Covid-19: nuovo DPCM… senza PCM

 

Le nuove restrizioni ancora in un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ma in conferenza stampa Draghi non c’è. Resta il sistema dei colori. Scuole più chiuse.
pubblicato il 03 Marzo 2021, 08:17
5 mins

È arrivato, dopo una gestazione lunga e piuttosto travagliata, il primo DPCM dell’era Draghi. E si tratta proprio di un DPCM. Non, dunque, un Decreto-Legge quale molti critici del precedente esecutivo invocavano, ma ancora una volta un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In vigore dal 6 marzo al 6 aprile

Le nuove misure entreranno in vigore da sabato 6 marzo e resteranno in vigore sino a martedì 6 aprile, includendo anche le festività pasquali. Il ministro Speranza, a specifica domanda dei cronisti presenti a Palazzo Chigi, ha detto che monitorando la situazione sanitaria potranno essere anche rimodulate alcune misure, ma che al momento non sono previste deroghe per i giorni di festa.

Il nuovo decreto disciplina anche i termini di entrata in vigore dei passaggi da una zona all’altra, che ora avverranno al primo giorno non festivo utile dalla pubblicazione dell’ordinanza ministeriale. Che, tradotto, significa di lunedì.

Cosa cambia?

Ad una prima lettura, a parte qualche lieve differenza di impaginazione che denuncia la presenza di una mano diversa dietro la realizzazione materiale del documento, si capisce immediatamente che l’impianto è rimasto lo stesso che già conosciamo. La definizione colloquiale di zona bianca, gialla, arancione o rossa questa volta trova direttamente posto nel testo, che nelle precedenti versioni faceva riferimento agli scenari di rischio definiti dall’Istituto Superiore di Sanità ma non usava ufficialmente i colori. La sostanza resta invariata:

  • Zona bianca: nessuna restrizione di movimento o alle attività commerciali, ma restano ferme le norme generali di distanziamento, uso di mascherine e igiene delle mani
  • Zona gialla: coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00, divieto degli spostamenti fra Regioni se non per validi motivi
  • Zona arancione: divieto di spostamento fra Comuni se non per validi motivi; ristorazione solo da asporto, sino alle 18.00
  • Zona rossa: divieto assoluto di spostamento, se non per motivi di lavoro; chiusura di tutte le attività non essenziali

Scuole chiuse in zona rossa (e non solo)

Il maggiore elemento di novità nell’intero impianto normativo (nonché l’elemento che ha fatto slittare di alcuni giorni la firma del decreto) riguarda la scuola. In zona rossa le scuole di ogni ordine e grado saranno chiuse e la didattica si svolgerà a distanza. Ma non solo. I Presidenti di Regione potranno disporre la chiusura delle scuole anche se ci si trova in zona arancione o gialla «in ragione della circolazione di varianti di SARS-CoV-2 connotate da alto rischio di diffusività o da resistenza al vaccino o da capacità di indurre malattia grave; la stessa misura può altresì essere disposta dai Presidenti delle regioni o province autonome in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico».

In zona gialla riaprono teatri e cinema, ma solo dal 27 marzo

A partire dal 27 marzo potranno riaprire, nei territori in zona gialla, i teatri, i cinema e le sale da concerto, seppure con una capienza drasticamente ridotta al 25% del totale omologato.

Un Decreto del Presidente del Consiglio senza Presidente del Consiglio

Un nuovo DPCM, dunque. Piuttosto curioso, perciò, che nella conferenza stampa di presentazione del nuovo decreto, per di più in diretta dal cortile di Palazzo Chigi, non appaia il firmatario del provvedimento. Mario Draghi continua a perseguire la via della sottoesposizione mediatica e lascia la ribalta ai ministri Speranza (Sanità) e Gelmini (Affari Regionali), coadiuvati dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro e del presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. Una scelta che, dichiaratamente, mira a mostrare l’unità del Governo, ma che finisce inevitabilmente con l’ostentarne le divisioni, con il ministro Speranza che sottolinea con dovizia di particolari gli elementi di continuità col precedente Governo e il ministro Gelmini che con altrettanta enfasi parla di un radicale cambio di passo nel metodo e nei contenuti. Non proprio il miglior viatico per un Governo che dovrà gestire una fase la cui estrema complessità stiamo solo intravedendo.

DPCM_20210302_0
Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)