Dante e Taranto. Fra Storia e Musica. E dialetto

 

'Nacque a Firenze, ma se fosse nato a... Taranto?' è l'evento in diretta streaming il 19 febbraio si muove su un lavoro del grande Claudio de Cuia
pubblicato il 12 Febbraio 2021, 19:43
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Contaminazioni tra narrazione storica, cultura popolare e musica. Meglio sarebbe: intreccio di culture. Perchè questo è l’evento ‘Nacque a Firenze, ma se fosse nato a… Taranto?‘, previsto per il prossimo 19 febbraio in diretta streaming da Palazzo PantaleoMuseo Etnografico ‘A.Majorano’, a partire dalle 20.
L’appuntamento è stato presentato nella sede di Nobilissima Taranto, in Città vecchia. Da segnalare la collaborazione di Museion e il patrocinio del Comune di Taranto.
A far da padrone di casa Nello De Gregorio, al suo fianco il soprano Valentina Colleoni e l’attore Bruno Peluso. Diversi gli interventi nel corso della serata, che si preannuncia davvero di nicchia ma molto interessante per la varietà e, appunto, l’intreccio di culture.
Che c’azzecca, dirà qualcuno, il sommo Dante con Taranto? Beh, è proprio questo il punto. Intanto, il cimentarsi con i ‘Canti della Divina Commedia in dialetto tarantino‘ di Claudio de Cuia, lavoro mai rappresentato prima e che suscitano quantomeno curiosità: può davvero il nostro dialetto reggere il dipanarsi dei versi del poema più celebre del mondo? “E’ questa la sfida – accenna a sostenere Nello De Gregorio, dopo aver illustrato ed elencato i protagonisti della serata -. Perchè non dobbiamo mai dimenticare che il nostro dialetto è antico quanto lo è la nostra Taranto, pur se nei secoli ha subìto variazioni ovvie”. Pertanto, è legittimo pensarlo, ha contribuito in qualche modo alla formazione della stessa lingua italiana magnificata da Dante, non foss’altro per le radici antichissime e, perciò, per il groviglio di culture che ne hanno attraversato la storia.
Ma l’appiglio con la Divina Commedia è in un’altra storia che ci riguarda. “Manfredi, principe di Taranto – ricorda De Gregorio -. Nel Purgatorio Dante lo rende protagonista nel III Canto, per cui anche in questo caso la nostra città ritaglia uno spazio all’interno del poema”. Manfredi, secondo quanto viene ricordato, era figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia e Signori di Longi dei Duchi di Baviera, sposata dall’imperatore solo poco prima della sua morte e, quindi, pienamente legittimato, malgrado la Curia romana disconoscesse quel vincolo matrimoniale, mossa com’era dal suo profondo odio per la casa di Hohenstaufen. Federico II morì nel 1250 e lasciò a Manfredi il Principato di Taranto con altri feudi minori; gli affidò inoltre la luogotenenza in Italia, in particolare quella del Regno di Sicilia, finché non fosse giunto l’erede legittimo, il fratellastro di Manfredi, Corrado IV, che in quel momento era impegnato in Germania. Dante lo colloca tra i contumaci dell’Antipurgatorio e ne fa il protagonista del Canto III della II Cantica.
E qui entra pure la musica. Valentina Colleoni si esibirà in una composizione di Battista Pradal, direttore artistico del concorso e festival ‘Venezia in Musica’, su traccia dei versi di Dante proprio nel Purgatorio: «Amore che ne la mente mi ragiona». “E il maestro Pradal che sono riuscita a contattare – spiega la Colleoni – non soltanto ci ha concesso la possibilità di utilizzare la sua composizione, ma si è sentito onorato di quel che stiamo proponendo utilizzando la sua musica”.
Dunque, una serata in cui si muoveranno le figure di Francesca da Rimini (interpretata da Adriana Capuano), Ulisse (Bruno Peluso), il conte Ugolino (Lino Basile), Manfredi (Antonello Conte) e Piccarda Donati (Anna Vozza), declamando, come già accennato, l’opera del grandissimo poeta tarantino Claudio de Cuia.
Storie che s’intrecciano, culture che vengono a contatto, simbiosi di terre e popoli diversi fra loro. Ma che evidentemente ci riguardano. Perchè Taranto, semmai qualcuno ancora non l’abbia capito, nasce oltre 2000 anni fa e la sua storia prestigiosa è ancora tutta da narrare e divulgare. Con orgoglio.

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