Learning to Become

 

Imparare a diventare. E' la prospettiva di cui si discute mentre si cerca di mettere mano alla “ricostruzione”, in un discorso che intreccia il dibattito ambientale, culturale e pedagogico
pubblicato il 21 Febbraio 2021, 08:00
7 mins

Il più grande raduno di innovatori sociali e leader del mondo del business e della filantropia, per discutere delle più efficaci strategie di innovazione sociale, quest’anno sarà, ovviamente, online. L’Ashoka Changemaker Summit, dopo le edizioni di Berlino e Barcellona, si trasferisce sul web, ma il tema cardine resta lo stesso: costruire un futuro maggiormente adattabile al cambiamento.

La discussione sul futuro dell’educazione è strettamente connessa al più vasto concetto di Learning to become (letteralmente, imparare a diventare), uno dei pilastri Unesco per l’educazione, che prevede entro il 2050, un totale ripensamento dei modelli di apprendimento. Secondo questa visione, in un mondo che presenta sempre crescenti complessità e incertezze, è necessario re-immaginare la conoscenza, la scuola, l’istruzione, nell’ottica della sostenibilità umana e della sopravvivenza stessa del pianeta. Il tutto è riassunto nel documento “Learning to become with the world: education for future survival”.

L’attenzione alla dimensione delle sostenibilità e alla necessità di assunzione di specifici stili di vita e di comportamento a livello singolo che collettivo, deve necessariamente coinvolgere anche il sistema educativo, evitando il rischio che il tutto si riduca ad un semplice Greenwashing – ovvero – ad una superficiale verniciatura “verde” delle prassi educative.

Questa, la proposta su cui lavora dall’anno scorso l’Unesco e che può esser riassunta nel titolo del programma di ricerca dell’Unesco sulle sfide dell’educazione da qui al 2050: Learning to Become.

Il documento, intitolato Learning to become with the world: Education for future survival”, messo a punto dal Common Worlds Research Collective, propone una svolta radicale che implica un cambio di paradigma sul versante educativo.

La riflessione proposta è poco nota in Italia, sebbene ci lavori anche il professor Roberto Poli della Cattedra Unesco in Sistemi Anticipanti all’Università di Trento, che ha dedicato al tema un importante approfondimento per i dirigenti delle scuole di Avanguardie educative, la rete delle scuole per la pace.

“Di fronte alle molteplici minacce esistenziali, il documento, – così si apre il testo – chiede che l’educazione sia ripensata e riconfigurata intorno alla futura sopravvivenza del pianeta. A questo scopo presentiamo sette dichiarazioni relative ai possibili scenari che l’educazione potrebbe assumere dal 2050 e oltre partendo da tre premesse: sostenibilità umana e sostenibilità planetaria sono la stessa cosa; qualsiasi tentativo di raggiungere un futuro sostenibile che continui a separare gli esseri umani dal resto del mondo è delirante e futile; l’educazione deve giocare un ruolo centrale nel riconfigurare radicalmente il nostro posto e la nostra azione all’interno di questo mondo interdipendente.

Mario Draghi

Temi, questi, già inscritti nell’agenda del neoeletto presidente del Consiglio, Mario Draghi che nel presentare il proprio governo alle Camere ha sottolineato la dimensione della sostenibilità e della transizione ecologica del sistema economico e sociale. Transizione cui dovranno essere destinati una porzione consistenti dei fondi europei per la ripartenza e ricostruzione.

Draghi, nel suo discorso, per dirla tutta, sul tema vi ha posto un livello “superiore” quando ha fatto esplicito riferimento a Papa Francesco e al ruolo che l’umanità ha avuto ed ha nella distruzione del pianeta, del cosmo, del creato, quando in un passaggio ha ricordato come: “le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. Siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”.

“Transizione” e “riconversione ecologica”, “sostenibilità ambientale” e “ambito educativo” diventeranno competenze connesse alla sostenibilità quali elementi chiave dell’offerta formativa.

Questo richiede un completo mutamento di paradigma: dall’imparare a conoscere il mondo per agire su di esso, all’imparare a diventare “con” il mondo che ci circonda, perché la nostra sopravvivenza futura dipende dalla nostra capacità di fare questo cambiamento.

Non essendoci modelli, si può ricorrere alle “visioni”, o “orizzonti”, come vengono definiti in Learning to become. Sette visioni decisamente radicali perché richiedono il superamento dell’eccezionalismo umano.

1 – “Rivalutare e riconfigurare criticamente la relazione tra educazione e umanesimo, conservando l’aspetto migliore della precedente missione umanista dell’educazione – promuovere la giustizia – ma estendendolo al di là di un quadro esclusivamente umano o sociale;

2 – riconoscere che gli esseri umani sono incorporati negli ecosistemi e che siamo esseri ecologici, non solo sociali; dissolvere i confini tra le scienze “naturali” e “sociali”. Le pedagogie devono saldamente radicarsi in una coscienza ecologica;

3 – smettere di usare l’educazione come veicolo per promulgare l’eccezionalismo umano; va insegnato che il potere è relazionale, collettivamente distribuito e più che umano;

4 – scartare i quadri di sviluppo umano dell’educazione: invece di difendere l’individualismo vanno promosse disposizioni collettive e relazioni umane e più che umane, conviviali e riparative;

5 – riconoscere che viviamo e impariamo nel mondo e con il mondo; le nostre pedagogie non posizionano più il mondo “là fuori” come oggetto di apprendimento; imparare a diventare con il mondo è una pratica situata e una collaborazione pedagogica più che umana;

6 – riattribuire all’educazione un compito cosmopolitico; questo la sposta oltre le pretese universaliste e antropocentriche delle prospettive umaniste, umanitarie e dei diritti umani;

7 – l’obiettivo dell’educazione per la sopravvivenza futura ci ha portato a dare priorità a un’etica di recupero collettivo su questa Terra danneggiata”.

Entro il 2050 – secondo l’Unesco – questi principi, dovrebbero divenire cardini del sistema formativo e quindi della società globale. Uno scenario lontano, ma il dibattito è già aperto. A bassa voce.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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