ArcelorMittal, Consiglio di Stato: no a sospensiva

 

Per l'organo di giustizia amministrativa non sussitono gli elementi per esprimersi prima del prossimo 11 marzo
pubblicato il 19 Febbraio 2021, 17:17
5 mins

Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda avanzata da ArcelorMittal per ottenere una misura monocratica cautelare, per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (TAR), Sezione staccata di Lecce (Sezione Prima), n. 249/2021, depositata lo scorso 13 febbraio.

Questo perché avendo il Tar respinto i ricorsi della società e di Ilva in Amministrazione Straordinaria avverso l’ordinanza del Sindaco di Taranto n. 15 del 27 febbraio 2020 e dalla nota n. 173 del 29 marzo 2020, i due termini di trenta giorni rispettivamente fissati un anno fa dal primo cittadino (il primo per l’individuazione degli impianti ‘coinvolti nei fenomeni emissivi’ e per ‘l’eliminazione delle eventuali criticità o anomalie’, ed il secondo – dopo la scadenza di quello precedente – per l’avvio delle ‘operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi’), hanno ripreso a decorrere dopo il deposito della sentenza appellata dal 14 febbraio 2021 nuovamente, poiché gli originari effetti degli atti impugnati erano stati sospesi con le richiamate ordinanze cautelari del TAR degli scorsi mesi.

Per questo l’azienda nel suo atto d’appello – ha prospettato che la ragione d’estrema urgenza, che la ha indotta a chiedere l’emanazione di un decreto cautelare monocratico da parte del Consiglio di Stato, deriverebbe dal fatto che ‘il termine di sessanta giorni sta già decorrendo a partire dalla pubblicazione della sentenza e questo di per sé costituisce un gravissimo pregiudizio, consumandosi, in attesa della udienza camerale nella quale si discuterà l’istanza cautelare, il tempo imposto….per la chiusura dello stabilimento’.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/13/ordinanza-melucci-tar-rigette-ricorsi-arcelor-ed-ilva3/)

Considerato che è stata fissata la camera di consiglio il prossimo 11 marzo 2021, affinché vi sia l’esame della domanda cautelare nella ordinaria sede collegiale, nel rispetto del principio del contraddittorio, e che è stata fissata l’udienza pubblica del 13 maggio 2021, per la definizione del secondo grado del giudizio, il Consiglio di Stato ha deciso di negare la sospensione cautelare come si legge nella sentenza “Considerato che non risulta e non è stata comprovata la circostanza che, in assenza di immediate misure cautelari, per l’appellante si produrrebbe uno specifico pregiudizio irreparabile, prima della data dell’11 marzo 2021, anche perché prima di questa data non sarà decorso il ‘primo termine’ di trenta giorni, con la conseguente insussistenza – prima di essa – dell’obbligo di avviare le ‘operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi’; Considerato altresì che non risultano e non sono stati comprovati elementi tali da far ritenere che l’eventuale accoglimento della domanda cautelare in sede collegiale non sarebbe idonea a soddisfare gli interessi dell’appellante; Rilevato che già nel corso del giudizio di primo grado l’appellante ha già formulato una analoga istanza volta alla emanazione di un favorevole decreto monocratico e che il Presidente del TAR – con il decreto n. 201 del 3 aprile 2020 – ha respinto tale istanza, similmente rilevando che la domanda cautelare poteva essere esaminata nella ordinaria sede collegiale, in una data anteriore alla scadenza del ‘secondo’ termine di trenta giorni, fissato per l’avvio delle ‘operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi’, ed infine “Considerato, dunque, che – impregiudicata ogni questione – non sussistono i presupposti per incidere in questa sede sugli effetti degli impugnati provvedimenti sindacali, dovendo la Sezione – nella ordinaria sede collegiale – pronunciarsi sulle delicate questioni controverse tra le parti”, la domanda di ArcelorMittal Italia è stata respinta.

Al di là delle letture di parte che in queste ore in molti si stanno affrettando a dare, di fatto la decisione del Consiglio di Stato in sostanza non cambia nulla. Almeno per ora. Visto che, ad esempio, già il prossimo 11 marzo il tribunale potrebbbe concedere la sospensiva richiesta dall’azienda, o prendere provvedimenti di diversa natura. Non resta che attendere, anche per vedere cosa farà lo Stato, visto che adesso, tramite l’accordo tra ArcelorMittal Italia ed Invitalia, fa parte della partita legata al futuro del siderurgico ed attraverso il Consiglio di Stato potrebbe anche schierarsi accanto alla società. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/17/ambiente-svenduto-chiesti-quasi-30-anni-per-i-riva4/)

N. 01482_2021 REG.RIC_
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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: ArcelorMittal, Consiglio di Stato: no a sospensiva

  1. Fra

    Febbraio 19th, 2021

    Questa città non cambierà mai ,dovremmo fare un censimento Dei dipendenti e vedere quanti tarantini realmente lavorano e quanti paesani ,più i brindisini e i baresi, ci sono . Per questo non si riesce a vincere una battaglia e non la guerra . I genitori tamburini non bastano ,le loro letterine non vengono lette ,se Giuseppi non le Ha aperte ,figuriamoci Drago quanto se ne frega !! Se aveste obbligato i Riva a rispettare le norme e quant’altro non era necessario trovare altri acquirenti ,che dico beneficiari a fondo perduto . Adesso lo stato che fa da garante provvederà a insistere sulla marcia assassina di questo maledetto stabilimento che peggiora di giorno in giorno al passo con la città di Taranto . Vorremmo vedere più impegno ,creare un contrasto con tutto quello che vediamo e cioè discariche a cielo aperto ,strade buie e desolate ,segnaletica distrutte ,rotatorie inguardabili ,impianti fatiscenti,magazzini vuoti ,debiti con le imprese ,dubbi sul nostro futuro e per quelli in cassa integrazione. Drago non sarà la svolta che serve a Taranto ,magari anche qui come a Trieste potremmo respirare un’aria nuova e magari più pulita ,considerato anche quello schifo di raffineria che abbiamo e che il nostro biglietto di presentazione giunti alla stazione di Taranto. Adesso abbiamo quel di giorgietto ,visto che patuanelli è passato alle capre o alle zucchine o meglio dateli una zappa alle mani che è meglio ,forse produce qualcosa . Taranto ci chiediamo quando risalirà dagli abissi , secondo me mai !!

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