermare che la confusione, assieme alla fame di certezze, sono una costante della dura fase che, più che vivere, ci sta attraversando
pubblicato il 07 Marzo 2021, 08:08
4 mins

Pjerin Gjoni, cittadino albanese originario Durazzo, oggi, sarà presente alle celebrazioni per il trentennale dell’esodo albanese sulle coste brindisine ricordato in queste ore. Lui era fra i 24 mila sbarcati nella città messapica il 7 marzo 1991, in tasca, aveva solo una laurea in medicina, aveva 35 anni.
Presta servizio al 118 della città che lo ha accolto da giovane. E’ stato – ed è ancora – in prima linea contro il Covid. Il medico, ormai brindisino d’adozione, nel corso di questi anni, ricordando quei giorni, ha incontrato gli studenti delle scuole, per raccontare quel “miracolo” realizzato con l’opportunità di vivere una seconda vita e la possibilità di immaginare un nuovo futuro.

In una recente intervista ha detto: “E’ stata una mia scelta restare qui, per ricompensare l’Italia, Brindisi, per quello che è stato fatto per me, per il mio popolo”. E in effetti nel racconto di Gjoni è viva la memoria di una grande accoglienza: “Le luci della città restarono accese per tre giorni e tre notti, fummo accolti in casa dalla gente, io sono stato ospitato per un mese intero”.
Tra chi, dopo estenuanti viaggi sulle “zattere del mare”, sbarcò, all’epoca, c’è chi è diventato imprenditore, chi ha studiato e manda i figli a studiare, e i festeggiamenti di oggi, nel trentennale dell’esodo, sono anche un modo per ringraziare, una terra, quella brindisina, che ha dato tanto.

Tanto, ha dato anche Riccardo Munda (sotto, nella foto). Un altro medico che durante l’inizio della pandemia, aveva sempre continuato a visitare, a casa, i suoi pazienti, come medico di famiglia nella Val Seriana, epicentro dell’epidemia di Coronavirus, la provincia più colpita d’Europa, chiamato a sostituire i colleghi ammalati di Covid. Un incarico da 1400 pazienti e 18 ore di lavoro al giorno.
Era diventato “famoso” in un servizio delle Jene, presentato come medico-eroe, in un periodo nel quale, in pieno lockdown, condizionato dalle restrizioni e dalla paura, continuava imperterrito le visite casa per casa: “Secondo me il ruolo della medicina territoriale è fondamentale ora più che mai”. Tagliò corto.

Eppure, dopo un anno in prima linea, tra pochi giorni, non avrà più un lavoro. Il 19 marzo sarà il suo ultimo giorno di servizio a Nembro, mentre è già terminato il periodo a Selvino dove sono stati nominati i titolari. Deve lasciare perché non ha ancora sostenuto il corso per la specializzazione in medicina generale. Il “titolo” non c’entra, dice lui, “non prendere la specializzazione è una scelta di vita”, nella consapevolezza che i “meriti sul campo”, certe volte, possono anche non contare niente.

“Studia”, “impara”, questo dicono i genitori che credono (ancora) nel valore dell’istruzione e nell’importanza del merito, aggiungendo magari: “così diventerai qualcuno”.

Fino a quando arriva un tale di otto anni che si chiama Joseph Deen (nella foto d’apertura). Il gamer professionista più giovane di cui si abbia notizia. Ha da poco firmato un contratto a più zeri che non è stato divulgato, ricevuto sull’unghia un bonus da 33 mila dollari, uno stipendio fisso e un pc da 5 mila dollari, per diventare un giocatore professionista di Fortnite, il videogioco più famoso del momento. Un lavoro a tempo pieno, sul serio.
A causa della giovane età, però, non può ancora competere nei grandi eventi, come i campionati nazionali o mondiali, ma la sua squadra (Team 33) ha già un piano per lui: trasformarlo nel nuovo “re di Fortnite” e per farlo (e lo farà) dovrà sconfiggere i 5 migliori (e ricchissimi) giocatori al mondo, tutti tra i 14 e i 16 anni. In palio: 5 milioni di dollari.
“Studia?”, “Impara?”, “Lavora?”. Il futuro è Fortnite. Ed è ora che i figli comincino a spiegarlo ai loro sprovveduti genitori.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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