‘Verde Amico’ si ferma. E la politica che fa?

 

L'epilogo annunciato da un anno si è puntualmente verificato. Per 131 lavoratori si aprono le porte della Naspi per pochi mesi. Servono soluzioni definitive
pubblicato il 24 Febbraio 2021, 17:31
12 mins

E venne il giorno. Oggi, 24 febbraio, si concludono i 24 mesi del progetto ‘Verde Amico‘ (pensato ed attuato dall’ex Commissario straordinario alle bonifiche Vera Corbelli e dalla sua struttura tecnica) all’interno del quale sono stati impiegati i 145 lavoratori (oggi sono 131) provenienti dalla società partecipata della provincia di Taranto dichiarata fallita nel 2016, la ex Taranto Isolaverde. E come accaduto un anno fa, questa platea di lavoratori adesso entrerà nuovamente in NASPI, acronimo che apre le porte allo stato di disoccupazione, che in termini pratici significa 4-5 mesi a non più di 4-500 euro mensili a lavoratore, con famiglie che di fatto entrano in stato di povertà. Basterebbe soltanto questo aspetto per ribadire una volta di più il perché le nostre istituzioni avrebbero dovuto adoperarsi molto di più per trovare una soluzione reale e definitiva.

Ed invece, l’amaro epilogo dell’ennesimo tavolo di crisi prefettizio svoltosi nel pomeriggio di ieri, alla presenza (in video call) del prefetto e commissario alle bonifiche Demetrio Martino, delle organizzazioni sindacali Cobas del Lavoro Privato/Confederazione Cobas e di categoria Filcams Cgil Taranto, Fisascat Cisl e UiltrasportiUil, della la Task Force Regionale per l’occupazione del presidente Leo Caroli rappresentata dei tecnici Stasi e Basile, del Comune di Taranto con l’assessore con delega alle Società Partecipate Castronovi, ed Infrataras nella persona del presidente Ferri, è stato quello annunciato oramai da mesi e su cui abbiamo scritto decine di articoli.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/17/verde-amico-la-regione-regala-la-proroga-futuro-incerto/)

Tutto questo perché non si è riusciti a mantenere fede all’accordo sottoscritto nel dicembre 2019, con cui il Comune di Taranto e la Regione Puglia, insieme all’ex commissario Corbelli, presero l’impegno di trovare delle risorse che potessero dare stabilità e continuità al progetto in questione. Ad onor del vero, come si ricorderà, la scorsa estate il progetto potè riprendere proprio grazie alla decisione dell’ex commissario Corbelli di destinare altri fondi al progetto, nonostante la netta contrarietà della Divisione Bonifiche che coordina del Ministero dell’Ambiente. Poi, defenestrata senza alcun motivo ufficiale dal suo ruolo, è toccato all’attuale prefetto di Taranto, Demetrio Martino, ricoprire l’incarico lasciato vacante, con la Regione Puglia che a dicembre trovò nel proprio bilancio risorse economiche pari a 700mila euro che consentirono di terminare i 24 mesi previsti originariamente dal progetto.

Come abbiamo più volte evidenziato negli ultimi 12 mesi, il tallone d’Achille di tutta questa vicenda è sempre stata la mancanza di una progettualità a lungo termine. Con la politica che non ha mai avuto la benché minima idea di cosa fare per dare stabilità e continuità al progetto ‘Verde Amico’, procedendo al buio, di proroga in proroga, alla disperata ricerca di risorse economiche. E ciò nonostante il tutto insista in uno dei SIN (Siti di Interesse Nazionale) più inquinati d’Italia con enormi porzioni di territorio ancora da bonificare.

Per questo motivo si è provato ad inserire il progetto, che ha ricevuto elogi a livello nazionale ed ottenuto risultati ottimi in questi due anni, all’interno del CIS di Taranto che ha una dotazione finanziaria di oltre 1 miliardo di euro e prevede diversi progetti in tema di bonifica ambientale (mesi addietro si provò senza successo per motivi burocratici ad inserire il progetto all’interno degli interventi per l’area industriale di Statte) e forestazione urbana, ricevendo però il no del senatore Mario Turco che per un anno ha avuto la delega per la gestione del Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’area ionica.

Dopo l’ipotesi (priva di ogni criterio e costrutto) di utilizzare i lavoratori all’interno degli interventi previsti nei 30 milioni di euro che il Ministero dello Sviluppo economico (MiSE) ha destinato ai Comuni dell’area di crisi, Taranto, Massafra, Montemesola, Statte e Crispiano, negli ultimi giorni si è parlato di verificare la possibilità di utilizzare i lavoratori (che è bene ricordare in questi anni sono stati formati dalla Regione Puglia per le attività di bonifica leggera) nei così detti ‘siti orfani‘. Lo scorso 1 gennaio l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha firmato un decreto che destina 105 milioni di euro alla bonifica di queste aree che non sono siti di interesse nazionale né regionale: i fondi saranno suddivisi in cinque annualità, comprese tra il 2019 e il 2024 e ripartiti per le varie regioni. Alla Regione Puglia sono stati destinati 9,4 milioni di euro. Staremo a vedere eventualmente quanti siti orfani sono presenti in provincia di Taranto e se la Regione inserirà questi lavoratori nei progetti futuri che riguarderanno tali aree.

Ad oggi però, i fatti ci dicono ben altro. Ovvero che la politica locale (Comune, Provincia e Regione) dimostra ancora una volta di non essere in grado di risolvere vertenze che si trascinano da anni e riguardano un numero abbastanza ristretto di lavoratori. Per poi mostrare i ‘muscoli‘ in vertenze ben più ampie e complesse ed avere anche spesso un atteggiamento teso a voler imporre la propria ‘vision‘ che è spesso fuori dalla realtà.

Non basta di certo difendersi sostenendo di aver investito risorse, come ad esempio fa il Comune che ha sì versato 1,7 milioni di euro, che però sono risorse destinate al pagamento dell’Iva, quindi non risorse per dare un futuro al progetto ma qualcosa previsto dalla legge. Ad oggi, a quanto ci risulta, non un’idea nuova è stata prospettata da Palazzo di Città. Certamente non è affatto semplice gestire una società partecipata, specie in un momento storico come questo. C’è dunque da augurarsi che nei vari progetti che l’Amministrazione comunale sta portando avanti per una Taranto sempre più verde nel prossimo futuro, possa essere trovato il giusto spazio per questi lavoratori.

Di certo non ci sembra una grande idea quella prospettata negli ultimi tempi in via ufficiosa e dichiarata ufficialmente dall’assessore Castronovi, di provare a spacchettare questo gruppo di lavoratori provando ad assumerne una parte nella prossima ristrutturazione delle società partecipate del Comune. Si rischierebbe, a nostro avviso, di fare figli e figliastri, di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri e soprattutto si assisterebbe ancora una volta al rischio di veder andare avanti soltanto chi ha la fortuna di avere le ‘giuste amicizie‘. Tra l’altro un intendimento del genere confermerebbe una volta di più la chiara volontà politica di non dare al progetto un futuro.

Né i 700mila euro che la Regione Puglia ha destinato agli ultimi tre mesi del progetto possono essere ritenute sufficienti, così come l’aver garantito una formazione a questi lavoratori, visto che oramai è la prassi per enti di questo tipo. Anzi, per fortuna che vi è il supporto importantissimo della task force regionale che ha al suo interno tecnici ed un presidente, Leo Caroli, che appaiono gli unici in grado di traguardare i prossimi obiettivi.

Tra l’altro, sempre per tenere viva la memoria degli eventi storici, è bene ricordare che proprio il Comune e la Regione hanno per anni destinato critiche a volte aspre all’ex commissario Corbelli, la cui defenestrazione si deve – forse – anche a questi due enti che di fatto hanno traguardato la vertenza dalla padella alla brace. Critiche giunte a sorpresa lo scorso anno anche dall’ex premier Giuseppe Conte e dall’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco: ora che entrambi hanno perso il loro prestigioso ruolo politico, affidando la gestione delle bonifiche all’attuale prefetto Martino, che come scrivemmo tempo addietro, non possiede per sua formazione le conoscenze del caso, ed infatti chiedemmo: quali e quante sono le risorse di cui dispone oggi il prefetto? E’ stato dotato ed affiancato da una struttura commissariale in grado di aiutarlo a gestire i tanti progetti ancora in corso? Attualmente anche in questo caso registriamo, finora, soltanto silenzio.

Così come risulta incomprensibile e indifendibile l’atteggiamento della Provincia, che in quattro anni non è riuscita nemmeno a mantenere fede all’accordo prefettizio sottoscritto nel 2016 per il reimpiego stabile dei lavoratori che sono rimasti fuori dal progetto ‘Verde Amico’, appena dieci unità, ed ex dipendenti della Provincia stessa. Certamente è giusto evidenziare come le Province siano state depotenziate negli ultimi anni da vari interventi normativi, ma ciò non toglie che oltre a ricevere ancora delle risorse dallo Stato centrale, serva quanto meno un impegno ed un interesse fattivo nel trovare una soluzione definitiva per questi lavoratori. Negli ultimi tavoli convocati la Provincia è stata sempre assente: non servono dunque altri commenti.

E certamente non ha giovato, è giusto dire anche questo, la divisione dei sindacati, che di fatto ha significato una grande debolezza nei vari tavoli e non un’adeguata difesa dei lavoratori, cosa che invece spetta proprio a loro.

Tutto ciò detto, vedremo adesso se nelle prossime settimane si cercheranno nuove strade e si troveranno le risorse economiche per dare continuità al progetto Verde Amico. O se si riuscirà ad assumere tutta la platea di lavoratori ridando loro lavoro e dignità, attraverso l’intervento dei vari enti istituzionali coinvolti. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul progetto ‘Verde Amico’ https://www.corriereditaranto.it/?s=verde+amico&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: ‘Verde Amico’ si ferma. E la politica che fa?

  1. Fra

    Febbraio 25th, 2021

    Più che amico, verde nemico lo dovremmo definire ,a proposito di CIS adesso che fine farà questo progetto per Taranto ,oltre a questi poveri Cristi abbandonati alle mani del destino . Taranto rimane sempre più isolata e trascurata ,non troveremo mai stabilità,ormai sembriamo soltanto vittime in preda al delirio ,visto che Turco non c’è più adesso chi tutelerà i programmi di sviluppo ,chi penserà alla nostra città in balia delle onde ? Lo scopriremo solo vivendo .

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