Acque reflue ex Ilva, si farà il dissalatore?

 

Audizioni in V Commissione sulla riduzione dell’uso delle acque del Sinni per scopi industriali
pubblicato il 10 Febbraio 2021, 18:18
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“Grazie alle riunioni e ai tavoli tecnici convocati nell’ambito del CIS dal Sottosegretario Turco, finalmente si sta facendo chiarezza sul progetto che prevedeva di sostituire per scopi industriali le acque del Sinni con quelle ultra-affinate dei depuratori Gennarini-Bellavista e il loro collettamento fino all’ex Ilva. Ieri finalmente in Commissione con l’Asset e gli uffici tecnici competenti si è parlato degli aspetti tecnici ed è emerso che avrebbe avuto costi troppo alti: basti pensare che solo per la condotta sottomarina, che non si sapeva se sarebbe servita in futuro, era prevista una spesa di 23 milioni di euro. Dalle riunioni del CIS, invece è venuta fuori la soluzione del dissalatore, con costi inferiori e miglior tempo di realizzazione, di cui oggi ha parlato anche il direttore dell’Asset Sannicandro. Passiamo da un progetto costoso e da libro dei sogni, per cui negli anni sono stati spesi 716mila euro di consulenze inutili, a uno concreto come quello del dissalatore, che consentirà finalmente di liberare l’acqua potenzialmente potabile per scopi civili e irrigui. Merito di chi dopo anni ha chiesto un progetto con tempi certi e non uno basato solo su studi approssimativi e senza dati concreti”. Lo dichiarano il consigliere regionale del M5S Marco Galante e la capogruppo Grazia Di Bari a margine delle audizioni in V Commissione sulla riduzione dell’uso delle acque del Sinni per scopi industriali.

“Sembrava cosa fatta e invece non c’è ancora nulla di definito sul dissalatore di Taranto, che dovrebbe servire a liberare le acque del Sinni dagli usi industriali per essere destinate agli usi potabili e agricoli. Riproverò tra un mese, nella speranza di conoscere chi costruirà l’opera, dove sorgerà, con quali risorse sarà realizzata e in quanto tempo. Cioè l’essenziale delle cose che si vogliono fare davvero”. Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentando l’audizione del direttore di ASSET, Acquedotto pugliese e Comune di Taranto.

Dieci anni fa si decise di puntare ai due depuratori Gennarini-Bellavista per produrre acqua ultra-affinata da erogare all’ex Ilva, così da poter riutilizzare nel potabile e nell’irriguo i 500 litri al secondo di acqua che l’industria siderurgica continua a usare per finalità industriali. Qualche mese fa sembrava che tutto fosse pronto per avviare il procedimento, con dichiarazioni molto determinate rese in una della riunioni del tavolo permanente per Taranto. E invece nulla, tutto ancora in alto mare. A seguito delle proteste di ArcelorMittal, a mio giudizio infondate, si cambiava obiettivo annunciando, come decisa, la realizzazione di un dissalatore – ricorda Amati -. Pensando dunque di poter conoscere solo il cronoprogramma per la realizzazione dell’importante progetto, decidevo di chiedere l’audizione in Commissione di tutti i protagonisti tecnici. Ma anche questa volta nessuna risposta precisa, se non la conferma della decisione di realizzare il dissalatore, su localizzazione dell’impianto, realizzatore e fonti di finanziamento”.

“Riproverò tra un mese con le stesse domande, in questo aiutato dal Presidente della V Commissione Paolo Campo, sino a quando non ci sarà una risposta. E tutto ciò perché l’argomento della razionalizzazione degli usi della risorsa idrica attiene alle aspettative di maggiore dotazione idrica delle province di Taranto, Brindisi e Lecce, all’ambiente e alla produttività” conclude il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

(leggi tutti gli articoli sull’argomento https://www.corriereditaranto.it/?s=reflue&submit=Go)

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